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La Svezia senza fumo: numeri record e il ruolo crescente degli strumenti a rischio ridotto

Dati alla mano, la Svezia dimostra come la riduzione del danno possa affiancare e rendere vincenti le politiche antifumo.

Il caso svedese rappresenta oggi uno degli esempi più significativi in Europa nella lotta al tabagismo, soprattutto se letto attraverso la lente della riduzione del danno. I dati recentemente pubblicati dal Centralförbundet för alkohol och narkotikaupplysning, autorevole organizzazione ultracentenaria  che si occupa di monitorare, analizzare e diffondere informazioni sull’uso di alcol, stupefacenti, doping e tabacco, mostrano come nel 2025 solo il 7,1% della popolazione fumi, di cui il 3,7% quotidianamente e il 3,4% in modo occasionale. Si tratta di un risultato ancora più rilevante se confrontato con il passato: nel 2013 i fumatori quotidiani erano il 9%, una quota che in poco più di un decennio si è ridotta di circa due terzi, arrivando al 3,6%. Anche il consumo sporadico è sceso dal 5% al 3,4% nello stesso periodo. A rafforzare questo quadro si aggiunge il fatto che il 30% degli intervistati dichiara di aver fumato in passato ma di aver smesso, segno di un cambiamento strutturale nei comportamenti. Parallelamente a questo calo, si osserva una crescita significativa dell’uso di strumenti alternativi a rischio ridotto. Il caso più evidente è quello dello snus, utilizzato nel 2025 dal 17,5% della popolazione: il 15% ne fa uso quotidiano e il 2,5% in modo occasionale. Anche qui il confronto storico è illuminante: nel 2013 gli utilizzatori erano il 13%, il che indica un aumento di oltre quattro punti percentuali, con un’accelerazione particolarmente marcata tra il 2021 e il 2025. Il fenomeno è ancora più evidente tra i giovani adulti tra i 18 e i 29 anni, dove la diffusione è passata dal 18% al 29% nello stesso arco temporale.
All’interno di questo mercato, si sta inoltre verificando una trasformazione qualitativa. I dati mostrano che il 74% delle donne preferisce il cosiddetto snus bianco, ovvero i sacchetti di nicotina privi di tabacco, mentre il 62% degli uomini continua a utilizzare lo snus tradizionale contenente tabacco. Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, la preferenza per i sacchetti di nicotina raggiunge il 67%, arrivando addirittura al 93% tra le donne della stessa fascia. Questo spostamento verso prodotti senza combustione e, in molti casi, senza tabacco, rappresenta uno degli elementi più rilevanti in ottica di riduzione del rischio. Anche il vaping, pur restando meno diffuso, mostra una crescita costante. La percentuale di utilizzatori di sigarette elettroniche è passata dall’1,6% nel 2013 al 2,7% nel 2025. Sebbene i numeri siano inferiori rispetto allo snus, il trend indica chiaramente un interesse crescente verso dispositivi che eliminano la combustione, principale fonte delle sostanze tossiche legate al fumo.
La Svezia si trova così in una posizione unica, con appena il 3,7% di fumatori quotidiani nel 2025, di gran lunga il dato più basso dell’Unione europea. Un risultato che appare difficilmente separabile dalla diffusione di alternative che consentono di assumere nicotina senza ricorrere alla combustione. In questo scenario, gli strumenti a rischio ridotto non rappresentano soltanto una sostituzione, ma una leva strategica che accompagna i fumatori verso comportamenti meno dannosi, contribuendo in modo tangibile alla progressiva uscita dal tabagismo tradizionale.

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