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UK: licenziamento per svapo giudicato eccessivo, scatta il risarcimento

Oltre 22 mila sterline a un dipendente Nestlé: secondo il tribunale del lavoro la sanzione era sproporzionata.

Un risarcimento di 22.200 sterline, circa 25.700 euro, per un lavoratore britannico licenziato con l’accusa di aver svapato una sigaretta elettronica nei bagni dello stabilimento: è quanto ha stabilito un tribunale del lavoro, che ha giudicato sproporzionata la decisione dell’azienda. Protagonista della vicenda, riportata dalla stampa inglese, è Luke Billings, tecnico operativo impiegato dal 2012 nello stabilimento Nestlé di Hatton, tra Derbyshire e Staffordshire, allontanato nell’ottobre 2023 per presunta grave violazione disciplinare.
Secondo la ricostruzione dell’azienda, l’episodio avrebbe fatto scattare l’allarme antincendio e di conseguenza causato l’evacuazione dell’impianto e una temporanea sospensione della produzione. Billings ha sempre negato di aver svapato nei bagni, ma al termine di un’indagine interna l’azienda ha ritenuto inattendibili le sue dichiarazioni, arrivando al licenziamento. Il tribunale ha riconosciuto che la società disponeva di “ragionevoli motivi” per sospettare il comportamento contestato e che l’indagine rientrava nei margini di correttezza previsti. Tuttavia, ha ritenuto eccessiva la sanzione, evidenziando come si trattasse di un episodio isolato in una carriera fino ad allora priva di rilievi disciplinari.
Determinante, nella valutazione dei giudici, è stato il peso attribuito dall’azienda al comportamento successivo del dipendente. Billings sarebbe stato infatti licenziato principalmente per non aver ammesso la propria responsabilità né aver presentato scuse. Una motivazione giudicata inadeguata: il tribunale ha chiarito che il mancato riconoscimento di colpa non costituisce di per sé una condotta illecita. Inoltre, è stata sottolineata l’assenza di una regola chiara che qualificasse esplicitamente l’uso della sigaretta elettronica nei bagni come comportamento passibile di licenziamento per giusta causa.
Nel corso del procedimento è stato esaminato anche il contesto personale del lavoratore, che al momento dei fatti stava rientrando gradualmente dopo oltre un anno di assenza per depressione. Billings aveva sostenuto di essere stato trattato diversamente rispetto a un collega coinvolto in un procedimento disciplinare analogo, ipotizzando una decisione già presa e influenzata dalla sua condizione. Il tribunale ha però escluso la discriminazione, rilevando che il collega aveva ammesso l’infrazione e si era scusato, elementi ritenuti decisivi per evitare il licenziamento.
Pur riconoscendo che il lavoratore fosse consapevole del divieto di svapare e abbia quindi contribuito alla propria situazione, i giudici hanno criticato il fatto che la sua lunga carriera senza precedenti negativi non sia stata adeguatamente considerata. La decisione dell’azienda è stata quindi ritenuta sproporzionata rispetto alla gravità del fatto contestato.

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