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L’Unione europea torna a discutere di una possibile armonizzazione fiscale sui prodotti alternativi al tabacco tradizionale, in particolare sui liquidi di ricarica per sigarette elettroniche e sulle bustine di nicotina. Il dibattito si inserisce nel più ampio processo di revisione della direttiva sulle accise sui prodotti del tabacco (Ted) e riflette la crescente diffusione di questi dispositivi in molti Paesi membri.
La prima ipotesi di tassazione unica per i liquidi prevedeva due diverse tassazioni a seconda del contenuto di nicotina inferiore o superiore ai 10 mg/ml, a cui ha fatto seguito una seconda proposta redatta dalla presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea che invece prevedeva una tassa unica di 20 centesimi per millilitro. Tuttavia, mercoledì 18 febbraio, i ciprioti hanno modificato l’ipotesi di prelievo, portandolo a 30 centesimi per millilitro, che si tradurrebbe in circa 3 euro per un flacone da 10 millilitri. Secondo il documento di lavoro, molti Stati membri avrebbero ritenuto che il livello di 20 centesimi per millilitro fosse troppo basso. La Presidenza avrebbe riconosciuto che tale soglia corrispondeva già a quella applicata nella maggior parte dei Paesi e che, di conseguenza, poteva non essere sufficientemente ambiziosa per la futura direttiva europea Ted. L’aumento proposto a 30 centesimi comporterebbe un incremento dell’imposizione per la maggioranza degli Stati membri, tra cui l’Italia.

La revisione non riguarda soltanto le sigarette elettroniche ma anche le bustine di nicotina, prodotti privi di tabacco che stanno registrando una crescita significativa in diversi mercati europei. La Presidenza cipriota ha evidenziato come la tassazione di queste bustine vari ampiamente tra i 14 Stati membri che già le assoggettano ad accisa. Sei Paesi applicano un’imposta pari o inferiore a 50 euro per chilogrammo, quattro superano i 120 euro per chilogrammo e cinque si collocano in una fascia intermedia. La proposta iniziale di fissare l’aliquota a 143 euro per chilogrammo risultava superiore alla maggior parte dei livelli attualmente in vigore. Alla luce delle osservazioni ricevute, la Presidenza ha quindi suggerito una riduzione dell’aliquota proposta a 107 euro per chilogrammo.
Il confronto tra gli Stati membri si concentra ora su un equilibrio delicato tra esigenze di salute pubblica, armonizzazione del mercato interno e impatto economico su consumatori e operatori del settore. Da un lato, alcuni governi vedono nell’inasprimento fiscale uno strumento per contenere il consumo di prodotti contenenti nicotina, soprattutto tra i giovani. Dall’altro, c’è chi teme che un aumento eccessivo delle accise possa incentivare il mercato parallelo o ridurre l’attrattiva delle alternative considerate meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali. La discussione resta aperta e il testo finale della direttiva dovrà trovare un compromesso tra sensibilità nazionali molto diverse.
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