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Dopo settimane di discussione su un possibile stop totale, la Bielorussia ha scelto di non vietare le sigarette elettroniche, puntando invece su una stretta normativa per contrastare il commercio illegale e recuperare entrate fiscali. La decisione è maturata al termine di una riunione di governo a Minsk, durante la quale il presidente Alexander Lukashenko ha espresso dubbi sull’efficacia del proibizionismo. Secondo il capo dello Stato, un divieto assoluto rischierebbe di favorire il mercato nero e le importazioni clandestine dai Paesi vicini, con effetti negativi sia sulla salute pubblica sia sulle casse statali. La Bielorussia fa parte dell’Unione Economica Eurasiatica, un’unione doganale che rende più complesso impedire l’ingresso di prodotti consentiti in altri Stati membri.
Le autorità hanno quindi optato per un inasprimento dei controlli su commercio all’ingrosso, importazioni e produzione, introducendo un sistema di licenze più selettivo e limitando il numero di operatori autorizzati. Alla base della riforma vi sono soprattutto ragioni fiscali: secondo le stime ufficiali, circa il 77 per cento delle sigarette elettroniche usa e getta entrerebbe illegalmente nel Paese, con una perdita di circa 130 milioni di rubli l’anno, pari a una quota significativa del deficit previsto per il 2026. I punti vendita al dettaglio resteranno operativi, anche se le ispezioni condotte nel 2025 hanno evidenziato diffuse irregolarità e prodotti non conformi agli standard. Il governo non prevede chiusure di massa ma valuta sanzioni più severe per chi viola le norme. In Parlamento si lavora inoltre a un disegno di legge che dovrebbe essere presentato nella prima metà del 2026 e che potrebbe introdurre la responsabilità penale per la vendita ai minori.



