L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica, studio sul cancro bocciato dagli esperti

Una revisione parla di rischi oncologici, ma molti ricercatori ne criticano metodo e conclusioni, giudicate fuorvianti e non supportate dai dati.

Dacci oggi il nostro allarme quotidiano. Quello odierno arriva da uno studio pubblicato su Carcinogenesis e conclude che l’uso della sigaretta elettronica con nicotina possa causare il cancro alla bocca e ai polmoni. Si tratta di una revisione condotta da undici ricercatori australiani, guidati da Bernard W. Stewart della University of New South Wales a Sidney, intitolata “The carcinogenicity of e-cigarettes: a qualitative risk assessment”. Gli autori hanno preso in esame studi dal 2017 al 2025 che, come essi stessi spiegano, si sono basati soprattutto sul monitoraggio dei biomarcatori di esposizione e di danno per quanto riguarda gli esseri umani, oltre che su test sui topi per quanto riguarda le indagini sull’aerosol delle sigarette elettroniche e i loro componenti chimici. Dall’insieme di questi studi, la revisione conclude che “le sigarette elettroniche a base di nicotina sono probabilmente cancerogene per gli esseri umani che le utilizzano, causando un carico non determinato di tumori orali e polmonari”.

Peter Hajek

Un lavoro che ha suscitato dubbi e critiche di molti veterani della ricerca sul vaping, che mettono in dubbio sia le conclusioni sia il metodo utilizzato. Peter Hajek, docente di Psicologia clinica e direttore della Health and lifestyle research unit presso la Queen Mary University di Londra, sottolinea che il lavoro è fuorviante perché evita un confronto diretto tra svapo e fumo, elemento invece centrale per valutare i rischi reali. “Gli autori specificano fin dall’inizio che non stanno confrontando svapatori e fumatori” arrivando così a trattare “il rilevamento di qualsiasi livello di una sostanza sospetta, per quanto trascurabile, come cancerogeno”. Hajek sottolinea che i moderni metodi sensibili possono rilevare tracce minime di sostanze chimiche senza alcuna rilevanza per la salute, ma ricorda che “è la dose che fa il veleno” e che ciò che conta davvero è il confronto con il fumo, omesso dalla revisione, dato che lo svapo espone “solo a una piccolissima frazione di alcuni dei cancerogeni presenti nel fumo di tabacco. Gli autori citano diversi casi di svapatori che hanno sviluppato tumori, ma anche chi beve succo d’arancia o va in bicicletta sviluppa tumori; inoltre, la maggior parte di questi casi erano fumatori di lunga data prima di passare allo svapo”. Hajek mette infine in guardia dal rischio comunicativo: “Disinformare i fumatori rischia di scoraggiarli dall’uso delle sigarette elettroniche”.

Lion Shahab

Lion Shahab, professore di Psicologia della salute e co-direttore del Tobacco and Alcohol Research Group presso la University College di Londra, evidenzia gravi limiti metodologici, affermando che la revisione “è problematica per diverse ragioni e fa affermazioni che non sono supportate dai dati”. In particolare, critica il fatto che “non viene fornita alcuna informazione su come siano stati selezionati gli studi” e che “non vengono stabiliti criteri oggettivi a priori” per dimostrare un nesso causale. Senza questi elementi, sostiene, “questa revisione ha scarsa credibilità” e riflette più un’interpretazione degli autori che una valutazione oggettiva, senza fornire prove che le sigarette elettroniche causino tumori orali o polmonari, o quantificando tale rischio. “Questo non sorprende – chiosa – poiché le prove non lo consentono”. Pur riconoscendo che le e-cig non sono prive di rischi, Shahab invita, infine, a evitare “la sensazionalizzazione delle evidenze” e ribadisce che dovrebbero essere considerate strumenti di riduzione del danno per i fumatori.

John Britton

Anche Gavin Stewart del Campbell Collaboration Methods Group si concentra sugli aspetti metodologici, affermando che “questo lavoro non soddisfa gli standard metodologici per la sintesi delle prove” e che le sue conclusioni “devono essere interpretate con cautela”. Sottolinea che “il modo in cui i dati sono stati acquisiti e gli studi selezionati è opaco” e che manca una valutazione sistematica dei bias e della qualità delle evidenze. Di conseguenza, conclude che “è impossibile stabilire se le conclusioni siano basate su prove solide o non siano altro che opinioni”. John Britton, professore emerito di Epidemiologia all’Università di Nottingham, riconosce che “non è sorprendente” che lo studio confermi la presenza di sostanze potenzialmente cancerogene nel vapore, ma osserva che non quantifica il rischio reale per gli utenti. Le evidenze disponibili indicano che “i livelli di esposizione ai cancerogeni sono molto bassi”, il che suggerisce che “i rischi dello svapo siano probabilmente molto piccoli”. Per questo motivo, aggiunge, i fumatori possono essere rassicurati dal fatto che “la sigaretta elettronica è molto meno dannosa del fumo”.
Altri esperti convergono su una posizione simile. Peter Shields, professore emerito di Oncologia medica alla Ohio State University, critica la selezione delle fonti, affermando che il lavoro “non aggiunge nulla di nuovo, ma seleziona studi in modo tale da portare a conclusioni fuorvianti” e che ignora evidenze importanti sulla riduzione dell’esposizione ai cancerogeni nei fumatori che passano allo svapo. Anche Stephen Duffy, professore emerito di screening oncologico alla Queen Mary University, giudica eccessivo concludere che il vaping non sia più sicuro del fumo, osservando che “non comporta l’esposizione ai prodotti della combustione” e che sarebbe difficile immaginare un livello di rischio paragonabile. Baptiste Leurent, professore associato di Statistica medica presso lo University College di Londra, infine, invita a considerare il lavoro con cautela, sottolineando che non si tratta di un nuovo studio ma piuttosto di un articolo di opinione. “Ritengo che possa essere di interesse per i ricercatori di sanità pubblica – conclude –  ma potrebbe risultare fuorviante se presentato al pubblico come prova di un’associazione tra svapo e cancro”. Esattamente quello che sta accadendo.

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