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La crescente diffusione dell’idea che le sigarette elettroniche siano più pericolose delle sigarette tradizionali potrebbe avere conseguenze dannose sulla salute pubblica. Se i fumatori adulti arrivano a credere che il vaping sia uguale o addirittura peggiore del tabacco combusto, potrebbero rinunciare a utilizzare le e-cigarette come possibile strumento per smettere di fumare o addirittura scegliere di tornare alle sigarette tradizionali. È il rischio evidenziato da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nicotine & Tobacco Research, intitolato “Changes in Harm Perceptions of E-Cigarettes Compared With Cigarettes Among U.S. Adults, 2012–2022”. Il lavoro è firmato da Alexander Wu come primo autore ed è stato realizzato da un gruppo di otto ricercatori del Southwestern Medical Center della University of Texas, tra cui David Gerber e Cristina Thomas.
Lo studio analizza come siano cambiate negli ultimi dieci anni le percezioni degli adulti statunitensi sulla pericolosità relativa delle sigarette elettroniche rispetto a quelle convenzionali. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati della Health Information National Trends Survey, una grande indagine rappresentativa della popolazione americana promossa dal National Cancer Institute. In totale sono state esaminate le risposte di 20.771 partecipanti raccolte tra il 2012 e il 2022. I risultati mostrano un cambiamento molto marcato nelle opinioni della popolazione. Nel 2012 soltanto circa il 3% degli intervistati riteneva che le e-cigarette fossero più dannose delle sigarette tradizionali. Dieci anni dopo questa percentuale ha superato il 30%. Parallelamente è diminuita drasticamente la quota di chi le considerava meno dannose: dal 51% circa nel 2012 a circa il 17% nel 2022. In altre parole, nel giro di un decennio la percezione pubblica del vaping negli Stati Uniti si è progressivamente spostata verso una valutazione più negativa.
Secondo gli autori, questo cambiamento potrebbe influenzare in modo significativo i comportamenti dei fumatori. “La percezione che le sigarette elettroniche siano più dannose delle sigarette tradizionali è stata associata sia a una minore disponibilità a usarle per smettere di fumare sia a una maggiore probabilità di passare dal vaping al fumo”, afferma David Gerber, professore di medicina interna alla UT Southwestern e tra gli autori dello studio. “Comprendere le conseguenze di questo cambiamento di percezione è fondamentale quando si progettano strategie efficaci per la cessazione del fumo”, aggiunge.
Il fenomeno emerge in un contesto in cui il consumo di sigarette negli Stati Uniti è in forte calo rispetto al passato. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, la percentuale di adulti fumatori è scesa dal picco del 43% registrato nel 1965 a circa il 12% nel 2025. Nello stesso periodo, tuttavia, l’uso delle sigarette elettroniche è cresciuto progressivamente: nel 2025 quasi il 7% degli adulti americani dichiarava di utilizzarle. Dal punto di vista medico, spiegano i ricercatori, le e-cigarette non sono prive di rischi ma sono generalmente considerate meno dannose delle sigarette tradizionali, che sono responsabili di malattie cardiovascolari, patologie polmonari e diversi tipi di tumore. Tuttavia negli ultimi anni è aumentata l’attenzione pubblica sui possibili effetti negativi del vaping, tra cui l’esposizione a livelli elevati di nicotina, la presenza di sostanze chimiche tossiche e il possibile ruolo di porta d’ingresso verso il fumo di tabacco.
Alcuni eventi specifici potrebbero aver contribuito a modificare la percezione pubblica. Tra questi la campagna antifumo “The Real Cost”, lanciata nel 2018 dalla Food and Drug Administration e rivolta soprattutto ai giovani, e i casi di lesioni polmonari, Evali, registrati negli Stati Uniti nel 2019, inizialmente collegati alle normali sigarette elettroniche con nicotina ma poi ricondotti a prodotti illegali con Thc e olio di vitamina E. L’analisi dei dati suggerisce che questi episodi abbiano contribuito a distorcere l’immagine delle sigarette elettroniche tra gli adulti.
Secondo Cristina Thomas, dermatologa e internista della UT Southwestern e coautrice dello studio, il problema principale riguarda l’equilibrio dell’informazione. “I nostri risultati mostrano quanto sia importante trovare un equilibrio nei messaggi di salute pubblica – sottolinea – È necessario scoraggiare i giovani dall’utilizzare sia sigarette tradizionali sia sigarette elettroniche, ma allo stesso tempo garantire che gli adulti fumatori ricevano informazioni accurate sui rischi relativi dei diversi prodotti e sulle opzioni disponibili per smettere”. Per i ricercatori comprendere quindi come gli eventi mediatici, le campagne istituzionali e le notizie scientifiche influenzino le convinzioni della popolazione sarà essenziale per definire strategie più efficaci di controllo del tabacco. In gioco non c’è soltanto la percezione del rischio, ma anche il modo in cui milioni di fumatori decidono se e come provare a smettere.



