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Tpd e sigaretta elettronica, una consultazione pubblica a senso unico

Domande e risposte del questionario sembrano orientare il consenso e ignorano il ruolo della riduzione del danno.

Scaduto ieri il termine per inviare alla Commissione europea i propri contributi sulla imminente revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd), rimane al pubblico un solo strumento per far sentire la propria voce alle istituzioni. Partita il 22 maggio, la Consultazione pubblica sulla Tpd avrà a disposizione molto più tempo dei 28 giorni concessi all’Invito a presentare contributi. Terminerà infatti il 14 agosto. Ma sarà molto difficile per i sostenitori della sigaretta elettronica e degli altri prodotti di riduzione del danno da fumo avvalersi di questo strumento.
Mentre, infatti, l’invito a inviare contributi prevedeva uno spazio aperto in cui i partecipanti potevano inserire e argomentare le loro opinioni, la consultazione pubblica consiste in un questionario a risposte multiple, che l’associazione dei consumatori European Tobacco Harm Reduction Adovocacy (Ethra) ha definito “impossible by design”. Impossibile per progettazione. Ed è una definizione molto azzeccata per un questionario che, per la formulazione delle domande e per l’articolazione e la disponibilità delle risposte, sembra voler incanalare il consenso a un’agenda politica già determinata, purtroppo in senso proibizionista.
Il primo problema che salta all’occhio anche a una lettura sommaria del testo è che numerose domande raggruppano in maniera impropria tutti i prodotti del tabacco e con nicotina – sigarette a combustione, sigarette elettroniche, riscaldatori, bustine, ecc. – come se presentassero gli stessi rischi e dovessero essere regolamentati allo stesso modo. Quindi non è possibile dare risposte differenziate, dire per esempio che una misura proposta va bene per le sigarette tradizionali ma non per le elettroniche e così via. Spesso, poi, le stesse risposte sono insufficienti. La domanda numero 1, per esempio, chiede se “le misure e le politiche volte a proteggere le persone dagli effetti del consumo di tabacco e di nicotina e dal fumo e dagli aerosol passivi portano benefici per la società”. L’unica risposta sensata sarebbe: dipende da quali misure e quali politiche e dai loro effetti. Ma la risposta non c’è e dunque è inevitabile scegliere fra “non so” oppure “né d’accordo né in disaccordo”.
Molte domande, poi, richiedono delle opinioni su dei fatti oggettivi. Per esempio la domanda numero 2 chiede quali sono, secondo il rispondente, i prodotti che attraggono di più i giovani; la numero 3 le persone con più di 25 anni; la numero 6 a che età i giovani iniziano a utilizzare i prodotti del tabacco, i prodotti a base di nicotina o i prodotti privi di nicotina; quali prodotti utilizzano di più i giovani e così via. Queste sono tutte informazioni che la Commissione europea ha già e non è ben chiaro a cosa possa servire conoscere l’opinione dei partecipanti, che magari non hanno modo di sapere cosa accade a livello di popolazione, su un dato oggettivo.
Ma veniamo a cosa invece manca a questo questionario. È completamente assente qualsiasi valutazione delle conseguenze indesiderate delle misure restrittive presenti nella proposta della Commissione. Per esempio il possibile ritorno al fumo di alcuni consumatori di prodotti alternativi, la crescita del mercato illegale o il ricorso alla preparazione domestica. Molte domande sono concentrate sulla attrattiva di sigarette elettroniche e altri prodotti con nicotina per i giovani, probabilmente per giustificare interventi restrittivi. Nessuna domanda prende però in considerazione che, in assenza delle sigarette elettroniche, questi giovani avrebbero probabilmente fumato con maggiore danno per la loro salute. Ciò significa anche che una regolamentazione più severa potrebbe facilmente rivelarsi controproducente. Per la cronaca, gli interessi dei fumatori adulti, che potrebbero ridurre il danno passando a prodotti alternativi, non sono nemmeno sullo sfondo.
Infine non viene presa in considerazione – e purtroppo non sorprende – qualsiasi ipotesi di deregolamentazione di norme previste dall’attuale Tpd. Potrebbero, per esempio, non essere totalmente giustificati a livello di salute pubblica il divieto sullo snus, che ha consentito di ridurre drasticamente il fumo e le malattie ad esso correlate in Svezia e Norvegia. Oppure il limite di 2 ml per la capacità dei tank delle sigarette elettroniche, che costringe a una maggiore produzioni di rifiuti. O ancora il divieto di suggerire che un prodotto sia meno nocivo di un altro o che riduca i rischi del fumo. Di tutto questo non c’è traccia in questionario che, più che per raccogliere le opinioni dei cittadini, sembra purtroppo essere stato formulato per avallare le politiche proibizioniste e indiscriminate che la Commissione ha proposto. Ad oggi le risposte valide ricevute sono 2335, provenienti soprattutto da Romania, Italia e Spagna. I commenti inviati all’Invito a presentare contributi, invece, sono stati 82168.

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