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Terremoto politico negli Stati Uniti. E sono le sigarette elettroniche al centro della polemica. Le dimissioni di Rich Danker, portavoce del Segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr., fanno seguito a quelle del commissario della Food and Drug Administration Marty Makary e raccontano molto più di uno scontro interno all’amministrazione americana. Dietro l’uscita dei due funzionari si sta consumando infatti una battaglia politica e culturale sul futuro della riduzione del danno da fumo negli Stati Uniti, con al centro le sigarette elettroniche aromatizzate. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, Danker avrebbe lasciato il proprio incarico per protesta contro la decisione dell’amministrazione Trump di consentire la commercializzazione di alcuni prodotti del vaping già avviati verso l’approvazione della Fda. Nella lettera indirizzata al presidente, il portavoce ha sostenuto che la diffusione delle sigarette elettroniche aromatizzate potrebbe aumentare il numero di giovani attratti dal vaping, evocando rischi sanitari come dipendenza e tumori. Una posizione che riflette una visione ormai consolidata in una parte dell’establishment sanitario americano, ma che continua a ignorare un dato fondamentale: milioni di fumatori adulti hanno abbandonato o ridotto drasticamente il consumo di sigarette tradizionali proprio grazie alle alternative senza combustione.
La nuova linea adottata dalla Fda punta contemporaneamente a rafforzare la lotta contro il mercato illegale e a consentire la vendita dei prodotti che hanno superato i rigorosi controlli scientifici richiesti dall’agenzia federale. Una scelta che appare coerente con un approccio pragmatico alla salute pubblica, basato sulla distinzione tra combustione e riduzione del rischio. Le sigarette elettroniche non sono prive di rischi e non devono essere utilizzate dai minori. Su questo il consenso scientifico è ampio. Ma equipararle alle sigarette tradizionali significa ignorare anni di studi internazionali che mostrano come i prodotti senza combustione espongano i consumatori a quantità significativamente inferiori di sostanze tossiche rispetto al fumo convenzionale. Il vero nodo politico riguarda quindi l’equilibrio tra tutela dei giovani e diritto degli adulti fumatori ad accedere a strumenti alternativi. Negli ultimi anni, proprio gli aromi sono stati identificati da molti ex fumatori come un elemento decisivo per allontanarsi definitivamente dalle sigarette tradizionali. Vietarli completamente rischierebbe non solo di favorire il mercato nero, ma anche di spingere molti consumatori a tornare al tabacco tradizionale.
Le dimissioni di Danker e Makary mostrano quanto il tema sia divisivo anche all’interno delle istituzioni sanitarie americane. Tuttavia, la direzione intrapresa dall’amministrazione sembra indicare un cambio di paradigma: colpire i prodotti illegali e non regolamentati, senza demonizzare indiscriminatamente gli strumenti di riduzione del danno. In una fase storica in cui il tabagismo continua a provocare milioni di morti nel mondo, il dibattito pubblico avrebbe bisogno di meno approcci ideologici e di maggiore attenzione ai dati scientifici. La priorità dovrebbe restare una sola: ridurre il numero di persone che fumano sigarette tradizionali. E per raggiungere questo obiettivo, le alternative elettroniche possono rappresentare uno strumento utile, se regolamentato con rigore e sottratto sia alla propaganda sia agli allarmismi.
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