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Sigarette elettroniche, il Regno Unito copia il sistema italiano di imposta e contrassegno

Dal 1° aprile nuovo impianto normativo che prevede, tra l'altro, anche il rappresentante fiscale per le aziende estere.

Il Regno Unito si prepara a introdurre una stretta fiscale sul mercato delle sigarette elettroniche. L’Hm Revenue & Customs (Hmrc) ha inviato un promemoria ufficiale a produttori, importatori e negozianti, ricordando che dal 1° aprile sarà in vigore il nuovo impianto normativo di di regolamentazione della vendita e produzione nonché di imposta fiscale che però entrerà in vigore soltanto a ottobre. L’aliquota fissa per tutti i liquidi è 2,20 sterline ogni 10 millilitri, indipendentemente dal contenuto di nicotina.
Secondo quanto comunicato dall’Hmrc, tutte le aziende coinvolte nella produzione, importazione o stoccaggio di prodotti soggetti a sospensione d’accisa dovranno ottenere un’approvazione formale per continuare a operare legalmente dopo l’entrata in vigore del nuovo regime. Il processo di autorizzazione può richiedere fino a 45 giorni lavorativi, motivo per cui l’autorità fiscale invita gli operatori a muoversi per tempo. Per i produttori esteri sarà inoltre obbligatoria la nomina di un rappresentante fiscale nel Regno Unito ai fini dell’approvazione nell’ambito del nuovo sistema. Gli importatori che operano in tale veste saranno responsabili del pagamento della nuova imposta.
Parallelamente all’introduzione dell’accisa, verrà istituito un sistema di contrassegni fiscali apposti sulle singole confezioni destinate alla vendita al dettaglio. È previsto un periodo transitorio di sei mesi per consentire lo smaltimento delle scorte già presenti nei punti vendita. Dal 1° aprile 2027 i contrassegni diventeranno obbligatori per tutti i prodotti non più in regime di sospensione fiscale. L’analisi del Tesoro britannico pubblicata nel Bilancio 2025 stima che la nuova imposta sul vaping genererà oltre 550 milioni di sterline all’anno entro il biennio 2030-31.
Se per il Regno Unito si tratta di una novità destinata a ridisegnare il mercato, in Italia un sistema molto simile è in vigore da un decennio. I liquidi da inalazione, con o senza nicotina, sono infatti soggetti a un’imposta di consumo e a un sistema di controllo gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Anche nel nostro Paese è previsto l’obbligo di autorizzazione per produttori, importatori e depositari, nonché l’applicazione di contrassegni fiscali sulle confezioni destinate alla vendita. Il modello britannico appare dunque in linea con un’impostazione già sperimentata in Italia: tassazione specifica per millilitro, tracciabilità tramite contrassegno, autorizzazioni preventive e responsabilità di notifica per gli importatori. In entrambi i casi l’obiettivo dichiarato è garantire le entrate erariali e contrastare il mercato irregolare.

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