L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Il caso olandese dimostra il fallimento delle restrizioni sugli aromi

Dati recenti mostrano un aumento significativo del consumo tra i giovani, una contrazione del mercato legale e una crescente diffusione dei canali illegali.

Il recente rapporto pubblicato dall’organizzazione Prohibition Does Not Work (Pdnw) offre un’analisi severa e documentata degli effetti del divieto degli aromi per sigarette elettroniche introdotto in Olanda nel 2024. La misura, adottata con l’obiettivo dichiarato di contrastare un presunto effetto gateway tra i giovani, si sta rivelando, secondo gli autori, un caso emblematico di politica pubblica fallimentare, capace di produrre conseguenze opposte rispetto a quelle auspicate. A due anni dall’entrata in vigore del divieto sugli aromi diversi dal tabacco nei prodotti del vaping, il mercato olandese appare profondamente alterato. I dati indicano un aumento significativo del consumo tra i giovani, con una prevalenza più che raddoppiata in un solo anno. Parallelamente, si registra una contrazione dell’uso tra gli adulti all’interno del mercato legale, accompagnata però da uno spostamento massiccio verso canali non regolamentati. Una quota consistente di consumatori continua infatti ad approvvigionarsi tramite acquisti all’estero, venditori online illegali o addirittura negozi fisici che eludono la normativa vigente.

I dispositivi open system consentono al consumatore di inserire un liquido a scelta, anche a seguito di miscelazione personale.

Il quadro si complica ulteriormente considerando l’andamento del consumo di sigarette tradizionali, che ha mostrato un incremento dopo l’introduzione del divieto. Una parte rilevante di ex utilizzatori di sigarette elettroniche ha dichiarato di aver aumentato il consumo di tabacco o di aver ripreso a fumare, suggerendo che la restrizione dell’offerta legale di prodotti alternativi possa aver avuto un effetto di regressione verso comportamenti più dannosi. Secondo Tim Andrews, fondatore di Pdnw, “l’esperienza olandese dimostra l’impossibilità di eliminare la domanda attraverso strumenti proibizionistici. Al contrario, tali politiche tendono a spostare i consumatori fuori dal mercato regolamentato, esponendoli a rischi maggiori e riducendo l’efficacia delle strategie di salute pubblica. In questo contesto, il divieto non solo non ha contenuto l’accesso dei giovani ai prodotti da svapo, ma ha contribuito a rendere tali prodotti più facilmente reperibili attraverso circuiti informali“. Le evidenze raccolte dal rapporto trovano riscontro anche nell’analisi dei fenomeni di commercio illecito. Michael Ellis, consulente globale di Pdnw ed ex dirigente di Interpol, sottolinea come la dinamica osservata nei Paesi Bassi ricalchi schemi ben noti: “Quando l’accesso legale viene limitato senza incidere sulla domanda, il mercato nero si espande rapidamente per colmare il vuoto. Ciò comporta un aumento della circolazione di prodotti di qualità inferiore, maggiori rischi per i consumatori, perdita di entrate fiscali per lo Stato e nuove opportunità per la criminalità organizzata“.
Il recente processo di valutazione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco da parte delle istituzioni di Bruxelles ha invece citato l’esperienza olandese come esempio positivo, promuovendo un approccio precauzionale e restrittivo nei confronti dello svapo. Una posizione che, secondo Pdnw, ignora le evidenze empiriche emergenti e rischia di compromettere ulteriormente il potenziale delle sigarette elettroniche come strumento di riduzione del danno rispetto al fumo tradizionale. L’organizzazione invita pertanto i decisori politici europei “a considerare in modo critico l’insieme delle prove scientifiche e dei dati reali disponibili, evitando di basarsi su interpretazioni parziali o selettive. L’esperienza dei Paesi Bassi, lungi dall’essere un modello virtuoso, rappresenterebbe piuttosto un monito sui limiti delle politiche proibizioniste in un contesto caratterizzato da una domanda persistente e diversificata“.

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