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Sigaretta elettronica, percezione dei rischi ancora lontana dai dati scientifici

Uno studio malese evidenza che convinzioni errate possono rendere meno efficaci le strategie di riduzione del danno.

Una larga parte dei fumatori malesiani continua ad avere idee confuse sui rischi legati alle sigarette elettroniche e ai dispositivi a tabacco riscaldato rispetto al fumo. Al lungo filone di ricerca sull’errata percezione dei rischi del vaping si aggiunge uno studio pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Dependence e firmato da 14 ricercatori coordinati da Muhamad Alfakri Mat Noh della Universiti Malaya di Kuala Lumpur. La ricerca analizza la percezione della pericolosità relativa di e-cig e prodotti a tabacco riscaldato (Htp) rispetto alle sigarette tradizionali, evidenziando come le convinzioni dei fumatori possano influenzare le scelte di consumo, il passaggio ad altri prodotti e perfino i tentativi di smettere.
L’indagine si basa sui dati dell’Itc Malaysia Survey 2020, un’indagine nazionale condotta su oltre mille adulti malesiani fumatori abituali di almeno 18 anni. I partecipanti sono stati interrogati sulla conoscenza e sulla percezione dei rischi associati alle sigarette elettroniche e agli Htp, confrontandoli sia con le sigarette convenzionali sia tra loro. I risultati mostrano anzitutto una diffusione molto ampia della conoscenza delle e-cigarette: il 96,8% degli intervistati aveva già sentito parlare di questi dispositivi. Molto più bassa invece la familiarità con i prodotti a tabacco riscaldato, conosciuti dal 53,4% del campione. Le differenze risultano marcate anche sul piano sociale: donne, minoranze etniche e persone con un livello di istruzione più basso dimostrano una minore conoscenza degli Htp.
Quando si passa alla percezione del rischio, emerge un quadro estremamente frammentato. Tra coloro che conoscevano i prodotti a tabacco riscaldato, il 39,7% li considerava meno dannosi delle sigarette tradizionali, mentre il 38,9% li riteneva ugualmente pericolosi. Per le sigarette elettroniche la quota di chi le giudicava meno nocive saliva al 46,4%, ma quasi un terzo degli intervistati le considerava altrettanto dannose e il 14,1% addirittura più pericolose delle sigarette normali. Lo studio segnala inoltre importanti differenze generazionali. Le persone con più di 40 anni tendevano più spesso a considerare le e-cigarette ugualmente o maggiormente dannose rispetto alle sigarette tradizionali oppure dichiaravano di non sapere esprimere un giudizio. Anche nel confronto diretto tra sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato prevaleva l’incertezza: quasi la metà degli intervistati li riteneva equivalenti in termini di rischio, mentre un quarto giudicava gli Htp più dannosi delle e-cig.
Secondo gli autori, queste percezioni non sempre riflettono le evidenze scientifiche disponibili. La letteratura internazionale suggerisce infatti che il passaggio completo dalle sigarette tradizionali alle sigarette elettroniche riduce l’esposizione a numerose sostanze tossiche e cancerogene. Tuttavia, i ricercatori ricordano anche che i prodotti alternativi non sono privi di rischi e che, soprattutto nel caso degli Htp, persistono dubbi legati alla presenza di sostanze nocive generate dal riscaldamento del tabacco. Il lavoro sottolinea inoltre un problema più profondo: molti fumatori attribuiscono erroneamente alla nicotina la principale responsabilità dei danni da fumo, senza distinguere tra combustione e assunzione di nicotina. Questa confusione, spiegano gli studiosi, può ostacolare decisioni informate e rendere meno efficaci le strategie di riduzione del danno.
Per i ricercatori, i dati raccolti in Malesia mostrano la necessità di campagne di comunicazione più chiare e basate su prove scientifiche, soprattutto nei Paesi a medio reddito dove l’uso di prodotti alternativi al fumo sta crescendo rapidamente.

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