L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Oms, una governance globale sempre meno sotto controllo pubblico

Analisti criticano l’Oms: troppo potere ai donatori e ostilità verso la sigaretta elettronica nelle politiche sul tabacco.

Il sistema di governo della sanità globale si è progressivamente trasformato, allontanandosi dall’obbligo democratico di dover rendere conto del suo operato. È questa la tesi centrale dell’articolata critica alla massima istituzione sanitaria, l’Organizzazione mondiale di sanità, contenuta nel saggio “Health Policy Without Accountability: The Rise of Global Health DoDOs”, pubblicato dall’International Center for Law & Economics (Icle) e firmato da tre analisti britanici: Julian Morris e Roger Bate dell’Icle e Christopher Snowdon dell’Institute of Economic Affairs. Al cuore della loro analisi vi è il concetto di “Democratically Deficient Organizations” (DoDOs), con cui gli autori descrivono un ecosistema composto da organizzazioni internazionali, fondazioni filantropiche, Ong e attori privati che esercitano un’influenza rilevante sulle politiche pubbliche senza essere soggetti a un controllo diretto da parte dei cittadini.

Michael Bloomberg

Secondo gli autori, uno dei passaggi cruciali di questa trasformazione riguarda il cambiamento del modello di finanziamento dell’Organizzazione mondiale di sanità. In origine sostenuta principalmente da contributi obbligatori degli Stati membri, l’Oms dipende oggi in larga misura da finanziamenti volontari e vincolati, spesso destinati a specifici programmi. Questo ha ridotto il controllo collettivo degli Stati e ha aumentato il peso di grandi donatori, tra cui spiccano la Bill & Melinda Gates Foundation e Bloomberg Philanthropies. Tali attori privati finiscono per orientare priorità e strategie, influenzando indirettamente anche la produzione scientifica e il dibattito pubblico. Il saggio sottolinea come questo sistema funzioni attraverso una rete integrata: le fondazioni finanziano ricerca accademica, campagne di advocacy e iniziative operative; le Ong promuovono le politiche suggerite; le organizzazioni internazionali le formalizzano in linee guida e accordi. Ne deriva una sorta di consenso autoreferenziale, difficilmente contestabile dall’esterno. Gli autori richiamano, a questo proposito, il concetto di “availability cascade”, secondo cui la ripetizione continua di determinate posizioni ne rafforza la percezione di validità, indipendentemente dalla solidità delle prove.
Un esempio centrale è rappresentato dalle politiche di controllo del tabacco e dal loro netto ostruzionismo agli strumenti di riduzione del danno da fumo, come la sigaretta elettronica. Nonostante l’adozione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco, i risultati in termini di riduzione globale del numero di fumatori appaiono limitati. Al contrario, esperienze nazionali basate sulla riduzione del danno, come quella svedese, hanno prodotto effetti più significativi ma vengono marginalizzate nel dibattito internazionale. Questo, secondo gli autori, riflette una rigidità istituzionale alimentata da incentivi che premiano la continuità delle politiche esistenti piuttosto che la loro revisione critica. Il problema, sostengono Morris, Bate e Snowdon, non è tanto la scarsità di risorse quanto la loro allocazione in un sistema che privilegia processi e strutture rispetto ai risultati concreti. In questo contesto, anche i fallimenti tendono a essere interpretati come giustificazione per un’ulteriore espansione delle competenze e dei finanziamenti, piuttosto che come occasione di riforma. Ne è un esempio il continuo accusare “l’interferenza dell’industria del tabacco” per i risultati che non arrivano, senza mai mettere in dubbio la validità dell’approccio dell’Oms.
In conclusione, il saggio invita a ripensare profondamente l’architettura della cooperazione sanitaria internazionale, proponendo un ritorno a forme più trasparenti di finanziamento, una maggiore apertura dei processi decisionali e un rafforzamento del ruolo delle istituzioni democratiche nazionali. Solo ristabilendo un legame diretto tra decisioni politiche e responsabilità verso i cittadini, sostengono gli autori, sarà possibile migliorare l’efficacia delle politiche sanitarie globali e garantire risultati realmente orientati al benessere delle popolazioni.

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