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Uno studio del 2022 che sosteneva l’esistenza di un rischio più elevato e di un’insorgenza più precoce dell’ictus tra le persone che utilizzano sigarette elettroniche è stato formalmente ritirato dalla letteratura scientifica. Il lavoro in questione si intitola “Effect Comparison of E-Cigarette and Traditional Smoking and Association with Stroke—A Cross-Sectional Study of Nhanes” ed era stato pubblicato su Neurology International. La rivista ne annuncia la ritrattazione, affermando di aver individuato, dopo un’indagine interna, gravi errori nell’analisi dei dati, tali da compromettere l’affidabilità dei risultati.
Lo studio, guidato da Urvish Patel della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York, analizzava dati provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes), un ampio programma di sorveglianza sanitaria degli Stati Uniti, e concludeva che gli adulti che usavano la sigaretta elettronica presentavano maggiori probabilità di aver avuto un ictus rispetto ai fumatori di sigarette tradizionali. Secondo gli autori, inoltre, l’evento cerebrovascolare si sarebbe manifestato a un’età mediana più giovane tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche. Queste conclusioni avevano attirato attenzione, contribuendo a diffondere l’idea – errata – di un legame diretto tra vaping e rischio di ictus. Naturalmente il lavoro aveva avuto ampia eco sui media e nella letteratura scientifica (il sito Retractionwatch conta 22 citazioni), sebbene sin da subito molti scienziati avessero sollevato perplessità su metodologia e risultati della ricerca.
Il 18 dicembre 2025, dopo più di tre anni dalla pubblicazione, la rivista ha pubblicato la notifica di ritrattazione, spiegando che, proprio a seguito di segnalazioni ricevute dopo la pubblicazione, l’ufficio editoriale e il comitato scientifico hanno condotto una revisione approfondita, individuando “diversi gravi errori nell’analisi dei dati” e aggiungendo che gli autori dello studio non erano stati in grado di fornire spiegazioni convincenti né materiali di supporto sufficienti per risolvere le criticità emerse. Anche i tentativi di ottenere ulteriori chiarimenti dall’istituzione di riferimento non avevano avuto esito, portando gli editor a dichiarare di aver perso fiducia nell’attendibilità dei risultati.
Le criticità segnalate da revisori indipendenti riguardano aspetti fondamentali dello studio. In primo luogo, le dimensioni del campione dichiarate nell’articolo risultano incompatibili con i dati ufficiali del Nhanes. Gli autori affermavano di aver analizzato oltre 266 mila partecipanti nei cicli 2015–2018, un numero di gran lunga superiore al totale reale degli intervistati in quel periodo. Secondo i critici, questa discrepanza indica un errore di base nel caricamento, nella combinazione o nella ponderazione dei dati, rendendo inaffidabili i conteggi su cui si fonda l’intera analisi.
Un secondo problema riguarda la natura stessa del Nhanes, che è un’indagine trasversale. Il database registra se una persona abbia mai avuto un ictus e se utilizzi o abbia utilizzato sigarette elettroniche, ma non consente di stabilire se l’uso dell’e-cig sia iniziato prima o dopo l’evento cerebrovascolare. In assenza di questa informazione temporale, non è possibile inferire un rapporto di causalità o una direzione dell’associazione. Nonostante ciò, lo studio interpretava i risultati in modo tale da suggerire che il vaping precedesse l’ictus. Un errore metodologico che abbiamo visto commettere molte volte in passato.
Ulteriori dubbi derivano dal numero estremamente ridotto di casi di ictus tra gli utilizzatori esclusivi di sigarette elettroniche, una volta assemblati correttamente i dati. Modelli statistici costruiti su un numero molto basso di eventi possono produrre stime instabili o fuorvianti. Infine, sono state evidenziate contraddizioni interne. Nei dati grezzi, la prevalenza di ictus appariva inferiore tra gli utilizzatori esclusivi di vape rispetto ai fumatori di sigarette combustibili, mentre il modello completamente aggiustato riportava il risultato opposto. Inversioni di questo tipo possono verificarsi quando i modelli sono instabili o quando le assunzioni statistiche non sono rispettate. Insomma, lo studio di Patel giungeva a conclusioni che non erano supportate dai suoi stessi dati e per questo è stato ritirato.
Tutto bene, quindi? No, per niente. Perché il grande danno fatto dalla risonanza che questi studi hanno avuto sui media non si ripara certo con una nota di ritiro che giunge dopo oltre tre anni. Da profani ci si chiede come sia possibile che studi con tali difetti passino il processo di revisione e perché certi controlli non vengano fatti prima della pubblicazione e non dopo e solo in seguito a segnalazioni. Insomma, a noi rimane molto amaro in bocca e molti interrogativi, ma anche il mondo scientifico dovrebbe porsene alcuni. Proprio nel 2022 Riccardo Polosa e Konstantinos Farsalinos sollevavano questi problemi e cercavano di dare delle risposte. Sarebbe ora di ascoltarli.
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