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Le carceri dell’Oklahoma diventeranno le prime negli Stati Uniti a consentire ai detenuti di acquistare sigarette elettroniche monouso e bustine di nicotina attraverso il sistema interno di spaccio carcerario. La decisione, annunciata dal Dipartimento di Correzione dello Stato, rappresenta un cambio di strategia nella gestione delle dipendenze e del mercato nero all’interno delle prigioni. L’iniziativa nasce con un obiettivo dichiarato: ridurre la violenza tra detenuti e limitare l’ingresso di contrabbando. Secondo il direttore del dipartimento, Justin Farris, il problema principale non è tanto la nicotina in sé quanto l’economia illegale che si sviluppa attorno ai prodotti proibiti. “Il debito in carcere equivale alla violenza – ha spiegato – “gran parte delle tensioni nasce proprio dai traffici clandestini e dai debiti contratti dai detenuti per ottenere tabacco o altri beni vietati. L’idea dell’amministrazione penitenziaria è quindi di sottrarre spazio al mercato nero offrendo prodotti regolamentati e acquistabili legalmente attraverso lo spaccio interno alle strutture detentive“. Il tabacco tradizionale è vietato nelle carceri dell’Oklahoma dal 2006, ma il divieto non ha eliminato il fenomeno. Al contrario, secondo i dati ufficiali dell’amministrazione penitenziaria, nel solo 2025 sono stati sequestrati oltre 1.600 libbre di prodotti a base di tabacco introdotti illegalmente negli istituti, insieme a telefoni cellulari, droga e armi improvvisate. In questo contesto, l’introduzione di dispositivi elettronici monouso e di pouch alla nicotina viene presentata come una misura pragmatica: non un ritorno al tabacco, ma un tentativo di sostituire il consumo clandestino con un prodotto controllato e meno legato ai circuiti criminali interni.
Il sistema funzionerà in modo relativamente semplice. I detenuti potranno acquistare solo dispositivi forniti direttamente dal Dipartimento di Correzione: sigarette elettroniche usa e getta non ricaricabili oppure bustine di nicotina da utilizzare oralmente. Non sarà consentito portare prodotti dall’esterno né utilizzare dispositivi personali. L’amministrazione sottolinea inoltre che l’operazione non comporterà costi per i contribuenti, poiché i prodotti saranno pagati direttamente dai detenuti tramite il sistema di acquisti interno. Secondo i responsabili delle carceri, la misura potrebbe avere anche effetti indiretti sulla gestione quotidiana degli istituti. La disponibilità di nicotina in forma controllata, spiegano i funzionari, potrebbe contribuire a ridurre l’irritabilità e lo stress dei detenuti, facilitando al tempo stesso l’abbandono del tabacco combusto e diminuendo gli incentivi a organizzare traffici illegali.
In Italia le sigarette elettroniche in carcere sono consentite dal 2017 grazie all’impegno dell’onorevole radicale Rita Bernardini e a una circolare dell’allora capo del Dap Santi Consolo che ottenne anche l’approvazione del ministero della salute. L’iniziativa però non è riuscita a diffondersi per la rigida burocrazia italica. Tre anni fa la questione fu portata in parlamento dall’onorevole Giachetti (Italia Viva) tramite una interrogazione a cui il ministro Nordio rispose con in aula spiegando che le sigarette tradizionali in carcere hanno effetti stabilizzanti nei confronti dei detenuti.
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