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Regno Unito – Polemica sul divieto di vaping in luoghi chiusi: misura antiscientifica
L’intenzione del governo britannico di vietare la sigaretta elettronica negli stessi spazi dove è proibito fumare accende il dibattito nel settore. La New Nicotine Alliance (Nna) definisce la proposta “sproporzionata, antiscientifica e controproducente”, invitando i consumatori a partecipare alla consultazione pubblica aperta fino a maggio. Nel suo briefing, l’associazione ricorda che non esistono prove di danni da esposizione al vapore passivo e che studi di Public Health England e del Royal College of Physicians confermano che, sebbene l’inalazione di aerosol non sia priva di rischi, presenti pericoli sensibilmente inferiori rispetto al fumo. Secondo Nna, equiparare vaping e fumo trasmetterebbe un messaggio fuorviante, scoraggiando il passaggio a prodotti meno nocivi. La misura, avvertono, contraddice peraltro il programma “Swap to Stop” che promuove la transizione dal tabacco combusto. Per l’organizzazione, il divieto rischia di compromettere la percezione pubblica della riduzione del danno e di ostacolare le politiche di cessazione: la marginalizzazione dell’uso in pubblico potrebbe contribuire a stigmatizzare i consumatori e ridurre la visibilità delle alternative a rischio ridotto.
Stop alla sigaretta elettronica al chiuso? Antiscientifico e controproducente
Malesia – Ispezioni nei negozi di sigarette elettroniche confermano piena conformità alle norme
La Malaysia E-Vaporizers and Tobacco Alternative Association (Mevta) ha reso noto che i numerosi blitz delle autorità nelle ultime settimane nei rivenditori di sigarette elettroniche non hanno rilevato la presenza nei negozi sostanze pericolose o prodotti vietati in tutto il Paese. Secondo il presidente Mohamad Neezam Talib, le contestazioni hanno riguardato esclusivamente aspetti amministrativi e documentali in punti vendita già registrati. Mevta ha ribadito che la piena collaborazione con le istituzioni e il possesso delle licenze sono passaggi essenziali per garantire la sicurezza dei consumatori. E l’esito delle ispezioni certifica l’alto livello di responsabilità e conformità raggiunto dagli operatori del settore malese.
Malesia – Ma il governo punta al divieto svapo: 1,4 milioni utenti nel limbo
La correttezza del settore delle vendite al dettaglio dei prodotti del vaping non frena però il governo dal puntare a un inasprimento delle norme. La Malesia valuta infatti un bando totale sulle sigarette elettroniche entro il 2026, prevedendo una stretta sui sistemi a pod aperti e chiusi nel quadro della legge del 2024 sul controllo dei prodotti da fumo. Il governo punta in questo modo a frenare l’uso giovanile e liquidi illeciti, ma gli esperti di riduzione del danno avvertono del rischio di un boom del mercato nero e del ritorno alle sigarette tradizionali tra i 4,8 milioni di fumatori attuali. Consumatori e associazioni temono ricadute negative proprio per chi usa lo svapo come alternativa meno dannosa e il settore, nel suo complesso, guarda con apprensione a un futuro che si annuncia di crescenti restrizioni.
Unione Europea – Il nuovo Codice contro il cancro azzera le differenze tra fumo e vaping
La quinta edizione del Codice europeo contro il cancro (Ecac), elaborata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (ente intergovernativo che fa parte dell’Oms) e finanziata da Bruxelles, non fa alcuna distinzione fra fumo e sigaretta elettronica e invita i cittadini a non fumare né usare alcuna forma di tabacco o prodotti per il vaping. Chi fuma deve smettere, è l’invito apparentemente di buon senso. Nessun riferimento, però, ai benefici della riduzione del danno per chi non riesce a smettere. Le raccomandazioni chiedono di estendere divieti, tassazione e confezioni neutre anche alle e-cig. Eppure lo stesso policy paper ammette che i dispositivi elettronici emettono livelli inferiori di sostanze tossiche rispetto al fumo. Critici gli esperti della harm reduction, che parlano di occasione mancata per una politica più pragmatica: ignorare le alternative senza combustione rischia di penalizzare proprio chi vuole allontanarsi dalla sigaretta tradizionale. Sorge il sospetto che la politica sanitaria europea e mondiale, all’inseguimento del lodevole obiettivo di arrivare a una generazione senza fumo, sia disposta a sacrificare proprio coloro che sono più colpiti dal cancro: i fumatori.
