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Sigaretta elettronica e nuove tasse, il Cese chiede equilibrio

Nel parere sulla Ted il Comitato europeo chiede una tassazione basata sul rischio per favorire alternative senza combustione.

Aumento della tassazione graduale e fiscalità proporzionata al profilo di rischio dei prodotti. Sono questi due dei punti chiave del parere del Comitato economico e sociale europeo sulla revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Ted) dell’Unione europea che, per la prima volta, prevede un’imposta anche per sigarette elettroniche e altri prodotti senza combustione. Il cosiddetto Cese è un organo consultivo dell’Ue che  comprende rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e di altri gruppi d’interesse. In quanto tale, esso formula pareri su questioni riguardanti l’Ue per la Commissione europea, il Consiglio e il Parlamento europeo, fungendo da ponte tra le istituzioni decisionali e i cittadini dell’Unione.
In questo contesto si inserisce, appunto, il parere approvato alla fine della scorsa settimana. Il Comitato riconosce la necessità di attualizzare la legge anche alla luce della comparsa sul mercato dei nuovi prodotti, ma sottolinea la necessità di una riforma equilibrata, prevedibile e sostenibile dal punto di vista economico. Però il documento suggerisce prudenza nell’aumento delle accise. Il Cese, infatti, avverte che incrementi improvvisi o eccessivi potrebbero alimentare il commercio illecito, ridurre il gettito fiscale e compromettere gli stessi risultati in termini di salute pubblica. Per questo raccomanda un approccio graduale, accompagnato da un rafforzamento delle attività di controllo, dalla cooperazione doganale e da misure coordinate contro il contrabbando transfrontaliero.
Centrale nel documento, poi, è il principio che la tassazione debba essere proporzionata al rischio. Il Comitato chiede che i prodotti non combustibili e a rischio ridotto, come le sigarette elettroniche, non siano tassati allo stesso livello delle sigarette tradizionali, sostenendo il principio “meno danno, meno tasse”. Questa impostazione, spiega il documento, mira a incentivare la transizione verso alternative potenzialmente meno nocive, in coerenza con il Europe’s Beating Cancer Plan, che riconosce la tassazione come strumento per ridurre il consumo di tabacco e disincentivare l’avvio al fumo tra i giovani.
Il parere si sofferma anche sulla necessità di chiarezza normativa. Il Comitato raccomanda una maggiore armonizzazione delle definizioni dei prodotti, perché proprio l’assenza di definizioni uniformi ha portato a regimi fiscali divergenti tra Stati membri e a distorsioni del mercato interno. Sul piano tecnico, il Comitato invita la Commissione a migliorare la coerenza tra le definizioni fiscali e la nomenclatura combinata doganale, attraverso tabelle di correlazione aggiornate e orientamenti interpretativi in caso di modifiche classificatorie. Allo stesso tempo, chiede di garantire sufficiente flessibilità agli Stati membri nella struttura delle accise, inclusa la possibilità di scegliere tra tassazione per unità o per peso per il tabacco riscaldato, purché siano rispettati i livelli minimi europei.
Importante per il Cese è naturalmente anche l’impatto socio-economico della riforma e per questo sollecita una mappatura dettagliata delle competenze e dei posti di lavoro nel settore, insieme a scenari previsionali sugli effetti occupazionali a medio e lungo termine, oltre a invocare una prevedibilità normativa. Insomma, il Comitato economico e sociale europeo si schiera per una revisione che bilanci obiettivi sanitari, stabilità economica e funzionalità del mercato interno, tenendo presente il principio della differenza di rischio tra i diversi prodotti.
Una posizione che è piaciuta alle associazioni dei consumatori. “È il momento che la Commissione il Consiglio europei decidano cosa è più importante: la salute pubblica o le entrate fiscali”, ha dichiarato Alberto Gómez Hernández, Policy Manager della World Vapers Alliance. “La priorità – ha aggiunto – dovrebbe essere aiutare il maggior numero possibile di fumatori ad abbandonare le sigarette, non spremere ulteriori euro dai prodotti che possono aiutarli a smettere”.

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