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Studio su sigaretta elettronica e cani: rari i casi di avvelenamento grave

Una ricerca britannica rassicura sui rischi. Rimane però la raccomandazione di custodire i prodotti responsabilmente.

Notizie rassicuranti per gli utilizzatori di sigaretta elettronica che posseggono animali domestici arrivano da uno studio pubblicato sul Journal of Small Animal Practice, che ha analizzato 321 casi di esposizione a sigarette elettroniche o ai relativi liquidi registrati tra il 2011 e il 2024. La ricerca, intitolata “Electronic cigarette or e-liquid (vape) exposure in Dogs: 321 cases (2011–2024)” e condotta da ricercatori del Veterinary Poisons Information Service (Vpis) di Londra, rappresenta una delle più ampie analisi mai condotte sul tema e offre un messaggio rassicurante ai proprietari di animali: nella stragrande maggioranza dei casi, l’esposizione  non provoca conseguenze gravi nei cani.
Secondo i dati raccolti, oltre l’80% delle segnalazioni proveniva direttamente da studi veterinari. I ricercatori hanno preso in esame esclusivamente casi in cui i cani erano stati esposti solo a e-cigarette o a e-liquid, escludendo altre possibili fonti di tossicità. Nella maggior parte dei casi (98,8%) l’esposizione era avvenuta avvenuta per via orale mentre solo due casi presentavano esposizione nell’orecchio o nell’occhio. Il risultato principale è netto: non esiste una correlazione tra la dose riportata e la gravità dell’avvelenamento. Più della metà dei cani coinvolti (53%) non ha mostrato alcun sintomo, mentre la maggior parte dei restanti ha sviluppato segni clinici lievi. I sintomi più comuni sono stati il vomito (23,1% dei casi), l’ipersalivazione (13,1%) e l’aumento della frequenza cardiaca (9%). Manifestazioni più serie sono risultate rare.
Dal punto di vista degli esiti, lo studio riporta un solo decesso direttamente attribuibile all’esposizione: un cane che è collassato dopo circa tre ore e mezza, mostrando segni clinici severi come tachicardia persistente, tachipnea e ipotensione. Un secondo animale è stato invece sottoposto a eutanasia per motivi economici, non per un peggioramento clinico irreversibile. Sul fronte dei trattamenti, il 45,2% dei cani ha ricevuto una decontaminazione gastrointestinale, mentre oltre un quarto dei casi (27,7%) è stato gestito con semplice osservazione o senza alcun intervento terapeutico. Questo dato rafforza l’idea che, nella maggior parte delle situazioni, sia possibile un approccio conservativo.
La comparsa di effetti gravi dopo l’esposizione a sigarette elettroniche o e-liquid è rara nei cani”, spiega Nicola Bates, autore principale dello studio. “Tuttavia, ogni caso deve essere valutato singolarmente per stabilire se siano necessarie misure di decontaminazione o un trattamento specifico”. Gli esperti sottolineano in particolare l’importanza di un intervento veterinario tempestivo nei cani che manifestano sintomi cardiaci o respiratori. Il numero di segnalazioni al Vpis è aumentato nel tempo, passando da un solo caso nel periodo 2011-2013 a 13 nel 2024. Nonostante ciò, le esposizioni a e-cigarette rappresentano appena lo 0,75% di oltre 178 mila richieste di consulenza tossicologica canina registrate nello stesso arco temporale.
Resta comunque sempre valida la raccomandazione per gli svapatori di comportarsi in maniera responsabile verso i propri animali. Così come tutti i prodotti potenzialmente tossici (detersivi, prodotti di pulizia, alcolici, ecc), anche i liquidi contenenti nicotina devono essere conservati in contenitori chiusi e fuori dalla portata di denti e zampe. Una precauzione semplice ma fondamentale per preservare la salute dei nostri compagni di vita.

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