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“L’Europa non può affermare di seguire la scienza sul cancro ignorando una delle distinzioni scientifiche più basilari nel controllo del tabacco: la differenza tra fumo e prodotti senza combustione”. Parte da questa critica netta la lettera aperta indirizzata alla Commissione europea e alla presidente Ursula von der Leyen, firmata da 26 tra medici, scienziati ed esperti internazionali e promossa dall’associazione spagnola Plataforma para la reducción del daño por tabaquismo. La missiva commenta e critica la valutazione della Direttiva sui prodotti del tabacco, pubblicata dalla Commissione poche settimane fa.
Il documento esprime una forte preoccupazione per l’approccio emergente dell’Unione europea alla regolamentazione di tabacco e nicotina, ritenuto basato su un presupposto scientificamente errato: trattare prodotti profondamente diversi come se comportassero gli stessi rischi delle sigarette tradizionali. Gli autori chiariscono che nessun prodotto contenente nicotina è privo di rischi ma sottolineano come le evidenze disponibili indichino differenze sostanziali tra combustione e alternative senza fumo. Uno dei passaggi centrali della lettera evidenzia un nodo metodologico: “Se Bruxelles valuta i prodotti senza combustione solo rispetto al non usare nulla, pone la domanda sanitaria sbagliata. La domanda rilevante è se i fumatori che passano a questi prodotti riducono l’esposizione alle sostanze tossiche che rendono il fumo letale, se questi prodotti aiutano a ridurre il fumo e se, nel complesso, possono diminuire le malattie correlate rispetto alla continuazione del consumo di sigarette”. Il confronto corretto non è tra uso e non uso ma tra diverse modalità di consumo.
La lettera insiste inoltre sulla necessità di distinguere tra nicotina e combustione, ricordando che i principali danni per la salute derivano dai prodotti tossici generati dal fumo. E a questo proposito, forse avendo in mente le esternazioni del commissario per la salute Olivér Várhélyi, gli autori ammoniscono sulla diffusione di messaggi considerati fuorvianti, facendo riferimento ad “affermazioni generiche secondo cui i nuovi prodotti a base di nicotina sarebbero ugualmente dannosi rispetto al fumo. Non è ciò che mostra l’insieme delle evidenze”, chiosa la lettera.
Ampio spazio è dedicato anche alla tutela dei giovani, tema su cui gli autori dichiarano una posizione chiara ma equilibrata: “La protezione dei giovani è essenziale. L’uso da parte dei minori di qualsiasi prodotto a base di nicotina deve essere prevenuto. Ma le preoccupazioni per i giovani non possono sostituire l’accuratezza scientifica. Né il proibizionismo è automaticamente la risposta. Le evidenze provenienti da Paesi come Stati Uniti, Nuova Zelanda o Regno Unito mostrano che il fumo giovanile ha continuato a diminuire rapidamente anche dove i prodotti senza combustione sono disponibili sotto rigide regolamentazioni e controlli. La sfida politica è prevenire l’uso tra i giovani senza negare ai fumatori adulti l’accesso ad alternative a minor rischio rispetto alle sigarette”.
Il documento invita, quindi, le istituzioni europee ad adottare un approccio basato su una valutazione comparativa dei rischi, in linea con quanto già richiesto dal Parlamento europeo. In particolare e in vista della imminente revisione della Direttiva europea sul tabacco, gli scienziati chiedono di: “confrontare i prodotti a base di nicotina non combustibili con il fumo abituale, non solo con il non utilizzo; riflettere il continuum di rischio tra i diversi prodotti anziché presupporre un’equivalenza con le sigarette; distinguere chiaramente i danni della combustione dagli effetti della nicotina; affrontare l’uso giovanile e i rischi del mercato illecito con una regolamentazione proporzionata, non con false equivalenze; seguire l’approccio scientifico comparativo esplicitamente richiesto dal Parlamento europeo”. L’obiettivo dichiarato è evitare politiche che, ignorando le differenze scientifiche, possano paradossalmente ostacolare la riduzione del danno e mantenere invariato il peso sanitario del fumo tradizionale.
I firmatari della lettera aperta sono: Vincent Amble-Naess, medico e divulgatore di sanità pubblica, Svezia; Fabio Beatrice, medico e specialista in otorinolaringoiatria, Italia; Fernando Fernández Bueno, oncologo chirurgico, Spagna; Carmen Escrig, dottorato in biologia cellulare e molecolare, Spagna; Sasa Jevtovic, medico, psichiatra e psicoterapeuta, Croazia; Nikolina Kastratovic, assistente universitaria, Serbia; Rossen Kalpachki, medico neurologo, Bulgaria; Giovanni Li Volti, medico e professore di biochimica, Italia; Martynas Marcinkevicius, psichiatra, Lituania; Dritan Miloti, farmacista tecnico, Albania; Viktor Mravcik, medico e ricercatore in dipendenze, Repubblica Ceca; Gediminas Navaitis, professore, Lituania; Georgios Panotopoulos, medico specialista in medicina interna, obesità e nutrizione, Grecia; Ioannis Patrikios, professore di medicina, Cipro; Lubos Petruzelka, medico oncologo, Repubblica Ceca; Emilian Damian Popovici, medico ed epidemiologo, Romania; Heidi B. Ramstad, dirigente medico, Norvegia; Christos G. Savopoulos, professore di medicina interna, Grecia; Roland Shuperka, esperto di controllo del tabacco, Albania; Ranko Stevanovic, presidente di società scientifica per la riduzione del danno, Croazia; János Szemelyácz, psichiatra e psicoterapeuta specialista in dipendenze, Ungheria; Athanasios Symeonidis, medico di medicina generale, Grecia; Philip Tonnesen, specialista in pneumologia ed esperto in cessazione del fumo, Danimarca; Eleftheria Tzarnta, dentista e implantologa, Grecia; Bernd Were, professore di lavoro sociale e ricerca sulle dipendenze, Germania; Dirk Ziebolz, professore di odontoiatria conservativa e parodontologia, Germania.
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