© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
Nel corso della seconda giornata degli Stati Generali di Adm ancopra in corso di svolgimento, spazio anche alle rappresentanze dei produttori e distributori di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione. A intervenire a nome della filiera è stato Umberto Roccatti, presidente di Anafe-Confindustria che ha lanciato un severo grido d’allarme sulle imminenti riforme europee di revisione delle direttive accise (Ted) e tabacchi (Tpd). Se da un lato l’Italia consolida un modello virtuoso di trasparenza, le strette in arrivo da Bruxelles rischiano di provocare il collasso strutturale di un comparto nazionale che oggi vale 1 miliardo di euro e garantisce 50 mila posti di lavoro.
“La proposta del Consiglio Ue sulla revisione della direttiva Ted – ha dichiarato Roccatti davanti alle massime autorità di Adm – si traduce in incrementi del tutto insostenibili per le imprese e per i consumatori: un aumento superiore al 100 per cento per i prodotti con nicotina e di circa il 200 per cento per quelli senza. Una simile manovra supererebbe la soglia oltre la quale tasse troppo alte soffocano il mercato, azzerando le entrate dello Stato. Lo dimostra il precedente italiano del 2014: quando fu introdotta un’imposta sproporzionata, lo Stato incassò appena 3 milioni di euro rispetto ai 107 preventivati, la filiera legale fu decimata con la chiusura di 5 mila piccole imprese e l’80 per cento del mercato finì nelle mani del contrabbando. La stabilità è stata ritrovata solo dal 2018, grazie a incrementi graduali a una sola cifra”.

A preoccupare è anche lo spettro della revisione della direttiva Tpd e l’ipotesi di un divieto di vendita dei liquidi aromatizzati (flavour ban). “Si tratta di un provvedimento ideologico che vorrebbe limitare l’uso dei prodotti da parte dei minori, ma che ignora completamente la realtà. Bloccare gli aromi significa colpire al cuore lo strumento stesso della riduzione del danno: essi sono infatti essenziali per aiutare i fumatori adulti ad abbandonare le sigarette tradizionali. Per gli under 18 esistono già divieti rigorosi e severe sanzioni, e il vero problema resta l’effettività dei controlli sui canali non autorizzati. Eliminare gli aromi, inoltre, farebbe crollare il gettito erariale di almeno il 90 per cento, decretando il collasso del sistema”.
Resta tuttavia, secondo il presidente Roccatti – da combattere l’illecito online, dovuto principalmente alle vendite irregolari sulle piattaforme social e da siti internet esteri di paesi dell’Unione. “Questo mercato rappresenta il vero Far West digitale da contrastare. Chiediamo alle istituzioni un forte enforcement sul web: non è accettabile sovraccaricare di adempimenti e burocrazia esclusivamente gli operatori regolari e riconoscibili del territorio. Confidiamo che il governo difenda nei tavoli europei una filiera da un miliardo di euro e centinaia di milioni di gettito. Le aziende italiane sono pronte a compiere ulteriori sforzi verso una compliance ancora più massiccia, purché le misure siano graduali, sostenibili – ha concluso Roccatti – e supportate da una reale capacità dello Stato di garantirne il rispetto da parte di tutti.”



