L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica e stop al fumo: i benefici visti in famiglia

Studio Ipsos per We Are Innovation mostra che i prodotti alternativi cambiano umore, relazioni e qualità della vita domestica.

Non sono i fumatori a raccontare la propria esperienza, ma le persone che hanno vissuto accanto a loro il percorso di uscita dalle sigarette. È questo l’elemento originale dello studio “The Household Case for Innovation: A Five-Country Survey on Smoking Cessation, and Quality of Life”, realizzato da Ipsos per We Are Innovation in cinque Paesi — Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Giappone — su oltre 4 mila persone tra partner, familiari e amici di ex fumatori. L’indagine, presentata ieri a Bruxelles, sposta così il punto di osservazione dal singolo individuo all’intero contesto domestico e sociale, cercando di capire quale impatto abbiano avuto le sigarette elettroniche e gli altri prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale, come tabacco riscaldato e nicotine pouches, non solo sul fumatore ma anche su chi gli vive vicino.
Il risultato che emerge con maggiore forza riguarda il miglioramento della qualità della vita percepita dai familiari. In tutti i Paesi analizzati, la riduzione dell’esposizione al fumo passivo è il beneficio più evidente: il 70% degli intervistati negli Stati Uniti e il 61% in Canada dichiara di aver registrato un netto miglioramento sotto questo aspetto, con percentuali comunque significative anche in Europa e Giappone. Ma non si tratta solo di aria più pulita. Gli intervistati raccontano anche una maggiore disponibilità a condividere momenti sociali, fare attività fisica insieme o frequentare ristoranti senza il peso del fumo. Lo studio sostiene che questi effetti positivi risultino più marcati quando la cessazione avviene con il supporto di quelli ne nel documento sono chiamati Innovative Nicotine Products, gli Inp.
Secondo il report, chi ha smesso di fumare utilizzando questi prodotti viene percepito come più sereno, socievole e sicuro di sé rispetto a chi ha interrotto senza alcun supporto alternativo. Gli intervistati segnalano miglioramenti nell’umore, nell’autostima, nella presenza personale e persino nella sensibilità emotiva. A colpire sono soprattutto i dati sulle trasformazioni fisiche: l’odore personale, quello della casa o dell’automobile e l’aspetto generale risultano i cambiamenti più immediatamente percepiti. In diversi casi oltre il 70% degli intervistati dichiara di aver notato un miglioramento nel modo in cui l’ex fumatore “profuma” o si presenta. La ricerca mette inoltre in evidenza differenze geografiche importanti. Nei Paesi occidentali le sigarette elettroniche risultano gli strumenti più utilizzati per smettere di fumare, mentre in Giappone prevalgono nettamente i prodotti a tabacco riscaldato. Il Giappone si distingue anche per un altro dato: oltre quattro persone su dieci dichiarano che il proprio familiare ha smesso senza l’aiuto di alcun prodotto alternativo. Nonostante ciò, il consenso verso gli Inp resta elevato, soprattutto laddove l’esperienza diretta ha reso più visibili i benefici.
Ed è proprio l’esperienza personale il fattore che sembra incidere maggiormente sulle opinioni. Il sostegno al diritto degli adulti fumatori di accedere a prodotti alternativi raggiunge l’85% negli Stati Uniti e in Giappone e l’86% nel Regno Unito. In Canada e Francia il consenso è più basso, rispettivamente al 70% e al 71%, ma aumenta sensibilmente tra coloro che hanno visto un amico o un parente smettere grazie agli Inp. Lo studio interpreta questo dato come una conseguenza diretta della conoscenza concreta del fenomeno: chi ha osservato da vicino un percorso di cessazione supportato da questi strumenti tende a considerarli più efficaci e meno rischiosi rispetto a chi non ne ha avuto esperienza. Anche la percezione dell’efficacia risulta elevata. Tra coloro che hanno visto un familiare usare prodotti a tabacco riscaldato per smettere di fumare, fino all’89% li considera utili; per le nicotine pouches la quota arriva all’87%, mentre per le sigarette elettroniche all’84%. In diversi casi, tra il 66% e il 78% degli intervistati ritiene che senza questi prodotti il proprio familiare non sarebbe riuscito a smettere. Sul piano regolatorio, però, la maggioranza degli intervistati si dichiara favorevole a norme simili a quelle applicate alle sigarette tradizionali, più che a liberalizzazioni complete o divieti assoluti.
Nel complesso “The Household Case for Innovation” è importante per diversi motivi. Il primo è che prova a introdurre nel dibattito sul controllo del tabacco una prospettiva diversa: quella delle famiglie e delle reti sociali coinvolte indirettamente nel percorso di cessazione. Secondo gli autori, limitarsi a osservare il comportamento dei fumatori rischia di trascurare gli effetti che il cambiamento produce sulla vita quotidiana di chi sta loro accanto. Il secondo è che proprio da queste testimonianze emerge un consenso crescente verso l’uso dei prodotti alternativi come strumento di riduzione del danno e supporto all’abbandono delle sigarette tradizionali. Questo dimostra come l’esperienza diretta aiuta a capire i fenomeni e magari a cambiare idea. Il terzo, infine, è l’uniformità dei risultati che si confermano, con piccole differenze, in tutti i Paesi osservati. La data di pubblicazione che arriva pochi giorni prima del World Vape day del 30 maggio e del World No-Tobacco Day del giorno successivo, non è casuale; la speranza degli autori è che possa contribuire al dibattito sul ruolo di sigarette elettroniche e altri prodotti innovativi nella lotta al fumo.

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