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Nel 2025 circa 3 milioni di persone in Italia utilizzano la sigaretta elettronica o i prodotti a tabacco riscaldato, pari al 7,4% della popolazione sopra gli 11 anni. È quanto emerge dal rapporto Istat sui fattori di rischio per la salute. Un fenomeno in costante crescita, iniziato lentamente nel 2014 e accelerato soprattutto negli ultimi anni che si inserisce in un contesto più ampio: quello della lotta al tabagismo tradizionale. Proprio l’analisi congiunta di questi dati permette di cogliere un elemento spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: il ruolo concreto che questi dispositivi possono avere nel percorso di abbandono delle sigarette.
La diffusione delle alternative elettroniche non è casuale né marginale. Si concentra in modo particolare tra i giovani adulti, con un picco del 16,5% tra i 18 e i 34 anni, ovvero proprio nella fascia in cui il consumo di sigarette tradizionali è storicamente più elevato. Questo dato suggerisce che le nuove generazioni non si limitano ad aggiungere un’abitudine, ma stanno progressivamente modificando le modalità di consumo della nicotina, orientandosi verso strumenti percepiti come diversi e, per molti, più gestibili rispetto alla sigaretta classica.
Parallelamente, il numero complessivo di fumatori nel 2025 scende al 18,6%, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Una diminuzione contenuta ma significativa se letta insieme all’aumento dell’utilizzo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Il dato diventa ancora più rilevante osservando la riduzione dei cosiddetti forti fumatori, scesi dal 4,1% del 2015 al 3,2% attuale. Meno persone fumano molto e questo rappresenta uno degli indicatori più importanti nei percorsi di cessazione: prima si riduce il consumo, poi si abbandona del tutto. È vero che circa due utilizzatori su tre di questi dispositivi continuano a fumare anche sigarette tradizionali. Ma questo elemento, spesso interpretato come un limite, può essere letto anche come una fase intermedia. Smettere di fumare è raramente un processo immediato: nella maggior parte dei casi avviene per tappe successive. L’uso combinato può quindi rappresentare una transizione, in cui il fumatore riduce gradualmente il numero di sigarette sostituendole con alternative percepite come meno invasive o più controllabili.
A rafforzare questa interpretazione c’è anche la presenza, seppur minoritaria, di ex fumatori tra gli utilizzatori di questi prodotti. L’1,7% della popolazione che ha smesso di fumare continua infatti a utilizzare sigarette elettroniche o dispositivi a tabacco riscaldato.
Questo dato indica che tali strumenti possono svolgere una funzione di mantenimento, aiutando a evitare ricadute nel consumo di sigarette tradizionali. L’evoluzione nel tempo conferma questa dinamica. Dal 2021 al 2025 l’uso di prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato, mentre quello delle sigarette elettroniche ha continuato a crescere in modo costante. Nello stesso periodo, la quota di fumatori non è aumentata in modo proporzionale, segnale che parte di questa crescita intercetta persone già fumatrici, offrendo loro un’alternativa concreta. Anche la riduzione del divario di genere nel consumo di tabacco contribuisce a chiarire il quadro. Se tra gli uomini si osserva una diminuzione della prevalenza di fumatori, soprattutto tra i più giovani, ciò avviene proprio nelle fasce dove l’adozione di dispositivi alternativi è più diffusa. Questo suggerisce una possibile relazione tra i due fenomeni: dove aumentano le alternative, diminuisce l’intensità o la diffusione del fumo tradizionale.
In questo contesto, la sigaretta elettronica non appare tanto come una soluzione immediata e definitiva, quanto come uno strumento inserito in un percorso più ampio e graduale. I dati mostrano che il cambiamento nelle abitudini di consumo è già in atto e che sempre più persone stanno modificando il proprio rapporto con il fumo. Non si tratta di una sostituzione totale e istantanea ma di un processo progressivo in cui le alternative elettroniche possono rappresentare un passaggio chiave verso la riduzione e, in molti casi, l’abbandono definitivo delle sigarette.



