L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 12 al 18 aprile

La consueta rubrica settimanale con i principali fatti dell'attualità del vaping da tutto il mondo.

Unione EuropeaL’Italia blocca a Bruxelles il divieto irlandese sulle e-cig monouso
L’Unione europea ha fermato il progetto di legge irlandese che mirava a vietare la vendita di sigarette elettroniche monouso, dopo l’intervento formale del governo italiano presso la Commissione europea. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha trasmesso un parere contestuale ritenuto in contrasto con i principi di libero movimento delle merci e con il diritto di offrire un prodotto legale in altri Stati membri. L’istanza italiana ha già sortito un effetto concreto, con l’estensione del periodo di sospensione dell’adozione fino al giugno 2026 e la necessità per Dublino di rivedere la proporzionalità della misura. Nel testo inviato a Bruxelles, Roma sottolinea come un divieto generalizzato sulle e-cig usa e getta sia eccessivo rispetto agli obiettivi di salute pubblica, oltre che insufficientemente sostenuto da evidenze scientifiche univoche. L’iniziativa rientra in una strategia più ampia di difesa del mercato unico e delle filiere nazionali impegnate nel vaping, con centinaia di imprese interessate e il rischio di precedenti per regolamentazioni locali frammentate.

Sigarette elettroniche, Roma difende il mercato Ue e blocca il divieto irlandese

 

Paesi Bassi Possesso e-cig in grandi quantità diventa reato per colpire contrabbando, critiche per vaghezza
Il governo olandese prepara una legge che renderà reato il possesso di grandi quantità di sigarette elettroniche, anche da parte di privati, per superare i limiti attuali che consentono sequestri solo su prove certe di intento di vendita da parte della Nvwa, l’autorità di controllo. La ministra della Sanità Fleur Agema Hermans mira a reprimere il commercio illegale di e-cig aromatizzate, ufficialmente vietate ma diffuse soprattutto attraverso piattaforme social come Snapchat e TikTok, alzando contestualmente le multe per i venditori. Senza soglia precisa per distinguere il possesso per uso personale dal sospetto di vendita, la norma rischia interpretazioni arbitrarie e di alimentare una logica punitiva, penalizzando consumatori onesti anziché risolvere le cause strutturali del mercato nero. In precedenza, il governo aveva innalzato l’età minima per l’acquisto a 21 anni e bandito gli aromi dolci per scoraggiare i giovani. Ma esperti del settore vaping avvertono che l’approccio punitivo potrebbe alimentare un sommerso più pericoloso e meno controllabile.

Nei Paesi Bassi diventa reato avere troppe sigarette elettroniche

 

Paesi BassiI numeri del fallimento del divieto di aromi
E proprio il divieto degli aromi per sigarette elettroniche, introdotto nel 2024, mostra effetti opposti agli obiettivi, con un aumento significativo del consumo tra i giovani e una contrazione del mercato legale. Sono i dati che emergono dal rapporto Prohibition Does Not Work (Pdnw). A due anni dall’entrata in vigore, la prevalenza giovanile è più che raddoppiata, mentre molti adulti si sono spostati verso canali non regolamentati, tra acquisti all’estero, attraverso siti online e vendite illegali. Si registra inoltre un incremento del consumo di sigarette tradizionali, con ex utilizzatori di e-cig tornati al tabacco. “L’esperienza olandese dimostra l’impossibilità di eliminare la domanda attraverso strumenti proibizionistici”, afferma Tim Andrews di Pdnw, “al contrario, tali politiche tendono a spostare i consumatori fuori dal mercato regolamentato. Secondo l’ex Interpol Michael Ellis, le restrizioni favoriscono il mercato nero, con rischi sanitari e perdite fiscali. Bruxelles ha citato il caso olandese come positivo nella revisione della direttiva tabacco, ma Pdnw invita a considerare i dati reali e il ruolo dello svapo nella riduzione del danno.

Il caso olandese dimostra il fallimento delle restrizioni sugli aromi

 

GlobalOms sotto accusa per la governance, analisti denunciano il peso dei donatori
La governance dell’Organizzazione mondiale della sanità si è progressivamente allontanata dal controllo democratico, con un’influenza crescente dei grandi donatori e un approccio ostile alla riduzione del danno da fumo. È quanto emerge da un saggio di Julian Morris, Roger Bate e Christopher Snowdon pubblicato dall’International Center for Law & Economics e intitolato “Health Policy Without Accountability: The Rise of Global Health DoDOs”. L’analisi descrive un ecosistema in cui fondazioni, Ong e attori privati incidono sulle politiche senza doverne rispondere direttamente ai cittadini. Un sistema determinato da un modello di finanziamento sempre più basato su contributi volontari vincolati che rafforzano il peso di soggetti come Gates Foundation e Bloomberg Philanthropies. Secondo gli autori, si è creata una rete integrata che alimenta un consenso autoreferenziale che consolida posizioni indipendentemente dalla solidità delle prove. Nel campo del controllo del tabacco ciò si traduce – evidenziano – in un netto ostruzionismo verso strumenti di riduzione del danno come la sigaretta elettronica. Il saggio propone infine una riforma dell’architettura della cooperazione sanitaria internazionale, auspicando un ritorno a forme più trasparenti di finanziamento.

