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Roma ci aveva già provato: viaggio nel mondo dei vape sommelier

Un reportage di The Guardian nel mondo degli abbinamenti aromatici tra sigarette elettroniche e cucina di qualità.

Negli ultimi anni il mondo del vaping ha cercato di scrollarsi di dosso l’immagine stereotipata legata esclusivamente alla nicotina e ai negozi specializzati, entrando invece in territori più vicini alla cultura gastronomica e sensoriale. È in questo contesto che nel mondo anglosassone, come raccontato in un recente articolo di The Guardian, sta facendosi largo la figura del “vape sommelier”, un esperto capace di studiare gli abbinamenti aromatici tra vaporizzatori, cibo, caffetteria e mixology, con un approccio sorprendentemente simile a quello dell’enologia tradizionale. L’idea può far sorridere chi guarda il fenomeno con diffidenza, ma dietro questa tendenza esiste una ricerca reale sui profili aromatici, sulle percezioni olfattive e sulle combinazioni gustative. Proprio come accade con vino, tè o distillati, anche nel vaping gli aromi vengono suddivisi in famiglie sensoriali: note cremose, fruttate, speziate, tostate o balsamiche. Da qui nasce il tentativo di creare esperienze coordinate tra ciò che si mangia e ciò che si vaporizza.
I vape sommelier sostengono che alcuni aromi alla vaniglia, al caramello o alla nocciola possano accompagnare cappuccini e dessert in modo armonico, mentre le miscele tabaccose più secche si sposerebbero meglio con caffè espresso o cioccolato fondente. Gli aromi agrumati e fruttati vengono invece accostati a piatti freschi, sorbetti e cocktail estivi, nel tentativo di amplificare determinate sensazioni al palato. Al di là delle inevitabili polemiche, il fenomeno racconta qualcosa di più ampio: la trasformazione del vaping in una cultura esperienziale. Non più soltanto un’alternativa alla sigaretta tradizionale, ma un universo che cerca codici estetici e rituali propri, spesso mutuati dall’alta cucina e dalla degustazione gourmet.
In Italia, e in particolare a Roma, un esperimento di questo tipo era stato tentato già anni fa. Alcuni locali della capitale avevano provato a costruire percorsi sensoriali che univano cucina creativa e vaping aromatico, proponendo abbinamenti studiati tra portate e fragranze da vaporizzazione. L’obiettivo non era semplicemente stupire, ma introdurre il concetto di layering aromatico anche nel mondo dello svapo, replicando dinamiche già consolidate negli accoppiamenti tra cibo e vino. Fu un esperimento di nicchia, certamente divisivo, ma capace di attirare curiosità tra chef, appassionati di mixology e cultori delle nuove esperienze gastronomiche.
Ciò che è certo è che il rapporto tra cibo e sensazioni sensoriali continua a evolversi. Dopo vini naturali, cocktail molecolari e cucina immersiva, anche il vaping tenta di ritagliarsi uno spazio nel panorama delle esperienze gourmet contemporanee. E sebbene non tutti siano pronti ad accettare l’idea di uno “svapo da degustazione”, il fatto stesso che esista una figura come il vape sommelier dimostra quanto rapidamente cambino linguaggi, abitudini e forme della convivialità moderna.

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