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Aumenta in Francia la convinzione che svapare faccia male quanto fumare, nonostante le evidenze scientifiche continuino a indicare la sigaretta elettronica come un’alternativa meno dannosa rispetto al tabacco combusto. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da OpinionWay per Fivape, la federazione interprofessionale francese dello svapo, pubblicato in vista della Giornata mondiale senza tabacco. I dati mostrano un peggioramento significativo nella percezione dei rischi legati al vaping e alla nicotina, in un contesto segnato da forte disinformazione e da una comunicazione pubblica spesso allarmistica.
Secondo l’indagine, nel 2026 il 58% dei francesi ritiene che l’uso della sigaretta elettronica sia nocivo quanto il fumo tradizionale. Un dato in crescita di cinque punti rispetto al 2025. Sale anche la quota di chi considera addirittura più rischioso svapare che fumare: oggi è il 15% degli intervistati, un punto in più rispetto all’anno precedente. Rimane invece stabile al 28% la percentuale di cittadini convinti che il vaping sia meno dannoso delle sigarette convenzionali. La percezione della nicotina segue la stessa traiettoria. L’80% dei francesi la considera cancerogena, contro il 77% registrato nel 2025. Una convinzione errata dal punto di vista scientifico, ma sempre più radicata nell’opinione pubblica. La nicotina è infatti responsabile della dipendenza, ma non è considerata la principale causa delle patologie tumorali associate al fumo, provocate dalla combustione del tabacco e dalle sostanze tossiche che ne derivano. Per Fivape il peggioramento della percezione pubblica sarebbe legato anche al trattamento mediatico riservato al recente rapporto dell’Anses, l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria. Lo studio, pubblicato pochi mesi prima del sondaggio, aveva evidenziato effetti positivi del vaping nella riduzione dei rischi rispetto al tabagismo. Tuttavia molti media francesi hanno privilegiato titoli sensazionalistici e allarmistici, contribuendo a diffondere ulteriore confusione tra i cittadini.

L’associazione parla apertamente di un clima “ansiogeno” attorno alla sigaretta elettronica e punta il dito contro le responsabilità della comunicazione istituzionale. Un fenomeno che, secondo la federazione, non si registrava con questa intensità dai tempi della crisi Evali tra il 2019 e il 2020. All’epoca migliaia di persone negli Stati Uniti furono colpite da gravi patologie polmonari inizialmente attribuite genericamente alle e-cigarette. Solo in seguito le indagini del Cdc e della Fda chiarirono che la causa era legata all’acetato di vitamina E contenuto in liquidi al Thc illegali e non nelle normali sigarette elettroniche a base di nicotina. Il quadro che emerge è quello di una crescente distanza tra le conoscenze scientifiche e la percezione pubblica. Una frattura alimentata da messaggi contraddittori, campagne mediatiche polarizzate e dalla difficoltà di comunicare in modo chiaro il concetto di riduzione del rischio. Un copione che, purtroppo, non è limitato solo alla Francia ma si ripete con lievi sfumature in tutto il mondo. Il pericolo è che molti fumatori potrebbero rinunciare a strumenti meno dannosi, continuando invece a consumare sigarette tradizionali, responsabili ogni anno di milioni di morti nel mondo.



