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La decisione della Francia di vietare le bustine di nicotina sta provocando una crescente tensione politica all’interno dell’Unione europea, aprendo uno scontro tra Parigi e Stoccolma sul tema della riduzione del danno da tabacco e della libera circolazione dei prodotti nel mercato unico europeo. Al centro della controversia vi è il decreto francese notificato alla Commissione europea nel 2025, che introduce un divieto esteso non soltanto alla vendita delle bustine di nicotina, ma anche alla loro produzione, importazione, esportazione, trasporto, possesso e utilizzo sul territorio francese.
Le bustine di nicotina, piccoli sacchetti da posizionare sotto il labbro per rilasciare nicotina senza combustione, non contengono tabacco e pertanto non rientrano nelle stesse normative europee che disciplinano lo snus o le sigarette tradizionali. L’assenza di una regolamentazione comune a livello Ue ha portato gli Stati membri ad adottare approcci differenti: Belgio e Paesi Bassi hanno vietato la vendita del prodotto, mentre altri paesi, come la Finlandia, hanno preferito introdurre restrizioni più severe su concentrazione di nicotina, etichettatura e accesso ai minori. La Francia ha scelto invece una linea molto più dura, prendendo di mira l’intera filiera del prodotto. Le autorità francesi difendono il provvedimento sostenendo che sia necessario per tutelare la salute pubblica, soprattutto quella dei più giovani. Nella notifica inviata a Bruxelles, Parigi ha citato il rischio di dipendenza, l’uso di aromi attrattivi per i minori, le strategie di marketing e le segnalazioni provenienti dai centri antiveleni. Il governo francese ha inoltre precisato di voler intervenire “senza attendere un’eventuale revisione delle direttive europee”. La portata del decreto ha però suscitato una reazione particolarmente dura da parte della Svezia, dove i prodotti orali a base di nicotina rappresentano da decenni una componente consolidata delle abitudini di consumo. Il caso è esploso dopo che è emerso che un cittadino svedese in viaggio in Francia potrebbe teoricamente essere perseguito penalmente per il semplice possesso di bustine di nicotina acquistate legalmente nel proprio paese. Le sanzioni previste includono pene detentive fino a cinque anni e multe fino a 375.000 euro. Il ministro del commercio svedese Benjamin Dousa ha definito il provvedimento francese “un attacco allo stile di vita svedese”, accusando Parigi di aver oltrepassato ogni limite di proporzionalità. In un’intervista al Financial Times, Dousa ha paragonato il divieto all’ipotesi che la Svezia decidesse di vietare “le baguette francesi o il vino francese”, definendo la situazione “assurda”.

Per Stoccolma la questione non riguarda soltanto la nicotina, ma anche il principio della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea. La Svezia considera infatti le bustine di nicotina e lo snus parte integrante della propria strategia di riduzione del danno da tabacco. Il paese registra da anni uno dei più bassi tassi di fumatori in Europa, un risultato che le autorità svedesi attribuiscono proprio alla diffusione di alternative orali senza combustione. Quando la Svezia entrò nell’Ue nel 1995, ottenne un’esenzione speciale dal divieto europeo di vendita dello snus, consentendo la permanenza del prodotto sul mercato nazionale. Sebbene tale esenzione non si estenda automaticamente alle bustine di nicotina prive di tabacco, Stoccolma ritiene che il modello svedese dimostri l’efficacia delle politiche di riduzione del danno rispetto alla sola proibizione.
La vicenda rischia ora di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra salute pubblica e mercato unico europeo. Secondo la stessa Commissione europea, le bustine di nicotina “attualmente non sono regolamentate dal quadro normativo UE sul controllo del tabacco”, mentre gli Stati membri continuano a muoversi in ordine sparso, tra divieti completi, limiti di concentrazione e restrizioni commerciali. Bruxelles sta nel frattempo lavorando alla revisione della direttiva sui prodotti del tabacco, in vigore dal 2014, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare sia la tutela della salute sia il funzionamento del mercato interno.
Intanto, il decreto francese è già finito davanti ai giudici. Alcune disposizioni relative alla produzione e all’esportazione sono state temporaneamente sospese dal Consiglio di Stato francese, la più alta corte amministrativa del paese, dopo il ricorso di un produttore locale. Restano tuttavia in vigore le norme che vietano possesso, vendita e utilizzo delle bustine di nicotina, mantenendo alta la tensione diplomatica tra Francia e Svezia e alimentando il dibattito europeo sul futuro delle alternative senza fumo.



