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Crollo del mercato legale, diffusione di prodotti non controllati attraverso canali informali e, paradossalmente, aumento dell’uso della sigaretta elettronica (ma anche del fumo) fra i più giovani. Queste sono le conseguenze inaspettate e indesiderate del divieto degli aromi diversi dal tabacco per le sigarette elettroniche, entrato in vigore in Olanda il 1° gennaio 2024. A dirlo è l’associazione olandese Esigbond in una lettera inviata il 9 febbraio al Consiglio superiore della salute di Bruxelles con l’obiettivo di fornire un quadro “fattuale” di quanto accaduto nei Paesi Bassi dopo l’introduzione della misura restrittiva. La missiva, lunga nove pagine e basata su statistiche pubbliche, sondaggi, rapporti dei media e segnali raccolti sul mercato, racconta una trasformazione profonda del panorama del vaping nel Paese e può avere una grande rilevanza anche per il dibattito europeo.
In Olanda, spiega Esigbond, il divieto ha riguardato non solo i gusti dolci o fruttati, ma tutte le variazioni di sapore diverse dal tabacco e la nuova regolamentazione ha definito una lista di soli sedici ingredienti ammessi nei liquidi da svapo. La conseguenza immediata è stata drastica: nessuno dei prodotti disponibili sul mercato legale al momento dell’entrata in vigore soddisfaceva i nuovi requisiti, determinando una scomparsa di fatto dell’intera offerta legale di liquidi nei negozi. Secondo Esigbond, questo ha ridotto in modo significativo l’accesso dei consumatori a prodotti regolamentati e controllati. Dal punto di vista degli adulti che utilizzano sigarette elettroniche, in prevalenza ex fumatori, i dati raccolti in due sondaggi condotti nel 2024 e nel 2025 dall’associazione dei consumatori Acvoda mostrano che la maggior parte non ha abbandonato il vaping a causa del divieto di aromi. Solo una piccola percentuale ha completamente smesso di svapare, è passata al gusto tabacco o è tornata a fumare: in tutto meno del 5%. La differenza principale è emersa invece nei canali di acquisto: prima del divieto, circa il 60% degli utenti acquistava nei negozi specializzati, mentre dopo l’introduzione della norma questa quota è scesa al 9%, con molti che si rivolgono ora a negozi esteri, vendite online straniere o canali informali come social media e reti personali.
Questa trasformazione ha avuto un impatto diretto sul mercato legale. Secondo i dati contenuti nella lettera, le vendite di prodotti regolamentati sono crollate, con una diminuzione complessiva dell’ordine di circa due terzi rispetto al periodo precedente al divieto. Numerose rivendite specializzate in e-cigarette hanno chiuso e i punti vendita rimasti operano principalmente nel segmento del tabacco tradizionale o fanno da tramite per prodotti importati. In termini pratici, osserva Esigbond, il ruolo dell’industria legale è stato drasticamente ridimensionato, mentre il mercato è divenuto sempre più dominato da fornitori illegali e non conformi alle normative europee.
Particolarmente preoccupante, secondo l’associazione, è la diffusione di prodotti non conformi tra i più giovani. Secondo un’indagine di RTL Nieuws i dispositivi illegali contengono spesso livelli elevati di nicotina e altre sostanze potenzialmente dannose, senza alcuna trasparenza sulla loro composizione. La facile reperibilità di questi prodotti, venduti attraverso canali non regolamentati anche attorno alle scuole, ha favorito un aumento dell’uso di sigarette elettroniche tra gli adolescenti. I dati ufficiali citati nella lettera, provenienti dall’ufficio di statistica nazionale, mostrano un incremento sia del fumo tradizionale sia dell’uso di dispositivi elettronici nella fascia d’età 12-18 anni dal 2021 al 2024.
Esigbond sottolinea che, accanto alle tendenze nei comportamenti individuali, è cambiata anche la percezione collettiva delle sigarette elettroniche. Molti abitanti dei Paesi Bassi, secondo un sondaggio internazionale citato nella lettera, considerano ormai svapare altrettanto o più dannoso del fumo di sigaretta, contrariamente alla scienza che invece colloca i dispositivi elettronici come alternative meno rischiose rispetto al tabacco combusto. Questa confusione, sostiene l’associazione, è alimentata da una comunicazione pubblica semplificata che non distingue adeguatamente tra prodotti legali e illegali o tra diversi livelli di rischio associati alle varie forme di assunzione di nicotina.
Con la sua lettera al Consiglio superiore della salute Esigbond non propone una posizione normativa ma intende fornire un repertorio di osservazioni empiriche sull’esperienza olandese. L’associazione chiede di considerare l’insieme degli effetti di una politica restrittiva sugli aromi alla luce di questi sviluppi reali. La storia recente dei Paesi Bassi, così come la crescente attenzione europea sul tema dei prodotti a base di nicotina, riflette un dibattito più ampio tra tutela della salute pubblica, controllo dei rischi e accesso regolamentato a alternative meno dannose al fumo tradizionale.



