© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
L’Italia interviene a Bruxelles per difendere il mercato delle sigarette elettroniche e, più in generale, l’equilibrio del mercato unico europeo. A muoversi è stato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato dal ministro Adolfo Urso, che ha trasmesso alla Commissione europea un parere circostanziato contro il progetto di legge irlandese volto a vietare la vendita delle sigarette elettroniche monouso. L’iniziativa italiana non è soltanto una presa di posizione politica, ma un atto formale che ha già prodotto un effetto concreto: il rinvio dell’adozione della misura irlandese, con l’estensione del periodo di sospensione fino al giugno 2026. Nel documento inviato a Bruxelles, l’Italia contesta in modo netto l’impostazione del provvedimento irlandese, ritenuto in contrasto con i principi fondamentali dell’Unione europea. Secondo il ministero, un divieto totale di commercializzazione di un prodotto legale in altri Stati membri rischia di compromettere la libera circolazione delle merci, uno dei pilastri del mercato interno. La critica non si limita al piano giuridico, ma entra anche nel merito della proporzionalità della misura, giudicata eccessiva e non adeguatamente supportata da evidenze scientifiche tali da giustificare un intervento così drastico.

L’azione italiana si inserisce in una strategia più ampia di tutela delle filiere produttive e commerciali che operano nel settore del vaping, un comparto in espansione che coinvolge centinaia di imprese attive sul territorio nazionale. Il timore è che iniziative unilaterali come quella irlandese possano creare precedenti pericolosi, aprendo la strada a una regolamentazione frammentata in Europa, con conseguenze dirette sulla concorrenza e sulla stabilità del mercato. In questo scenario, l’intervento del dicastero guidato da Urso mira a preservare un quadro normativo armonizzato, evitando che decisioni nazionali isolate finiscano per penalizzare operatori economici che invece agiscono nel rispetto delle regole europee. Non è un caso che nel parere venga richiamata anche la necessità di rispettare le procedure e i principi della cosiddetta better regulation, che impongono agli Stati membri di valutare attentamente l’impatto delle proprie scelte e di considerare soluzioni alternative meno restrittive prima di introdurre divieti generalizzati. Secondo l’Italia, nel caso irlandese questa valutazione sarebbe mancata o comunque insufficiente, rendendo la misura non solo discutibile, ma potenzialmente incompatibile con il diritto dell’Unione. La partita resta aperta e si giocherà nei prossimi mesi a livello europeo, ma il segnale politico è già chiaro. Roma intende avere un ruolo attivo nella definizione delle regole che riguardano il settore, difendendo al tempo stesso la coerenza del mercato interno e gli interessi delle imprese. In un contesto in cui il tema della regolazione delle sigarette elettroniche è sempre più al centro del dibattito, l’intervento italiano rappresenta certamente un passaggio significativo, destinato a pesare nel confronto tra Stati membri e istituzioni europee soprattutto alla vigilia delle revisioni delle direttive europee tabacchi (Tpd) e accise (Ted).



