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L’inasprimento delle norme europee su sigarette elettroniche e prodotti del tabacco rischia di produrre un effetto collaterale ormai sempre più evidente: la crescita di un vasto mercato illecito che prospera proprio negli spazi lasciati aperti da divieti e restrizioni difficili da applicare. È la conclusione che emerge da un nuovo studio del Fraunhofer Institute, presentato a Bruxelles e commissionato dalla società di consulenza strategica SKR, secondo cui il mercato irregolare delle sigarette elettroniche usa e getta è destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni.
Secondo la ricerca, una quota significativa delle sigarette elettroniche monouso oggi in circolazione nell’Unione europea sfugge al quadro normativo stabilito dalla direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd). Il fenomeno non riguarda soltanto piccoli canali clandestini, ma un vero e proprio mercato parallelo che i ricercatori stimano raggiungerà un valore di 6,6 miliardi di euro nel 2026 per arrivare a 10,8 miliardi entro il 2030. La crescita è favorita da controlli doganali difficili da gestire, catene di approvvigionamento globali sempre più complesse e differenze normative tra gli Stati membri che creano zone grigie ideali per il commercio illegale. Gran parte dei prodotti arriva dall’Asia, in particolare dalla Cina, principale fonte di importazioni di liquidi per lo svapo verso l’Europa. Le rotte di consegna sfruttano soprattutto i trasporti marittimi e ferroviari. Secondo i dati citati nello studio, circa 30 milioni di container transitano nei principali porti europei come Rotterdam, Anversa e Amburgo, con circa 30 mila container a settimana nel 2024. Nello stesso anno la Commissione europea stima che circa 800 milioni di pacchi siano stati spediti dalla Cina verso l’Unione. Il Belgio ha segnalato una pressione crescente sulle dogane: il Consiglio economico centrale del paese ha parlato di un afflusso “incontrollabile” di pacchi, con fino a 4 milioni di dichiarazioni doganali al giorno. Il problema centrale riguarda la difficoltà di far rispettare regole sempre più dettagliate in un mercato globalizzato. La normativa europea impone limiti precisi: le sigarette elettroniche non devono contenere più di 2 millilitri di liquido, la concentrazione di nicotina non può superare i 20 mg per millilitro, i prodotti devono riportare avvertenze sanitarie specifiche e devono essere registrati nel sistema europeo di notifica.
Lo studio Fraunhofer ha però rilevato che molti dispositivi disponibili sul mercato europeo violano uno o più di questi requisiti. Nonostante ciò, tali prodotti riescono comunque a raggiungere negozi fisici, piccoli rivenditori e piattaforme online. Il risultato è un sistema in cui il rafforzamento delle norme non sempre produce maggiore controllo, ma talvolta spinge parte della domanda verso canali irregolari. I ricercatori sottolineano che l’applicazione delle regole dipende soprattutto dalle autorità nazionali e dalle dogane, mentre i prodotti possono entrare nell’Unione attraverso numerosi canali, dal commercio transfrontaliero ai piccoli pacchi spediti direttamente ai consumatori.
Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di espansione dei mercati illeciti del tabacco in Europa, soprattutto nei paesi caratterizzati da tasse elevate e regolamentazioni più rigide. La Francia rappresenta il caso più evidente. Secondo stime recenti, nel 2024 nel paese sono state consumate circa 18,7 miliardi di sigarette illegali, pari al 37,6% del consumo totale. In termini pratici significa che più di una sigaretta su tre fumata in Francia potrebbe provenire dal mercato illegale. I prezzi al dettaglio molto elevati, tra gli 11 e i 13 euro a pacchetto, hanno creato forti incentivi economici per le reti di contrabbando e per i produttori di sigarette contraffatte. Dal 2021 le autorità francesi hanno smantellato sette fabbriche clandestine di sigarette, segno di un fenomeno ormai strutturato.
Anche il Belgio sta emergendo come uno dei centri di produzione illegale più importanti in Europa. Le autorità doganali hanno smantellato dodici fabbriche clandestine nel 2024 e altre dieci nel 2025. La posizione geografica del paese e la sua rete logistica lo rendono particolarmente adatto alle operazioni della criminalità organizzata. Durante una discussione parlamentare, il ministro dell’Interno Bernardo Quintin ha citato indagini della polizia federale che hanno rivelato un sistema di reclutamento di lavoratori tramite annunci online che promettono impieghi ben pagati all’estero. In alcuni casi le persone vengono poi trasportate in Europa e costrette a lavorare nelle fabbriche illegali. Nonostante gran parte della produzione sia destinata all’esportazione, l’aumento dei prezzi delle sigarette legali ha alimentato anche la domanda interna di prodotti illeciti: in Belgio un pacchetto di Marlboro costa ormai circa 12 euro, mentre le sigarette illegali possono essere vendute a metà prezzo.

Nei Paesi Bassi il fenomeno riguarda soprattutto le sigarette elettroniche. Dopo l’introduzione di nuove norme molto restrittive — tra cui il divieto di liquidi aromatizzati diversi dal tabacco, il divieto di vendita online e la limitazione delle vendite ai soli negozi specializzati — le autorità hanno registrato un forte aumento dei dispositivi illegali. Le sigarette elettroniche usa e getta aromatizzate continuano a circolare ampiamente sul mercato, spesso importate dall’Asia. La polizia olandese ha sequestrato decine di migliaia di dispositivi negli ultimi anni e stime recenti indicano che circa il 17,9% del consumo di sigarette nel paese è oggi illecito, quasi il doppio rispetto all’anno precedente.
L’espansione di questi mercati paralleli pone un dilemma crescente per i decisori politici europei. Da un lato le istituzioni puntano a rafforzare la regolamentazione dei prodotti a base di nicotina per ragioni sanitarie e fiscali; dall’altro, l’esperienza di diversi paesi mostra come l’aumento dei divieti e delle restrizioni possa favorire lo sviluppo di circuiti illegali difficili da controllare. Lo studio del Fraunhofer Institute non prende posizione nel dibattito politico, ma evidenzia con chiarezza un problema strutturale: la velocità con cui si espandono i mercati illeciti sembra oggi superare quella con cui le norme riescono a regolarli. Per le autorità europee la sfida non è più soltanto definire nuove regole, ma evitare che proprio queste regole contribuiscano, indirettamente, alla crescita dell’illegalità che dovrebbero invece combattere.



