L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Panuzzo (Uniecig): “Resistere al vento proibizionista contro le sigarette elettroniche”

Una regolamentazione efficace deve distinguere tra prodotti con diversi profili di rischio.

Negli ultimi mesi il settore delle sigarette elettroniche sta attraversando una fase di forte pressione normativa, sia a livello europeo sia internazionale. Bozze di pareri parlamentari, richieste di revisione accelerata della direttiva tabacco, proposte di divieti sugli aromi e orientamenti sempre più restrittivi emersi nei contesti globali stanno progressivamente ridefinendo il perimetro del mercato. Il rischio, però, è che nel tentativo di intervenire sul piano sanitario si finisca per produrre effetti economici e sociali controproducenti, in particolare per i negozianti su strada. La tendenza più preoccupante è l’equiparazione tra sigarette elettroniche e prodotti del tabacco tradizionale, nonché la scelta scellerata da parte di molti Paesi di introdurre il flavour ban. Una scelta che, se tradotta in norme vincolanti, comporterebbe tassazione analoga, ulteriori restrizioni commerciali e limitazioni sugli aromi. Un’impostazione che ignora la differenza di profilo di rischio tra combustione e prodotti alternativi e che rischia di cancellare la specificità del comparto.
Per i negozi specializzati questo significa perdere identità e competitività. Il valore del punto vendita fisico non è soltanto nella transazione commerciale ma nella consulenza, nell’accompagnamento del fumatore adulto verso un’alternativa, nella personalizzazione dell’esperienza. Se il prodotto viene normativamente “appiattito” al tabacco tradizionale, anche il ruolo del negoziante viene ridimensionato. Il clima politico europeo contribuisce ad alimentare l’incertezza. Le richieste di divieti sugli aromi e di restrizioni più severe sulla vendita creano un contesto instabile che scoraggia investimenti e pianificazione. Un negozio su strada vive di equilibrio tra scorte, rotazione dei prodotti e fidelizzazione del cliente: quando le regole cambiano o possono cambiare in tempi brevi, ogni decisione imprenditoriale diventa un rischio.

Antonella Panuzzo, avvocato, dal 2017 è presidente dall’associazione Uniecig.

Le esperienze internazionali offrono inoltre segnali da non sottovalutare. Gli studi condotti in Paesi che hanno introdotto divieti sugli aromi mostrano effetti controproducenti: calo delle vendite di prodotti da vaping ma contestuale aumento di quelle delle sigarette tradizionali e innalzamento del contrabbando. Una dinamica che, oltre a mettere in discussione l’efficacia sanitaria delle misure, penalizza direttamente il commercio legale specializzato. C’è poi un ulteriore elemento: quando l’offerta regolamentata viene compressa, lo spazio lasciato libero tende a essere occupato da canali paralleli, meno controllati e meno sicuri. Il negoziante che opera nel rispetto delle norme, paga le imposte e garantisce tracciabilità si trova così a competere con circuiti che sfuggono a ogni vigilanza. Anche il contesto internazionale, con le discussioni emerse nelle conferenze globali sul controllo del tabacco, sembra orientato verso un approccio fortemente restrittivo sui prodotti contenenti nicotina alternativi alla combustione. Questo orientamento rischia di riflettersi sulle politiche nazionali, rafforzando una narrativa che vede nel vaping un problema da eliminare piuttosto che uno strumento da regolamentare in modo proporzionato.
Uniecig ritiene che una regolazione efficace debba distinguere tra categorie di prodotto, valutare gli impatti economici e coinvolgere gli operatori del settore. Senza questo equilibrio, il pericolo è duplice: da un lato si indebolisce una rete di migliaia di attività commerciali che rappresentano presidio economico sul territorio; dall’altro si rischia di ostacolare percorsi di transizione per i fumatori adulti. La regolazione è necessaria ma deve essere coerente con le evidenze e sostenibile per chi opera legalmente. Diversamente, l’effetto potrebbe essere una progressiva desertificazione dei negozi specializzati, senza reali benefici per la salute pubblica.

L’autore: Antonella Panuzzo è presidente di UniEcig, l’associazione nazionale dei rivenditori di sigarette elettroniche

Articoli correlati