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“L’accesso alle sigarette elettroniche solo su prescrizione è stato proposto come un compromesso regolatorio in grado di limitare l’adozione tra i giovani e, allo stesso tempo, consentirne l’uso per smettere di fumare. Le evidenze provenienti dall’esperienza australiana suggeriscono che questo modello non ha né impedito la sperimentazione tra chi non ha mai fumato né favorito un uso diffuso di prodotti regolamentati per la cessazione, spostando invece i consumi verso canali di approvvigionamento non regolati”.
Così Dimitra Kale e Sarah Jackson dello University College di Londra, sulla rivista Addiction, traggono le conclusioni dallo studio di Lim e colleghi intitolato “Patterns, reasons and characteristics of e-cigarette use in Australia: Findings from the 2022–2023 National Drug Strategy Household Survey”, che offriva appunto una panoramica dell’uso della sigaretta elettronica in Australia fra il 2022 e il 2023. In quel periodo e fino al 2024, con l’obiettivo dichiarato di trovare un equilibrio tra la protezione dei giovani e la riduzione del danno per i fumatori adulti, i prodotti contenenti nicotina nel Paese erano legalmente accessibili solo tramite prescrizione medica e soggetti a standard terapeutici, mentre ogni altra forma di vendita era vietata. Un modello ora abbandonato dall’Australia (a favore della vendita esclusiva in farmacia) ma che viene spesso invocato a livello normativo. Vediamo attraverso la lettura critica e puntuale di Kale e Jackson perché questa via non sortisce gli effetti desiderati, anzi.
Analizzando i dati della National Drug Strategy Household Survey 2022–2023, Lim et al. hanno esaminato i comportamenti di oltre 21.500 persone dai 14 anni in su, utilizzando un’analisi a classi latenti che consente di andare oltre le semplici prevalenze. Ne emerge un quadro articolato, fatto di sperimentazione occasionale, uso più continuativo e tentativi di impiego delle e-cigarette come strumento per smettere di fumare. Uno dei risultati centrali riguarda la natura prevalentemente episodica dell’uso. La classe più numerosa è composta soprattutto da giovani che non avevano mai fumato e che hanno provato la sigaretta elettronica per curiosità, in modo sporadico e spesso transitorio. Un dato cruciale è che questa sperimentazione avveniva quasi esclusivamente al di fuori del canale della prescrizione, segnalando come il modello adottato non sia riuscito a impedire l’accesso dei non fumatori, ma abbia piuttosto spostato la domanda verso circuiti informali e non controllati.
Questo aspetto è particolarmente rilevante per la protezione dei giovani. Anche se l’uso regolare tra chi non aveva mai fumato appare limitato, la diffusione di prodotti non regolamentati, inclusi dispositivi usa e getta ad alta attrattività formalmente vietati, crea un contesto in cui la sperimentazione può evolvere in consumi più stabili. Esperienze di altri Paesi, come il Regno Unito -spiegano le autrici – indicano che proprio questi dispositivi possono facilitare il passaggio da un uso occasionale a uno continuativo, anche tra chi non ha una storia di fumo tradizionale.
Lo studio individua inoltre un sottogruppo di persone che dichiarano di utilizzare le sigarette elettroniche con l’intento di smettere di fumare. Tuttavia, anche in questo caso, il ricorso a prodotti ottenuti tramite prescrizione risulta marginale. La grande maggioranza degli utenti motivati alla cessazione si riforniva attraverso canali non ufficiali, suggerendo che la disponibilità legale non si sia tradotta in un impiego diffuso di dispositivi regolati come ausili per smettere di fumare. Secondo Kale e Jackson, questo elemento indica che il modello basato sulla prescrizione potrebbe aver limitato l’adozione del vaping come strumento di riduzione del danno, nonostante le evidenze solide sulla loro efficacia nel favorire l’abbandono del tabacco combusto. La ricerca sulla cessazione mostra da tempo che l’accessibilità, la rapidità di reperimento e indicazioni chiare sono fattori determinanti per l’utilizzo degli strumenti disponibili. In questo senso, l’obbligo di una visita medica e di una prescrizione può aver rappresentato una barriera pratica, soprattutto in presenza di un mercato illecito più semplice e immediato. Il ricorso a prodotti non regolamentati comporta inoltre rischi aggiuntivi per la salute pubblica, legati alla qualità incerta, alla possibile presenza di contaminanti e all’elevata attrattività di alcuni dispositivi.
Nel complesso, l’esperienza australiana sembra mostrare i limiti del modello della vendita su prescrizione in particolare e dei modelli estremamente restrittivi in generale. Ridurre l’offerta legale non elimina la domanda, ma può deviarla verso soluzioni meno controllate.
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