© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
La settimana scorsa la Food and Drug Administration ha pubblicato, quasi in silenzio, i dati del National Youth Tobacco Survey (Nyts) 2025, l’indagine annuale che misura il consumo di prodotti a base di nicotina tra studenti delle scuole medie e superiori negli Stati Uniti. Non un comunicato stampa, non una conferenza, nemmeno un report di sintesi come accadeva negli anni precedenti: soltanto il caricamento dei dati grezzi online. Eppure i numeri raccontano una storia che, in teoria, avrebbe dovuto occupare titoli e dichiarazioni trionfali.
Secondo il nuovo Nyts, appena il 5,9 per cento dei minori dichiara di aver utilizzato sigarette elettroniche nel 2024. È una caduta verticale rispetto al 27,5 per cento registrato nel 2019 ma anche un calo significativo dal 2023, quando il consumo si attestava al 7,7 per cento. Anche l’uso di nicotine pouch, le bustine di nicotina senza tabacco che negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione dei regolatori, resta marginale: tra gli studenti delle scuole superiori solo il 2,3 per cento ha dichiarato di averle usate negli ultimi trenta giorni, un aumento modesto rispetto all’1,1 per cento del 2021, quando l’indagine ha iniziato il monitoraggio. Numeri che indicano una tendenza chiara: l’uso di nicotina tra i giovanissimi non solo non è esploso, ma sta diminuendo. Il fumo, poi, ha raggiunto il record più basso mai registrato: solo l’1,4 per cento degli studenti ha dichiarato di fare consumo di tabacco combusto.
Una notizia che, almeno sulla carta, dovrebbe essere accolta con soddisfazione dalle autorità sanitarie e dalle organizzazioni impegnate nella lotta al tabagismo. E invece il dato è passato quasi inosservato: l’agenzia ha diffuso i risultati caricando semplicemente i dati grezzi online, senza alcuna enfasi, evitando comunicati o analisi che potessero evidenziare il calo del consumo tra i più giovani. Forse perché male si adatta alla narrativa dell’emergenza dell’epidemia del vaping fra i minori che istituzioni sanitarie e associazioni antifumo, ma soprattutto antivaping, portano avanti da anni e che forniscono la giustificazione per tutte le politiche restrittive attuate o invocate. A cominciare dalle limitazioni sugli aromi diversi dal tabacco.
Sono stati molti gli osservatori che hanno rilevato la singolarità del comportamento della Fda. “Trovo stano che non si celebri questo risultato con più entusiasmo”, ha commentato Laura Leigh Oyler, vicepresidente per gli affari regolatori di Nicokick.com, sottolineando come un declino così marcato dovrebbe essere salutato come un successo delle politiche di prevenzione. Ancora più diretto è Guy Bentley, direttore del Consumer Freedom Project della Reason Foundation: “Se il consumo di tabacco tra i giovani avesse raggiunto livelli record, entro mezzogiorno ci sarebbe stata una conferenza stampa”. Secondo Bentley, la lettura dei dati suggerisce un quadro diverso da quello spesso evocato nel dibattito pubblico: “Quello che emerge da questi numeri dell’Nyts è che la domanda di prodotti a base di nicotina a rischio ridotto è trainata dagli adulti, non dai ragazzi”.
Insomma, negli Stati Uniti (e anche altrove) la realtà fa a pugni con l’ideologia. La realtà dice che non esiste un’emergenza minori e che, pur dovendo sempre restare vigili su questo fronte, quelli a essere davvero colpiti dalle politiche restrittive sulla sigaretta elettronica sono i fumatori adulti. Quell’11 per cento di americani, oltre 28 milioni di persone, che sono dipendenti dal fumo e fra i quali ogni anno, secondo i dati dell’American Lung Association, si contano più di 490 mila morti. Questa rimane la vera crisi di cui le istituzioni sanitarie e politiche dovrebbero farsi carico.



