© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
È stata pubblicata questo pomeriggio l’attesa valutazione da parte della Commissione europea del quadro europeo per il controllo del tabacco, che prende in esame la Direttiva europei per i prodotti del tabacco (Tpd) del 2014 e la Direttiva sulla pubblicità del tabacco del 2003 e ne valuta efficacia, rilevanza e coerenza per la protezione della salute pubblica e il funzionamento del mercato interno. La pubblicazione è accompagnata da una dichiarazione del commissario per la salute, l’ungherese Olivér Várhelyi, che dall’inizio del suo mandato si è distinto per i suoi attacchi serrati e spesso fuori misura contro la sigaretta elettronica e la riduzione del danno da fumo.

Non si smentisce nemmeno in questa occasione. “Le norme europee sul tabacco hanno ridotto il fumo e salvato vite umane – afferma Várhelyi – Ma il mercato sta cambiando rapidamente. I nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina stanno trascinando una nuova generazione verso la dipendenza, soprattutto attraverso design accattivanti e marketing online occulto. I giovani in particolare ne stanno pagando il prezzo, affrontando gravi rischi per la salute, inclusi danni cardiovascolari e respiratori, possibili impatti legati al cancro e sulla gravidanza. Se la regolamentazione non riuscirà a stare al passo, l’Europa rischia di sostituire il calo dei tassi di fumo con una nuova epidemia di dipendenza da nicotina, mentre il tabacco tradizionale continua a fare danni, anche tra i soggetti dai 55 anni in su. Senza un’azione urgente, una generazione libera dal fumo entro il 2040 rimarrà fuori portata. La Commissione rivoluzionerà il quadro legislativo quest’anno”.
Questo è il leit-motiv di tutto il documento della Commissione: le regole in essere funzionano bene per il tabacco tradizionale ma non sono in grado di gestire quello in rapida evoluzione dei nuovi prodotti con nicotina. Il che è anche comprensibile e vero, visto che alcuni prodotti, come le bustine di nicotina, non erano ancora nemmeno sul mercato quando è stata introdotta l’ultima revisione della Tpd. Purtroppo, però, come era largamente atteso, la Commissione rigetta in toto l’idea che sigarette elettroniche e altri strumenti a rischio ridotto possano rappresentare un aiuto per molti fumatori ed essere parte della soluzione del problema. Al contrario abbraccia la visione demonizzante dell’Oms e di alcuni Paesi dell’Unione (per esempio Belgio e Olanda, frequentemente citati nel documento), auspicando nemmeno troppo fra le righe che quella diventi la regola nel resto dell’Unione.
Per esempio, la valutazione celebra il fatto che dal 2012 i tassi di fumo in Europa sono scesi dal 28% al 24% (rimanendo, peraltro, a un tasso comunque troppo elevato per parlare di successo), senza mai prendere in considerazione l’ipotesi che la diffusione della sigaretta elettronica, partita proprio in quegli anni, possa avere minimamente contribuito. Della sigaretta elettronica, invece, la Commissione dice che provoca effetti avversi “immediati, a breve e a lungo termine” soprattutto al sistema respiratorio e cardiovascolare; che sprigiona sostanze che possono essere tossiche, indurre mutazioni del Dna, causare lesioni e ustioni, incidere significativamente sulla capacità riproduttiva e altre catastrofi. Ripete insistentemente che attirano i giovani e li inducono al fumo. Demonizza la nicotina e, soprattutto, citando l’Oms, nega che vi siano prove che siano efficaci per aiutare i fumatori a smettere. In barba a tutte le revisioni e gli studi che provano il contrario.
Tre aspetti sono molto preoccupanti in questo documento. La prima è la tendenza a equiparare continuamente fumo tradizionale e prodotti senza combustione, portando avanti la tesi che le stesse regole debbano valere per tutti, senza tenere conto del diverso profilo di rischio. Per esempio quando si affronta il tema delle avvertenze di rischio sulle confezioni, si propone che le e-cig debbano avere le stesse avvertenze delle sigarette tradizionali. La seconda è la forte insistenza sugli aromi nei liquidi per sigarette elettroniche. Vengono descritti esclusivamente come un espediente per attirare e adescare i giovani, creando “l’illusione” che il prodotto sia meno dannoso, senza mai citare il fatto che la stragrande maggioranza dei fumatori adulti consuma liquidi con gusti diversi dal tabacco e che si sono dimostrati più efficaci per aiutarli a smettere di fumare, come riportato in ormai numerosissimi studi. Anche qui si afferma che, se gli aromi diversi dal tabacco sono vietati nelle sigarette tradizionali, non si vede perché debbano essere consentiti in altri prodotti.
Vi è infine una lunga parte dedicata alle sigarette elettroniche senza nicotina, prodotti attualmente esclusi dalla Tpd, che si occupa solo dei prodotti con nicotina. La Commissione giudica questa una “lacuna normativa problematica perché non si può escludere che alcuni tipi di sigarette elettroniche (in particolare quelle ricaricabili), destinate all’inalazione di vapore senza nicotina, possano essere utilizzate anche per l’inalazione di vapore contenente nicotina”, facendo forse un po’ di confusione fra dispositivo e liquido di ricarica. Ad ogni modo, il documento afferma che anche i liquidi senza nicotina non sono innocui, anche se i loro effetti non sono stati sufficientemente studiati. Quindi c’è da temere che si proponga di includerli nella revisione della Tpd.
Sulla base di questa valutazione, la Commissione effettuerà ora una valutazione d’impatto per poi proporre, entro 2026, una revisione del quadro legislativo in materia di controllo del tabacco. Le premesse non sono rosee, come dimostra questo documento.



