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Sette associazioni contro la Commissione: “Politiche Ue incoerenti sui prodotti a rischio ridotto”

Le associazioni di consumatori di sigarette elettroniche scrivono a Bruxelles: ignorate le evidenze scientifiche e le esperienze dei Paesi che hanno ridotto il fumo grazie alla riduzione del danno

Una coalizione di sette associazioni di consumatori provenienti da diversi Paesi europei e realtà internazionali ha deciso di intervenire direttamente nel dibattito sulla futura politica europea in materia di nicotina, inviando una lettera aperta ai vertici della Commissione europea. Tra i firmatari figurano Crohm, Considerate Pouchers, Consumer Choice Center, Generacija brez dima, Generace bez kouře, Greek Vapers Alliance e World Vapers’ Alliance. Il documento nasce come risposta critica alla valutazione della Direttiva sui prodotti del tabacco (Tpd) pubblicata dalla Commissione e rappresenta un tentativo di riorientare il dibattito regolatorio europeo verso un approccio più favorevole alla riduzione del danno. Secondo le organizzazioni firmatarie, il punto di partenza è una contraddizione evidente: la stessa valutazione della Tpd riconosce che le misure attuali hanno prodotto solo riduzioni modeste del fumo, ma allo stesso tempo suggerisce un inasprimento normativo proprio nei confronti di quei prodotti alternativi che, secondo una crescente letteratura scientifica, risultano significativamente meno dannosi rispetto alle sigarette tradizionali. Sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e pouch alla nicotina vengono infatti trattati nella prospettiva regolatoria come se fossero assimilabili al tabacco combusto, ignorando il concetto di continuum del rischio.

La commissione europea è chiamata a redigere le revisioni delle direttive tabacco (Tpd) e accise (Ted)

Le associazioni sottolineano come questo approccio rischi di compromettere uno degli strumenti più efficaci per la cessazione del fumo tra gli adulti. La disponibilità di prodotti diversificati, accessibili e regolati in modo proporzionato è infatti considerata cruciale per favorire il passaggio dalle sigarette a soluzioni a rischio ridotto. Limitazioni su aromi, livelli di nicotina, formati come i dispositivi usa e getta e l’introduzione di confezioni standardizzate vengono viste come misure che potrebbero rendere questi prodotti meno attrattivi proprio per i fumatori che cercano un’alternativa.
Un altro elemento centrale della lettera riguarda il mancato riconoscimento delle esperienze nazionali di successo. Paesi come Svezia, Repubblica Ceca e Grecia vengono citati come esempi virtuosi, dove politiche più aperte verso la riduzione del danno hanno contribuito a una diminuzione più rapida dei tassi di fumo. Secondo i firmatari, la valutazione della Commissione non valorizza adeguatamente questi risultati e preferisce orientarsi verso un modello restrittivo uniforme, che rischia di ignorare evidenze concrete già disponibili all’interno dell’Unione. Le organizzazioni pongono inoltre una questione di metodo, chiedendo un maggiore coinvolgimento diretto dei consumatori nei processi decisionali. Fumatori ed ex fumatori, sostengono, dovrebbero essere parte integrante delle consultazioni e delle valutazioni di impatto, in quanto soggetti direttamente interessati dalle politiche adottate. A ciò si aggiunge la richiesta di maggiore trasparenza nei processi di raccolta delle evidenze scientifiche, con garanzie di indipendenza e assenza di conflitti di interesse. Il messaggio complessivo della lettera è chiaro: l’obiettivo europeo di una generazione libera dal fumo difficilmente potrà essere raggiunto rendendo meno accessibili o meno attrattive le alternative a rischio ridotto. Al contrario, secondo le associazioni, è necessario un cambio di paradigma che riconosca il ruolo della riduzione del danno come strategia concreta e già efficace, capace di migliorare la salute pubblica senza comprimere la libertà di scelta dei consumatori.

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