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Un crescente disappunto di diversi Stati membri dell’Unione europea contro leggi sempre più restrittive sulle alternative al fumo tradizionale sta lanciando un segnale chiaro alla Commissione europea, proprio mentre si discute una possibile revisione delle regole comunitarie sul controllo del tabacco. Al centro del dibattito ci sono le sigarette elettroniche, le nicotine pouches e più in generale i prodotti senza combustione, considerati da molti governi strumenti fondamentali per ridurre i danni legati al fumo.
Le ultime obiezioni formali presentate contro i piani della Spagna di introdurre forti limitazioni su questi prodotti si inseriscono in un contesto già teso. Già all’inizio del 2025, una prima notifica spagnola aveva suscitato reazioni ufficiali da parte di Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Grecia, Italia e Svezia, Paesi che insieme rappresentano quasi 115 milioni di cittadini europei. La ripetizione di queste contestazioni mostra come la preoccupazione non sia episodica, ma strutturale.

Secondo i governi che si sono opposti alle misure spagnole, regolamentazioni sproporzionate e poco fondate scientificamente rischiano di compromettere le politiche di riduzione del danno da tabacco. Limitare l’accesso a prodotti a rischio significativamente inferiore rispetto alle sigarette tradizionali significa, di fatto, proteggere il mercato delle sigarette e rendere più difficile per i fumatori adulti compiere una transizione verso alternative meno nocive. Questo approccio, oltre a distorcere il mercato interno europeo, potrebbe consolidare proprio quell’abitudine al fumo che le istituzioni dichiarano di voler combattere.
La critica non è solo politica, ma anche scientifica. Secondo Delon Human, già direttore generale della World Medical Association e oggi figura di riferimento nelle iniziative per un’Europa senza fumo, le ripetute obiezioni riflettono una frustrazione crescente verso leggi che ignorano le evidenze e i risultati concreti ottenuti sul campo. L’esperienza di alcuni Paesi dimostra che quando le alternative a basso rischio sono regolamentate in modo equilibrato e accessibile, i tassi di fumo calano in modo significativo.
La Svezia è spesso citata come esempio emblematico. Grazie a politiche che incoraggiano il passaggio dalle sigarette a prodotti senza combustione, il Paese è vicino a diventare il primo in Europa a raggiungere uno status di quasi totale assenza di fumo. In questo contesto, i sacchetti di nicotina e le sigarette elettroniche non sono viste come un problema da reprimere ma come parte della soluzione. Esportare modelli restrittivi che ignorano questi successi rischierebbe di invertire i progressi ottenuti in termini di salute pubblica.
Il nodo centrale della discussione riguarda il protezionismo normativo: un eccesso di regolamentazione che, anziché tutelare i cittadini, finisce per difendere prodotti più pericolosi dalla concorrenza di alternative più sicure. L’idea che si possa ridurre il numero di fumatori semplicemente vietando o limitando i prodotti a rischio ridotto appare sempre meno sostenibile alla luce dei dati e delle esperienze nazionali. La speranza (e l’impegno) del prossimo futuro dovrà essere rivolto, quindi, a monitorare l’andamento delle revisioni delle direttive tabacchi (Tpd) e accise (Ted), entrambe strategiche per la diffusione degli strumenti a rischio ridotto.



