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Il quadro normativo relativo alle sigarette elettroniche nella Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità resta caratterizzato da una forte eterogeneità tra i diversi Paesi. È il quadro che emerge scorrendo i dati contenuti nel rapporto 2026 sulla regolamentazione del tabacco in Europa.
Aggiornato al 2024, si scopre che ben cinque Stati hanno introdotto un divieto di vendita dei sistemi elettronici di somministrazione di nicotina o di prodotti analoghi. In particolare, Kazakhstan, Türkiye e Turkmenistan vietano la vendita sia dei dispositivi con nicotina sia di quelli senza nicotina, mentre Kirghizistan, Uzbekistan e Norvegia proibiscono la vendita delle sigarette elettroniche con nicotina. Nella maggior parte dei Paesi europei la vendita rimane tuttavia consentita, sebbene accompagnata da diverse forme di regolamentazione. Alcuni Stati hanno introdotto restrizioni mirate su specifiche categorie di prodotti, come le sigarette elettroniche monouso. È il caso di Belgio, Francia e Regno Unito, che hanno vietato la vendita dei dispositivi usa e getta. Per quanto riguarda l’utilizzo luoghi pubblici al chiuso, dodici Paesi europei applicano un divieto completo, mentre trentuno Stati prevedono restrizioni parziali che limitano l’uso in determinati contesti. Nonostante queste misure, circa un quinto dei Paesi della regione non dispone ancora di una normativa specifica che regoli l’utilizzo delle sigarette elettroniche negli spazi pubblici.
Anche la disciplina della pubblicità, della promozione e della sponsorizzazione dei prodotti mostra differenze significative tra i sistemi normativi nazionali. Otto Paesi non prevedono alcuna limitazione alla promozione dei liquidi per sigarette elettroniche. In altri venticinque Stati tali prodotti sono soggetti agli stessi divieti applicati ai prodotti del tabacco tradizionali, mentrediciannove Paesi hanno introdotto regolamentazioni specifiche dedicate alla pubblicità e alla promozione dei liquidi da inalazione. Il quadro appare altrettanto frammentato per quanto riguarda le avvertenze sanitarie sui prodotti. Tra i Paesi che consentono la vendita di sigarette elettroniche, dodici non richiedono alcuna avvertenza sanitaria sulle confezioni dei dispositivi e otto non prevedono etichette informative sui liquidi. Le avvertenze grafiche risultano molto rare e sono state introdotte soltanto in due Paesi della Regione europea.
Sul piano fiscale, i dati indicano che trentanove Paesi applicano una tassa ai liquidi destinati ai sistemi chiusi, quaranta ai liquidi utilizzati nei sistemi aperti e trentotto alle sigarette elettroniche usa e getta. Nonostante la diffusione della tassazione, l’incidenza fiscale rimane generalmente limitata: in oltre la metà dei Paesi la quota di imposte rappresenta meno del 25 per cento del prezzo finale di vendita.
Un ulteriore ambito di regolazione riguarda gli aromi, considerati uno dei principali fattori di attrattività per i consumatori più giovani. Tra i Paesi che consentono la vendita di sigarette elettroniche, solo sette hanno introdotto un divieto totale degli aromi caratterizzanti: Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Montenegro, Paesi Bassi e Slovenia. Altri otto Stati prevedono invece restrizioni parziali o consentono soltanto alcune tipologie di aromi, mentre nella maggioranza dei Paesi non esistono limitazioni specifiche. Per quanto riguarda l’accesso ai prodotti, quarantatrè Paesi della Regione europea che permettono la vendita di sigarette elettroniche hanno stabilito un’età minima per l’acquisto. In quarantuno Paesi la soglia è fissata a 18 anni, mentre è stata elevata a 20 anni in Lettonia e a 21 anni in Uzbekistan. Rimangono tuttavia cinque Paesi in cui non è prevista alcuna restrizione di età.



