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Stop alla sigaretta elettronica al chiuso? Antiscientifico e controproducente

New Nicotine Alliance richiama evidenze su rischio ridotto e assenza di danni passivi, chiedendo regolazioni proporzionate.

Una proposta sproporzionata, antiscientifica e controproducente. Così l’organizzazione New Nicotine Alliance (Nna) UK ha definito l’intenzione del governo britannico di vietare l’uso della sigaretta elettronica in tutti i luoghi in cui è vietato il fumo, con l’eccezione dell’esterno delle strutture ospedaliere. La proposta governativa è sottoposta a consultazione pubblica fino a maggio e dunque Nna ha pubblicato un briefing per aiutare a rispondere i consumatori e i sostenitori della riduzione del danno.
Il documento parte dall’assunto che assimilare le sigarette elettroniche a quelle tradizionali rappresenti un errore regolatorio, poiché i due prodotti differiscono profondamente per meccanismo di funzionamento, emissioni e livelli di rischio. Prima di tutto, si legge nel briefing, non esistono prove della dannosità dell’esposizione al vapore passivo. Public Health England, l’agenzia sanitaria nazionale, nel 2015 e nel 2018, e successivamente l’Office for Health Improvement and Disparities nel 2022 hanno concluso che non si rilevano rischi per la salute di terzi. Viene così messa in dubbio la principale motivazione addotta per il divieto.
Nna richiama diverse evidenze scientifiche. In primo luogo vengono citate le revisioni indipendenti commissionate da Public Health England, che indicano come le sigarette elettroniche risultino sostanzialmente meno dannose del fumo tradizionale e possano contribuire in modo significativo alla cessazione tra fumatori adulti. Le stime frequentemente richiamate nella letteratura suggeriscono che il vaping comporti una riduzione del rischio molto marcata rispetto al fumo combusto, soprattutto per l’assenza di combustione e quindi di catrame e monossido di carbonio, principali responsabili della morbilità e mortalità tabacco-correlata. Anche il Royal College of Physicians sostiene che l’inalazione di aerosol non sia priva di rischi ma presenti pericoli sensibilmente inferiori rispetto al fumo.
Il briefing evidenzia inoltre il possibile impatto comunicativo delle politiche restrittive. Equiparare vaping e fumo nei divieti potrebbe trasmettere al pubblico il messaggio che i due comportamenti presentino rischi simili, con il rischio di scoraggiare i fumatori dal passaggio a prodotti alternativi considerati meno dannosi. Studi longitudinali citati indicano che la percezione di minore rischio del vaping è associata a una maggiore probabilità di sostituzione del fumo, suggerendo che politiche e comunicazione possano influenzare direttamente i comportamenti di cessazione. Non solo, equiparare fumo e vaping rischia di mandare in confusione il pubblico in merito alle recenti raccomandazioni e programmi del governo. Da una parte, grazie a piani come Swap to stop, si spingono i fumatori a passare alla sigaretta elettronica affermando che è meno nociva; dall’altra si equiparano di fatto i due prodotti. Un ulteriore tema riguarda la dimensione sociale e comportamentale dell’uso delle e-cigarette. Secondo la New Nicotine Alliance, la marginalizzazione dell’uso in pubblico potrebbe contribuire a stigmatizzare i consumatori e ridurre la visibilità delle alternative a rischio ridotto, ostacolando strategie di riduzione del danno.
In conclusione, secondo New Nicotine Alliance, il divieto proposto non proteggerebbe le persone da danni non dimostrati, ma potrebbe confondere la comprensione pubblica del rischio relativo, scoraggiare la cessazione dal fumo, rafforzare la disinformazione, aumentare potenzialmente malattie e mortalità legate al tabacco. “La proposta – chiosa l’organizzazione – risulta quindi non basata sull’evidenza, sproporzionata e controproducente. I decisori politici dovrebbero riconsiderarla e riaffermare un impegno verso una regolazione proporzionata al rischio che sostenga i fumatori ad allontanarsi dal tabacco combustibile”.

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