© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
C’è una linea sottile che separa la regolamentazione dalla proibizione e raramente è stata così evidente come oggi, proprio mentre a Bruxelles si prepara la revisione della direttiva sui prodotti del tabacco (Tpd). La prossima grande sfida per il settore delle sigarette elettroniche non sarà tecnologica né commerciale: sarà culturale e politica. Sul tavolo della Commissione europea si profila infatti l’ipotesi di un divieto degli aromi, una misura che rischia di cambiare radicalmente il volto del vaping così come lo abbiamo sempre conosciuto. Chi frequenta questo mondo e chi si informa consultando le principali ricerche scientifiche in materia, sa bene che gli aromi non sono un dettaglio accessori ma il cuore stesso dell’esperienza. Sono ciò che ha permesso a milioni di fumatori adulti di allontanarsi dal tabacco tradizionale, trovando alternative meno dannose e, soprattutto, sostenibili nel tempo. Ridurre tutto a una questione di “attrattività per i giovani” è una semplificazione che non regge alla prova dei fatti, né all’evidenza accumulata in anni di utilizzo reale. Il rischio concreto è che, nel tentativo di proteggere, si finisca per danneggiare. Eliminare gli aromi significherebbe impoverire l’offerta, spingendo una parte degli utenti verso il mercato nero o, peggio, verso un ritorno alle sigarette tradizionali. È un paradosso che non possiamo permetterci, soprattutto in un’epoca in cui la riduzione del danno dovrebbe essere un pilastro delle politiche sanitarie. Per questo serve una voce chiara, competente e unita. Serve spiegare, con dati e responsabilità, che regolamentare non significa cancellare. Che esiste uno spazio possibile tra laissez-faire e proibizionismo. E che difendere gli aromi non è difendere un capriccio, ma un’opportunità concreta di salute pubblica.
La partita è appena iniziata. Non possiamo restare spettatori.


