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Sigaretta elettronica e cuore, studio non rileva aumento di rischio

Secondo una ricerca Usa il vaping non è associato a un rischio cardiovascolare significativo, al contrario del fumo.

Chi usa esclusivamente la sigaretta elettronica non mostra un aumento statisticamente significativo del rischio di malattie cardiovascolari rispetto ai non fumatori. Diverso il discorso per chi fuma sigarette tradizionali: per loro il rischio di sviluppare una patologia cardiaca risulta più alto dell’11% e il legame sembra passare in larga parte attraverso processi di infiammazione dell’organismo.

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È il risultato principale dello studio “Investigating Biomarkers Linking Tobacco Use with Cardiovascular Disease Occurrence”, firmato da Kennedy Dorsey, Nubaira Rizvi, Donald Mercante, Michael D. Celestin Jr., Tung-Sung Tseng e Qingzhao Yu della LSU Health New Orleans School of Public Health e pubblicato sul Journal of the Louisiana Public Health Association. I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.473 adulti coinvolti nella grande indagine statunitense Path (Population Assessment of Tobacco and Health), che segue nel tempo migliaia di persone per capire gli effetti del consumo di tabacco sulla salute. Tutti i partecipanti inclusi nell’analisi non avevano malattie cardiovascolari all’inizio dello studio. Nel corso degli anni successivi, una parte di loro ha sviluppato problemi come infarto, ictus, scompenso cardiaco o altre patologie cardiache.
Il campione comprendeva tre gruppi: fumatori di sigarette tradizionali (oltre 3.700 persone fra cui anche utilizzatori duali), utilizzatori esclusivi di sigaretta elettronica (243) e non utilizzatori di prodotti del tabacco (circa 2.500). L’obiettivo non era solo verificare se il fumo fosse associato alle malattie cardiovascolari – un legame già noto – ma capire attraverso quali meccanismi biologici questo avvenga. Per farlo, gli autori hanno esaminato 59 biomarcatori, cioè sostanze misurabili nel sangue o nelle urine che possono indicare processi in corso nell’organismo, come l’infiammazione o l’esposizione a sostanze tossiche. Tra questi, due si sono rivelati particolarmente importanti: la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP), un indicatore di infiammazione sistemica, e la sICAM-1, una molecola collegata alla salute dei vasi sanguigni.
I risultati mostrano che chi fuma sigarette tradizionali ha una probabilità più alta di sviluppare una malattia cardiovascolare rispetto a chi non fuma. Ma soprattutto, l’aumento del rischio sembra essere spiegato in gran parte dall’aumento dei livelli di questi due marcatori infiammatori. In altre parole, il fumo favorisce uno stato di infiammazione cronica e di danno ai vasi sanguigni, che a sua volta contribuisce allo sviluppo di malattie cardiache. Per quanto riguarda le sigarette elettroniche, lo studio ha osservato che gli utilizzatori esclusivi presentavano un rischio leggermente più alto rispetto ai non fumatori, ma la differenza non è risultata statisticamente significativa. Anche i livelli dei biomarcatori infiammatori non hanno mostrato un ruolo chiaro nel collegare l’uso esclusivo di e-cigarette all’insorgenza di malattie cardiovascolari.
Gli autori sottolineano in ogni caso i limiti del loro studio: il numero di utilizzatori esclusivi di sigaretta elettronica era relativamente basso e lo studio si basa in parte su informazioni auto-riportate dai partecipanti. Inoltre, non sono stati considerati alcuni fattori come la durata dell’abitudine al fumo o la storia familiare di malattie cardiache. Per questo ritengono che sia necessario continuare la ricerca in questo campo. Innegabilmente, però, questo studio si inserisce nel filone che identifica una riduzione del danno per i fumatori che passano al vaping. La ricerca, infatti, rafforza le prove sui danni cardiovascolari del fumo tradizionale, mentre i dati analizzati non mostrano un’associazione significativa fra l’uso esclusivo della sigaretta elettronica e le malattie cardiovascolari.

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