Oms, una governance globale sempre meno sotto controllo pubblico

 

Stati UnitiStudio: percezione dei rischi del vaping influisce sulle scelte dei giovani fumatori
Ritenere le e-cig dannose quanto le sigarette tradizionali può spingere più giovani adulti ad abbandonare del tutto la nicotina, ma anche aumentare la probabilità che altri tornino al fumo combusto. È quanto emerge dallo studio “Association Between Perceived Relative Harm of Electronic Cigarettes Vs. Cigarettes on Nicotine or Tobacco Use Patterns in Young Adults: Findings from the PATH Study”, firmato da da Catherine S. Nagawa, Erin A. Vogel, Veronica L. Richards e Amy M. Cohn dello Stephenson Cancer Center (University of Oklahoma Health Sciences). L’indagine ha seguito 2.180 giovani tra 18 e 24 anni provenienti dall’ampia ricerca statunitense PATH Study, osservando come la percezione del rischio legato al vaping nel 2021 abbia inciso sui consumi nel biennio successivo. Il 69,4% dei partecipanti considerava le e-cig non meno dannose del fumo tradizionale e mostrava comportamenti divergenti: maggiore astensione dalla nicotina, ma anche un più alto ricorso esclusivo alle sigarette combustibili. Gli autori parlano di “doppio effetto” delle credenze sul rischio, che può sia favorire l’abbandono sia ostacolare la riduzione del danno.

Lo studio è stato pubblicato su Nicotine & Tobacco Research. Su Sigmagazine gli approfondimenti sui suoi risultati.

Sigaretta elettronica: più rischi percepiti, più fumo tra i giovani

 

Unione EuropeaSette associazioni contro politiche Ue incoerenti sui prodotti a rischio ridotto
Sette associazioni di consumatori provenienti da diversi Paesi europei e realtà internazionali hanno inviato una lettera aperta alla Commissione Ue criticando come incoerenti le politiche sui prodotti a rischio ridotto dopo la valutazione della Direttiva Tpd. Ignorando evidenze scientifiche e i successi nazionali in Svezia, Repubblica Ceca e Grecia, Bruxelles equipara sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e pouch alla nicotina al fumo tradizionale, proponendo restrizioni su aromi e nicotina che ne ridurrebbero l’attrattività per i fumatori adulti. Le associazioni firmatarie chiedono un approccio basato sul riconoscimento del concetto di continuum del rischio, un maggiore coinvolgimento dei consumatori e maggiore trasparenza nei processi di raccolta delle evidenze scientifiche per accelerare la transizione dal fumo e raggiungere l’obiettivo di una generazione smoke-free. Tra i firmatari figurano Crohm, Considerate Pouchers, Consumer Choice Center, Generacija brez dima, Generace bez kouře, Greek Vapers Alliance e World Vapers’ Alliance.

Sette associazioni contro la Commissione: “Politiche Ue incoerenti sui prodotti a rischio ridotto”

 

SveziaIl modello svedese torna al centro del dibattito europeo sul vaping
Il modello svedese di riduzione del danno torna al centro del dibattito europeo mentre Bruxelles si prepara a rivedere direttive tabacco e accise. Nel Paese nordico il tasso di fumatori giornalieri è sceso al 3,7%, un livello indicato da più esperti come prova dell’efficacia di alternative come sigaretta elettronica, snus e bustine di nicotina. A rilanciare il tema è Delon Human, direttore di Smoke Free Sweden, che in una lettera aperta alla Commissione Ue ha invitato a riconsiderare l’attuale approccio alla lotta al tabagismo. Secondo il medico, distinguere tra nicotina e combustione è decisivo per non ostacolare il passaggio dei fumatori verso prodotti potenzialmente meno nocivi. Il caso svedese, osservano gli esperti, mostra come l’accessibilità e l’accettabilità delle alternative smoke-free abbiano favorito il calo del fumo tradizionale. Sul fronte opposto, scelte restrittive come quelle adottate da Parigi sulle bustine di nicotina e le e-cig usa e getta alimentano il confronto sulle future regole europee.

Lotta al fumo: la rivoluzione silenziosa della Svezia che l’Europa rischia di ignorare

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