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Dacci oggi il nostro allarme quotidiano. Quello del momento arriva da uno studio pubblicato su The American Journal of Physiology – Heart and Circulatory Physiology e condotto da Douglas Corsi e Andrew Agbaje, rispettivamente della statunitense Rutgers Robert Wood Johnson Medical School e dell’Università della Finlandia orientale. La ricerca, intitolata “Tobacco and electronic cigarette use with hypertension and the mediating effect of dyslipidemia – the Nhanes study”, conclude che il fumo e l’uso della sigaretta elettronica sono associati a maggiori probabilità di avere pressione alta o ipertensione rispetto al non uso della nicotina. A questo risultato, che in verità contrasta con una vasta letteratura precedente, i ricercatori sono giunti basandosi sui dati dell’indagine americana National Health and Nutrition Examination Survey raccolti fra il 2021 e il 2023, che riguardano 6.262 partecipanti con un’età media di 42 anni.
Qualcosa nella metodologia dello studio, però, non convince. Lo spiega bene Jamie Brown, direttore del Tobacco and Alcohol Research Group dell’University College London, che evidenzia come lo studio abbia accorpato in un’unica categoria fumatori e svapatori, confrontandoli con chi non utilizzava nicotina. Un confronto di questo tipo, sostiene, è inevitabilmente influenzato dal fatto che il fumo di sigaretta è estremamente dannoso: “Se si accoppia il fumo con qualunque altro comportamento, il risultato sarà simile perché il fumo è un fattore di rischio unico per gravità”. Quando si analizzano separatamente le persone che utilizzavano solo sigarette elettroniche, continua Brown, l’associazione con ipertensione non risulta statisticamente significativa. I risultati più incerti indicavano che chi svapava poteva avere circa il 5% di probabilità in più di ipertensione e circa il 15% di probabilità in più di pressione elevata rispetto ai non utilizzatori. Valori molto inferiori rispetto a quelli osservati per i fumatori di sigarette tradizionali, tra i quali l’aumento stimato era rispettivamente del 51% e del 42%. Nel complesso, afferma, i risultati sembrano coerenti con l’insieme delle prove scientifiche disponibili: il vaping appare meno dannoso del fumo, anche se la scelta più sicura rimane ovviamente quella di non fare né l’uno né l’altro.
Brown sottolinea che lo studio non ha tenuto conto della storia di fumo tra gli svapatori esclusivi, concentrandosi soltanto sull’uso negli ultimi cinque giorni. Un punto evidenziato anche da Nicola Lindson, docente associata presso il Nuffield Department of Primary Care Health Sciences dell’Università di Oxford. Lo studio, spiega, ha classificato i partecipanti come fumatori o utilizzatori di sigarette elettroniche semplicemente chiedendo loro se avessero fumato o svapato nei cinque giorni precedenti, un approccio che non prende in considerazione la storia di fumo precedente dei partecipanti. Di conseguenza, nel gruppo degli svapatori esclusivi potrebbero esserci molte persone che in passato fumavano sigarette tradizionali, poiché il vaping è spesso utilizzato come strategia per smettere di fumare. Secondo Lindson, questo limite rende impossibile separare con chiarezza gli effetti dello svapo da quelli del fumo di tabacco. Non è quindi possibile stabilire se eventuali differenze nella pressione sanguigna siano attribuibili alle sigarette elettroniche o a un passato di consumo di tabacco. “Purtroppo – conclude – il disegno dello studio non consente di determinare se il vaping sia effettivamente associato agli esiti osservati”.

Ancora più critico Peter Hajek, professore di psicologia clinica e direttore della Health and Lifestyle Research Unit alla Queen Mary University di Londra, che contesta il modo in cui i risultati sono stati presentati. Lo studio, spiega, utilizza un approccio insolito combinando i risultati dei fumatori (che avevano pressione sanguigna e livelli di colesterolo più alti rispetto al gruppo di controllo) e degli svapatori (che invece non li avevano) per sostenere che entrambi siano “significativamente associati alla pressione sanguigna elevata e all’ipertensione”. “Quando i due gruppi sono stati combinati – conclude Hajek – l’associazione, ormai diluita, è rimasta comunque significativa: è, in linea di principio, come analizzare gli effetti sulla salute dell’arsenico e del succo d’arancia e poi riportare che entrambi sono significativamente associati a vomito, crampi muscolari e morte”.



