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La valutazione della Direttiva sui prodotti del tabacco, pubblicata ieri dalla Commissione europea in vista della revisione della stessa, non ha tardato a suscitare reazioni. Nonostante il momento scelto, a ridosso delle festività pasquali, sono stati in molti a prendere la penna per dare voce al proprio sconcerto per il lavoro della Commissione e la propria preoccupazione per un documento che potrebbe aprire la strada a restrizioni radicali o divieti su sigarette elettroniche, sacchetti di nicotina, tabacco riscaldato e sugli aromi che li rendono strumenti efficaci per smettere di fumare.

“È assai riprovevole che in Europa si continuino ad ignorare ricerche pubblicate sulle più autorevoli riviste internazionali”, commenta il dottor Fabio Beatrice, otorinolaringoiatra e direttore del Medical Observatory on Harm Reduction (Mohre). L’osservatorio parla di un “fallimento metodologico che rischia di mettere in pericolo la vita dei 66 milioni di fumatori europei e 12 milioni italiani”. Il documento che dà il via all’iter legislativo per la revisione delle direttive presenta, secondo il Mohre, un impianto fragile, perché copre appena dieci Paesi membri su ventisette, si appoggia prevalentemente a dati precedenti al 2017 e attinge solo il 26% della letteratura da contesti europei, senza condurre alcuna analisi sostanziale sugli esiti della riduzione del danno.
“Oramai è certo che i prodotti senza combustione supportino i forti fumatori che non riescono a smettere – continua Beatrice – Le indicazioni sono costanti e confermate nel tempo. L’ultima revisione Cochrane di pochi mesi fa esamina oltre 30 mila partecipanti ed il contributo di 104 studi di cui 61 randomizzati in trial controllati e conferma con elevata certezza l’efficacia della sigaretta elettronica nella cessazione di fumatori resistenti a smettere. È inaccettabile che in questa epoca le decisioni politiche prescindano dalle evidenze scientifiche e restino chiuse in dogmatiche visioni nell’ambito delle quali si confonde la prevenzione dell’inizio con il dovuto aiuto alla popolazione più fragile che fuma, si ammala e muore per effetto della tossicità da combustione. Auspico un cambio di passo”.

L’auspicio è fatto proprio anche dal ricercatore e cardiologo greco e membro del board del Mohre Konstantinos Farsalinos, che solo pochi giorni fa aveva messo in guardia contro i pericoli della direzione presa dall’Unione europea. “Imporre divieti o restrizioni eccessive su questi prodotti – ammonisce Farsalinos – potrebbe avere l’effetto opposto a quello desiderato: incoraggiare il traffico illegale e spingere i consumatori verso scelte ancora più dannose. Ne è un esempio il caso della Danimarca, dove il divieto degli aromi per sigarette elettroniche nel 2022 ha avuto risultati opposti a quelli attesi, portando a un aumento del consumo tra i giovani e a un uso predominante di aromi che avrebbero dovuto essere vietati. Tali restrizioni e divieti scoraggiano inoltre i fumatori dal passare a prodotti a minor rischio e potrebbero costringere gli ex fumatori a tornare alle sigarette tradizionali”.

Di possibile “catastrofe sanitaria” parlano gli esperti di Smoke Free Sweden, un gruppo internazionale di medici che promuove l’esempio del Paese scandinavo, unico ad aver quasi raggiunto lo status di smoke-free. L’associazione ricorda che nello stesso periodo in cui l’Europa ha ridotto i tassi di fumo dal 28% al 24%, la Svezia ha registrato un crollo del 54%, garantendo che alternative come lo snus, i sacchetti di nicotina e le sigarette elettroniche fossero accessibili e convenienti. Ma di tutto questo non si trova menzione nel documento europeo. “La Commissione riconosce apertamente che il fumo sta diminuendo troppo lentamente, eppure si prepara a reprimere proprio i prodotti che stanno generando successi concreti in Paesi come la Svezia”, commenta il dottor Delon Human, leader di Smoke Free Sweden ed ex segretario generale della World Medical Association. “La posizione della Commissione contraddice una montagna di prove inconfutabili ed è un classico caso di negazione della scienza. Anche se animato da buone intenzioni, questo approccio potrebbe aumentare le malattie e la mortalità legate al fumo in Europa invece di ridurle. Se Bruxelles limiterà l’accesso ad alternative più sicure, non fermerà l’uso della nicotina. Al contrario, proteggerà semplicemente il commercio delle sigarette. Sarebbe un fallimento storico della leadership nella salute pubblica”, conclude Human.

E se il mondo scientifico che si occupa di riduzione del danno è sconcertato, quello dell’industria italiana dichiara di essere, afferma il presidente di Anafe-Confindustria Umberto Roccatti, “tra il perplesso e l’indignato”. “Le vittorie che la Commissione si intesta nella lotta al fumo tradizionale – commenta Roccatti – sono in larga parte merito dell’affermarsi dei prodotti a rischio ridotto. Tuttavia il mancato riconoscimento dell’enorme volume di letteratura scientifica a favore dell’ecig, che prevale nettamente rispetto a quella contraria, implica una visione totalmente di parte e sostanzialmente ideologica”. Il presidente di Anafe evidenzia anche l’errata analisi del fenomeno della Commissione e i pericoli di eventuali restrizioni. “L’apoteosi si registra nella mancanza di comprensione che i minori già comprano in maniera illegale e/o sul mercato illegale in quanto in tutta Europa vige il divieto di vendita ai minori di 18 anni – conclude – I paventati divieti avranno solamente due effetti: riportare i fumatori adulti a utilizzare il ben più dannoso tabacco tradizionale ed accrescere il mercato nero. I contrabbandieri già brindano ai burocrati”.

Molto aspre anche le reazioni dei consumatori, preoccupati che la valutazione apra la porta a regolamenti più severi e divieti su sigarette elettroniche e prodotti alternativi. “Il rapporto celebra un calo del fumo patetico, che assicura che per decenni non si riuscirà a raggiungere l’obiettivo di diventare smoke-free, fissato per il 2040. Allo stesso tempo, attacca proprio le alternative che hanno reso la Svezia senza fumo, la Repubblica Ceca il Paese con il calo più rapido nell’Ue e la Grecia un caso di inversione di tendenza”, dichiara Alberto Gómez Hernández, Policy Manager di World Vapers’ Alliance. Secondo l’associazione, la valutazione della Commissione è “palesemente di parte” e occulta le evidenze scientifiche favorevoli agli strumenti di riduzione del danno. “Un aggiornamento della Tpd – conclude Gómez Hernández – basato su questo rapporto impedirà a milioni di fumatori di passare a opzioni meno dannose e alimenterà una crescita esplosiva dei mercati neri illegali”.
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