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Il Belgio ha deciso di vietare i liquidi aromatizzati per sigarette elettroniche. Saranno consentiti soltanto i gusti al tabacco o neutri (insapore). Il provvedimento, approvato dal governo federale il 30 aprile e promosso dal ministro della salute Frank Vandenbroucke già in sede di Cop11, entrerà in vigore a pieno regime a partire dal 2028 per completare le procedure europee e consentire ai negozianti di smaltire tutte le scorte. L’obiettivo è ridurre l’appeal delle sigarette elettroniche tra gli adolescenti. Tuttavia, l’ impostazione solleva interrogativi sulla sua efficacia reale. Limitare drasticamente l’offerta legale in presenza di una domanda già consolidata raramente elimina il consumo, più spesso e più facilmente lo sposta verso il mercato nero e l’illecito. È una dinamica osservata in numerosi settori regolati, dove il divieto o la forte restrizione finiscono per alimentare circuiti paralleli difficili da controllare.

Numerose le critiche sollevate al governo, tra cui quelle dell’associazione nazionale dei commercianti al dettaglio Perstablo secondo cui il rischio concreto “è che il mercato legale venga sostituito, almeno in parte, da canali illegali o da acquisti transfrontalieri, con prodotti privi di garanzie sanitarie e di qualità. In un contesto europeo aperto, inoltre, le restrizioni nazionali rischiano di essere aggirate con relativa facilità, rendendo più complessa l’applicazione delle norme“. Anche Michael Landl, direttore della World Vapers’ Alliance, ha criticato apertamente la misura, sostenendo che proibire gli aromi rappresenti “un regalo al mercato nero” e che decisioni di questo tipo rischino di colpire soprattutto i consumatori adulti che utilizzano le sigarette elettroniche come alternativa al fumo tradizionale. Secondo Landl, politiche troppo restrittive finiscono per ottenere l’effetto opposto a quello desiderato, riducendo la trasparenza del mercato e aumentando i rischi per i consumatori.

Il Belgio segue una analoga decisione assunta dall’Olanda che ha già introdotto restrizioni analoghe. Se la domanda resterà elevata, è plausibile che si sviluppino canali alternativi di approvvigionamento, meno regolati e potenzialmente più pericolosi. Resta inoltre aperta la questione del ruolo delle e-cigarette nella riduzione del danno. Il dibattito scientifico evidenzia come gli aromi possano aiutare i fumatori a distaccarsi dalle sigarette tradizionali ed eliminare la componente aromatica potrebbe quindi avere conseguenze inattese, spingendo alcuni consumatori verso prodotti più nocivi. La sfida è sempre la stessa: trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e l’efficacia delle politiche adottate. Intervenire per limitare il consumo tra i giovani è un obiettivo condivisibile, ma ignorare il funzionamento reale dei mercati rischia di trasformare una misura sanitaria in un incentivo involontario all’illegalità, con effetti che potrebbero rivelarsi controproducenti sin da subito.



