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Francia – Rapporto Agenzia sanitaria: vaping meno dannoso del tabacco, monito su tasse e percezione
L’agenzia sanitaria francese Anses conferma che la sigaretta elettronica comporta rischi inferiori rispetto al fumo tradizionale, senza evidenze di tumori attribuibili dopo oltre 15 anni di utilizzo. Il dato emerge da una valutazione basata su tre anni di lavoro e sull’analisi di circa 2.500 studi scientifici. Il documento segnala una marcata riduzione dell’esposizione a sostanze tossiche grazie all’assenza di combustione e afferma che non esiste una relazione causale dimostrata tra vaping e patologie croniche come ipertensione o Bpco, pur raccomandando monitoraggio continuo e ribadendo che l’uso non è privo di rischi e resta sconsigliato ai non fumatori. Viene inoltre richiamata la distanza tra evidenze e percezione pubblica, che tende a equiparare lo svapo al tabacco, mentre sul piano regolatorio l’agenzia mette in guardia da una tassazione eccessiva degli e-liquid e suggerisce liste dinamiche per gli aromi vietati e l’applicazione rigorosa del divieto di vendita ai minori. L’associazione di categoria francese Fivape accoglie positivamente lo studio, elogiandone “l’eccezionale profondità del lavoro” e ritenendolo “un’opportunità storica” per il riconoscimento del ruolo del settore nelle politiche antifumo.
Agenzia sanitaria francese: la sigaretta elettronica riduce il danno del fumo
Turchia – Verso nuove restrizioni su tabacco e sigarette elettroniche
Il ministero della Salute turco prepara una nuova stretta sul fumo e sul vaping, con regole più severe per la vendita e l’esposizione dei prodotti del tabacco e delle e-cig. La bozza di regolamento, che sarà presto presentata al Parlamento, vieterebbe l’esposizione dei pacchetti dietro le casse dei negozi e amplierebbe i divieti di fumo in spazi pubblici come parchi e giardini. Previsti anche aggiornamenti alle norme sul consumo nei locali all’interno e misure specifiche per i prodotti a nicotina di nuova generazione. Il ministro Kemal Memişoğlu ha annunciato anche un potenziamento dei servizi di disassuefazione. Nonostante le rigide leggi antifumo già in vigore, oltre un quarto della popolazione turca continua a fumare, ma la posizione ideologica del governo pregiudica un approccio scientifico al tema nell’ottica di politiche di riduzione del danno. Così fumo e svapo vengono di fatto equiparate, demonizzando la sigaretta elettronica e impedendo di utilizzarla come metodo efficace per la disassuefazione dal tabacco.
Stati Uniti – Studio: chi svapa per smettere ha tre volte più possibilità di riuscirci
Usare la sigaretta elettronica con l’obiettivo preciso di smettere di fumare aumenta significativamente le probabilità di riuscirci. È quanto emerge dallo studio dal lungo titolo “Cigarette smoking abstinence at follow-up at 12 months among US adults who regularly used Electronic Nicotine Delivery Systems and smoked in the past year: A prospective cohort study” di Amy L. Nyman e colleghi della Georgia State University, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Tobacco Induced Diseases. Analizzando adulti statunitensi che nel 2022-2023 utilizzavano Juul o Vuse Alto, i dispositivi più diffusi negli States, i ricercatori hanno rilevato un tasso di astinenza superiore al 60% dopo dodici mesi. Chi svapava per smettere o prevenire ricadute mostrava tre volte più probabilità di riuscita rispetto a chi usava l’e-cig per altri motivi. Lo studio conferma che l’efficacia non dipende dal marchio ma dall’intenzionalità d’uso ed evidenzia in modo chiaro il potenziale delle sigarette elettroniche nel favorire l’uscita dal tabagismo tradizionale. L’elevata percentuale di astinenza osservata a dodici mesi indica che il passaggio al vaping può sostenere percorsi di disassuefazione duraturi: un risultato che consolida il ruolo della sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno e supporto concreto alla cessazione dal fumo.
Chi usa la sigaretta elettronica per smettere di fumare ha più successo
Messico – Il divieto delle sigarette elettroniche spinge il mercato nero e rafforza i cartelli
Il divieto di vendita delle sigarette elettroniche introdotto il mese scorso in Messico non ha ridotto il consumo ma ha trasferito un mercato stimato in 1,5 miliardi di dollari nell’illegalità, con ricadute dirette per operatori e consumatori del settore. Il Paese ha vietato la vendita delle sigarette elettroniche, lasciando formalmente legale il loro utilizzo. Secondo ricostruzioni riportate da Associated Press, la chiusura dei canali legali ha lasciato spazio alla criminalità organizzata, che controlla produzione e distribuzione attraverso estorsioni e minacce. I prodotti circolano senza verifiche qualitative, spesso assemblati con componenti importati e potenzialmente adulterati, mentre l’assenza di controlli sull’età rende inefficace la tutela dei minori. Il quadro penalizza anche i fumatori che utilizzavano il vaping come strumento di riduzione del danno, in mancanza di alternative regolamentate o accesso terapeutico. Un report di Asis Online indica che i cartelli avevano già iniziato a infiltrarsi nel comparto e che la proibizione ne ha ampliato le opportunità di profitto. Per il comparto specializzato, il caso evidenzia i rischi operativi e sanitari associati a politiche restrittive che spostano domanda e filiera verso circuiti non controllati.
I divieti aiutano il crimine: il caso delle sigarette elettroniche in Messico
Vietnam – Verso stretta su tabacco e sigarette elettroniche nella nuova legge sanitaria
Il governo vietnamita ha presentato una bozza di revisione della legge sulla prevenzione dei danni da tabacco che introduce un approccio più restrittivo anche verso sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Tra le novità, l’obbligo di avvertenze sanitarie sull’85% delle confezioni e l’estensione dei programmi di disassuefazione anche ai nuovi prodotti a base di nicotina. Il testo, che dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027, mira secondo quanto dichiarato dal governo a rafforzare la tutela della salute pubblica e a limitare l’influenza dell’industria. L’esecutivo intende inoltre ridefinire le regole su pubblicità, vendita e uso tra i minori. Per il settore del vaping, la riforma segnerebbe una svolta restrittiva, con l’inclusione formale nel quadro normativo antifumo: una sostanziale equiparazione che disconosce quel che suggerisce la scienza. L’area geografica dell’Asia-Pacifico resta terribilmente impermeabile alla prospettiva di politiche di riduzione del danno, a svantaggio della salute pubblica.
Portogallo – Le multinazionali del tabacco pagheranno 1,1 milioni di euro l’anno per pulire i mozziconi di sigarette
Il governo portoghese ha imposto ai produttori di tabacco un contributo annuale di 1,1 milioni di euro nel 2026 e 2027 per coprire i costi di raccolta dei mozziconi abbandonati negli spazi pubblici. I fondi, destinati ai comuni, vedranno Lisbona ottenere la quota più alta, con 41,153 euro, e Alvito la più bassa, con 325 euro. L’iniziativa nasce dal nuovo sistema nazionale di responsabilità estesa del produttore, gestito da Único, che riunisce colossi come BAat, Jti, Imperial Brands e Tabaqueira. Le aziende dovranno inoltre sostenere campagne di sensibilizzazione per ridurre l’abbandono dei rifiuti da tabacco. Il decreto rientra nel quadro Ue che impone ai produttori di farsi carico della gestione dei residui filtrati.