Sigaretta elettronica sacrificata sull’altare dell’ideologia sanitaria
Unione Europea – Il Cese chiede tassazione basata sul rischio per favorire alternative senza combustione
Un’imposta equa e basata sul rischio: è la raccomandazione del Comitato economico e sociale europeo (Cese) nella revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Ted), che per la prima volta include le sigarette elettroniche. Nel parere appena approvato, il Cese chiede una fiscalità graduale e prevedibile, avvertendo che aumenti eccessivi potrebbero alimentare il contrabbando e ridurre il gettito. Centrale l’appello a differenziare le accise secondo il principio “meno danno, meno tasse”, per favorire la transizione verso prodotti a rischio ridotto. Il Comitato invita inoltre a uniformare le definizioni tra Stati membri e a garantire coerenza con la nomenclatura doganale. Obiettivo: una legge equilibrata che sostenga salute pubblica, stabilità economica e innovazione nel settore senza combustione. Apprezzamenti sono arrivati dalle associazioni dei consumatori: “La priorità dovrebbe essere aiutare il maggior numero possibile di fumatori ad abbandonare le sigarette – ha dichiarato Alberto Gómez Hernández, Policy Manager della World Vapers Alliance – non spremere ulteriori euro dai prodotti che possono aiutarli a smettere”.
Sigaretta elettronica e nuove tasse, il Cese chiede equilibrio
Svezia – Nove associazioni chiedono a Stoccolma di difendere il vaping
Nove associazioni di consumatori chiedono al governo svedese di respingere, se necessario anche con il veto, la proposta Ue di nuova tassazione su sigarette elettroniche, liquidi e bustine di nicotina, giudicata un rischio per le politiche di riduzione del danno. In una lettera aperta le sigle, che rappresentano migliaia di utenti passati alle alternative senza combustione, avvertono che un aumento delle imposte e l’armonizzazione fiscale con le sigarette tradizionali ridurrebbero il vantaggio di prezzo dei prodotti a rischio ridotto, indebolendo uno dei principali incentivi a restare lontani dal fumo. La Svezia viene indicata come modello di politica fiscale basata sul rischio, che ha contribuito a ridurre fumo e mortalità da tabacco, e un eventuale passo indietro sarebbe visto come un segnale negativo per tutta l’Ue. Le associazioni che hanno firmato la lettera aperta sono: Aporvap (Portogallo), Crohm (Croazia), Considerate Pouchers, Consumer Choice Center, EU4Snus, Generacija Brez Dima (Slovenia), Generaze Bez Koure (Repubblica Ceca), Greek Vaper Alliance (Grecia) e World Vapers’ Alliance.
I consumatori si appellano alla Svezia per difendere la sigaretta elettronica
Myanmar – Divieto totale di sigarette elettroniche, stretta anche sul possesso
Il Myanmar ha introdotto un bando integrale su sigarette elettroniche, accessori da svapo e shisha, esteso a importazione, esportazione, vendita e perfino detenzione privata. Non si tratta quindi solo di uno stop al commercio, ma di un divieto che colpisce anche l’utilizzo personale. La misura, adottata dal ministero della Salute lo scorso 20 febbraio sotto la legge sui beni essenziali, trasforma infatti lo svapo in un reato amministrativo e penale, e non solo commerciale. Fino a oggi il Myanmar, retto da un governo controllato dai militari , non disponeva di una legge specifica sulle sigarette elettroniche. Le autorità giustificano la stretta con l’aumento dell’utilizzo tra i giovani e sostengono che i dispositivi siano pericolosi quanto le sigarette combustibili. Secondo il Tobacco Atlas, nel Paese fuma il 12,3% degli adulti, con una quota del 23,4% fra gli uomini e un 14,29% di ragazzi fumatori tra i 10 e i 14 anni. Le sigarette tradizionali restano tuttavia legali, creando un quadro regolatorio che penalizza le alternative senza combustione. Con questa scelta, Naypyidaw si colloca nel gruppo dei Paesi del Sud-est asiatico con i divieti più severi, da Singapore a Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam, in una regione sempre più ostile allo svapo.
Sigarette elettroniche fuorilegge: in Myanmar vietato perfino il possesso



