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Sigaretta elettronica, il Mohre critica la revisione della Tpd Ue

Lettera al commissario Ue: valutazione sbilanciata e poca attenzione al vaping come strumento di riduzione del danno.

Una revisione della direttiva europea sui prodotti del tabacco basata su prove scientifiche incomplete rischia di compromettere gli obiettivi di salute pubblica e di penalizzare strategie efficaci di riduzione del danno. È questo il punto di partenza della lettera aperta inviata al commissario europeo per la salute, l’ungherese Olivér Várhelyi, dai membri del comitato scientifico del Mohre (Medical observatory on harm reduction), che riunisce esperti internazionali nel campo delle dipendenze e della sanità pubblica. Il documento prende posizione in modo netto sulle criticità emerse nel rapporto di valutazione della Tpd (che norma anche i prodotti senza combustione come la sigaretta elettronica) pubblicato dalla Commissione europea lo scorso 2 aprile, chiedendo un cambio di approccio nelle politiche sul tabacco e sulla nicotina.

Il commissario europeo alla salute Olivér Várhelyi

Gli autori chiariscono fin da subito di sostenere la necessità di rafforzare le politiche di controllo del tabacco, soprattutto per proteggere i minori e i non fumatori. Tuttavia, denunciano come l’attuale valutazione della Commissione non rispetti gli standard promessi di imparzialità e rigore scientifico, arrivando a conclusioni fondate su opinioni e lacune nei dati piuttosto che su evidenze solide. Secondo il Mohre, questo squilibrio rischia di orientare le decisioni politiche in modo distorto, compromettendo l’efficacia delle misure adottate. Uno dei punti più critici riguarda infatti proprio il ruolo della ricerca indipendente, in particolare quella relativa alla riduzione del danno. La lettera accusa la Commissione di aver marginalizzato studi rilevanti e di non aver valutato adeguatamente i prodotti senza combustione rispetto alle sigarette tradizionali. In questo contesto, viene contestata anche la narrativa che descrive la sigaretta elettronica come una porta d’ingresso al fumo, sottolineando invece come numerose evidenze mostrino che molti fumatori adulti abbiano già compiuto il percorso inverso, passando al vaping per ridurre i rischi per la salute o come tappa verso la cessazione.
Secondo i firmatari, uno dei limiti più gravi del rapporto è proprio il mancato confronto diretto tra i rischi dei prodotti senza combustione e quelli del fumo tradizionale. Si tratta, evidenziano, dell’informazione più rilevante per i consumatori, che devono poter compiere scelte informate. L’approccio adottato dalla Commissione viene definito implicitamente come una visione dicotomica “smetti o muori”, che non tiene conto della complessità delle dipendenze e delle difficoltà reali incontrate dai fumatori nel cessare completamente l’uso di nicotina.
La lettera critica inoltre il ricorso prevalente al parere dello Scheer (Scientific committee on health, environmental and emerging risks) dell’aprile 2021, ritenuto insufficiente proprio perché non affronta il tema del rischio comparato. Allo stesso modo, vengono contestate le dichiarazioni ufficiali della Commissione che tendono a minimizzare il potenziale di riduzione del danno dei prodotti alternativi, in contrasto con posizioni espresse da altre autorità sanitarie internazionali. Anche il tema degli aromi viene richiamato: gli autori spiegano che esistono evidenze che dimostrano come questi possano favorire il passaggio dei fumatori adulti a prodotti meno dannosi, ma tali dati sono stati ignorati o sottovalutati.
Un ulteriore elemento di critica riguarda la base dati utilizzata nel rapporto, giudicata limitata e datata, oltre che poco rappresentativa del contesto europeo. In particolare, viene evidenziato come il documento non tenga conto in modo adeguato dell’esperienza della Svezia, considerata dagli esperti un caso emblematico di successo nella riduzione del fumo grazie alla diffusione di alternative meno rischiose come snus, sacchetti di nicotina e sigarette elettroniche. Nonostante risultati significativi in termini di diminuzione dei fumatori e delle malattie correlate, il caso svedese sarebbe stato citato solo marginalmente e in chiave negativa.
Nelle conclusioni, il Mohre definisce questa valutazione un’occasione mancata per avanzare realmente nella tutela della salute pubblica in Europa. La riduzione del danno, ricordano gli autori, è un principio consolidato in medicina, già applicato con successo in diversi ambiti, dalle dipendenze da oppioidi alla gestione del diabete. Applicarlo anche al tabagismo non rappresenta una concessione all’industria, ma una scelta basata su evidenze scientifiche e sull’esperienza concreta dei pazienti. Da qui le richieste rivolte alla Commissione: adottare un approccio basato sul confronto tra rischi relativi, includere studi indipendenti e dati internazionali, riconoscere la diversità dei profili di dipendenza e analizzare seriamente il modello svedese. In assenza di questi correttivi, avvertono gli esperti, una revisione della direttiva fondata su evidenze selettive rischia non solo di fallire i propri obiettivi, ma anche di spingere i fumatori verso scelte più dannose. La tutela della salute, concludono, richiede il coraggio di seguire i dati scientifici anche quando conducono a risultati politicamente scomodi.
La lettera è firmata da Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana per le malattie da dipendenza (Sipad), Konstantinos Farsalinos, cardiologo e ricercatore presso l’Università di Patrasso e l’Università dell’Attica occidentale, Giacomo Mangiaracina, presidente dell’Agenzia nazionale per la prevenzione (Anp), Claudio Zin, nefrologo presso l’Ospedale universitario di Buenos Aires, Heino Stöver, docente presso l’Università di scienze applicate di Francoforte, e Fabio Beatrice e Johann Rossi Mason, rispettivamente direttore scientifico e  direttrice del Mohre.

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