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Sigarette elettroniche, 23 scienziati sfidano la Commissione europea

Lettera aperta per chiedere a von de Leyen di correggere le affermazioni pericolose e fuorvianti del commissario alla salute.

La leadership della Commissione deve agire rapidamente per correggere le dichiarazioni pericolose, false e fuorvianti rese dal commissario Várhelyi e per garantire che l’elaborazione delle politiche, con il potenziale di salvare o mettere a rischio la vita di milioni di cittadini dell’Ue, sia fondata su solide basi scientifiche”. È indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la lettera aperta firmata da 23 preminenti scienziati, esperti e docenti, fra cui si contano esponenti autorevoli nel campo della ricerca sulla riduzione del campo da fumo. Il vero obiettivo della missiva, però, è il commissario della salute, l’ungherese Olivér Várhelyi, accusato di fare disinformazione sulla sigaretta elettronica in particolare e sui prodotti a base di nicotina in generale.

Olivér Várhelyi

È un’accusa che ha solide fondamenta, come vi abbiamo raccontato anche su queste colonne. Lo scorso dicembre, per esempio, in un’intervista a Euractiv, il responsabile della salute europeo si dichiarò assolutamente convinto – “al cento per cento” – che i prodotti alternativi sono dannosi quanto le sigarette tradizionali. “Questa affermazione – scrivono gli scienziati – non è stata un incidente ma è parte di un modello di disinformazione e di dichiarazioni false da parte del commissario”. L’elenco è lungo. Várhelyi ha affermato che le sigarette elettroniche “hanno creato un rischio sanitario completamente nuovo, paragonabile o anche superiore al fumo stesso”, parlando anche del pericolo del popcorn lung, ovvero la bronchiolite obliterante (13 maggio 2025, riunione con la Commissione Envi); che la Commissione “riconosce che i nuovi prodotti con tabacco e nicotina pongono rischi sanitari paragonabili a quelli tradizionali” (16 luglio 2025, post su X a commento della proposta per la revisione della Direttiva accise); affermazione, quest’ultima, ribadita come posizione ufficiale della Commissione europea lo scorso gennaio, in risposta a un’interrogazione scritta parlamentare.
Gli scienziati confutano punto per punto le affermazioni del commissario per la salute, adducendo una vasta messe di ricerche scientifiche di alta qualità che concludono che l’uso esclusivo della sigaretta elettronica e di altri prodotti senza fumo comporta una frazione dei rischi associati al fumo tradizionale, con riduzioni dei biomarcatori di esposizione nei fumatori che effettuano la transizione. Questo perché, spiegano, il fumo di tabacco contiene circa 7 mila agenti chimici identificabili, dei quali almeno 158 sono noti per essere tossici o cancerogeni. Le misurazioni dell’esposizione alle sostanze tossiche nell’organismo di chi utilizza prodotti senza combustione mostrano livelli molto più bassi rispetto a quelli dei fumatori, prossimi ai livelli di fondo o non rilevabili. “Non esiste un modo plausibile per conciliare queste osservazioni con le dichiarazioni del commissario – commenta la lettera – Non sosteniamo che questi prodotti siano sicuri o innocui, ma semplicemente che siano, oltre ogni ragionevole dubbio, molto meno dannosi delle sigarette”.
Gli allarmi di Vàrhely non trovano riscontro nemmeno nelle evidenze della stessa Ue.Né la rvisione del 2021 dello Scheer, né il Joint Action on Tobacco Control, che pure si guardano bene di paragonare gli effetti del vaping a quelli del fumo, offrono una base per le affermazioni del commissario. E, visto che il tema è tornato d’attualità, gli scienziati ricordano anche che non vi sono casi documentati di popcorn lung causato dal vaping. E che l’ingrediente che in passato ha causato i casi di bronchiolite obliterante fra gli operai di una fabbrica di pop corn americana, il diacetile, è vietato nei liquidi venduti legalmente sul mercato europeo dalla normativa europea in vigore, come tutti sanno tranne, a quanto pare, il commissario per la salute.
Quelli di Várhelyi, secondo gli autori, non sono errori di poco conto e possono avere nefaste conseguenze politiche. Una valutazione errata dei rischi, spiegano, potrebbe influenzare revisioni normative in corso, tra cui la direttiva sulle accise (Ted) e quella sui prodotti del tabacco (Tpd), portando a tassazioni e regolazioni eccessive sulle alternative a rischio ridotto, che potrebbero paradossalmente favorire il consumo di sigarette, incentivare il mercato illecito e compromettere obiettivi sanitari come il Piano europeo contro il cancro. Tutto questo, non dimentichiamolo, a discapito della salute dei fumatori, che in Europa sono ancora circa 90 milioni con circa 700 mila morti all’anno per patologie fumo-correlate. Esiste, infine, un problema di credibilità istituzionale. “Informazioni ritenute inaccurate – si legge ancora nella lettera – rischierebbero di indebolire le iniziative europee contro la disinformazione e di alimentare divisioni tra Stati membri nelle sedi internazionali sul controllo del tabacco”.
La lettera – mandata in copia anche al Collegio dei commissari, ai rappresentanti del Consiglio e al Parlamento europeo – chiede a von de Leyen e alle altre istituzioni di correggere le affermazioni di Vàrhelyi e di garantire che le politiche con il potenziale di salvare o mettere a rischio la vita di milioni di cittadini dell’Ue siano fondate su solide basi scientifiche. “In sostanza – concludono gli scienziati – le istituzioni europee possono sostenere la posizione del Commissario oppure assumersi seriamente le proprie responsabilità nell’elaborazione delle politiche. Non possono fare entrambe le cose”.

I firmatari della lettera aperta sono: Frank Baeyens (Belgio), Clive Bates (Uk), Fabio Beatrice (Italia), John Britton (Uk), Fernando Bueno (Spagna), Miguel de la Guardia (Spagna), Jean-François Etter (Svizzera), Andrzej M. Fal (Polonia), José Ma García Basterrechea (Spagna), Peter Hajek (Uk), Martin Jarvis (Uk), Māris Jurušs (Lettonia), Eva Králíková (Repubblica Ceca), Michael Kunze (Austria), Jacques Le Houezec (Francia), Karl Lund (Norvegia), Garrett McGovern (Irlanda), David Nutt (Uk), Andrzej Sobczak (Polonia), Martin Storck (Germania), Heino Stöver (Germania), János Szemelyácz (Ungheria), Wim van den Brink (Paesi Bassi).

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