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Dallo scorso mercoledì 24 giugno la Moldavia ha compiuto un nuovo passo nella sua politica di contrasto al tabagismo, introducendo una delle normative più restrittive d’Europa in materia di consumo di nicotina. La nuova legge amplia in maniera significativa l’elenco dei luoghi in cui è vietato fumare, ma soprattutto estende gran parte delle stesse limitazioni anche alle sigarette elettroniche e ai prodotti a tabacco riscaldato, confermando una tendenza ormai sempre più diffusa: trattare il vaping come se fosse equivalente al fumo combusto. Le nuove disposizioni vietano l’utilizzo di sigarette, dispositivi elettronici e prodotti a tabacco riscaldato in numerosi spazi pubblici e semipubblici, dalle fermate dei mezzi di trasporto alle aree sportive, dalle spiagge ai sottopassaggi, fino alle parti comuni dei condomini e persino ai balconi degli alberghi. Viene inoltre introdotto il divieto di consumo entro dieci metri dagli ingressi degli edifici pubblici, dalle finestre aperte e dagli impianti di ventilazione. Il provvedimento si inserisce nel percorso di avvicinamento della Moldavia agli standard normativi europei in materia di salute pubblica e prevede anche un inasprimento del sistema sanzionatorio, con multe più elevate sia per i cittadini sia per gli esercenti che non rispettano i divieti.
Al di là dell’obiettivo dichiarato di tutela della salute, la riforma ripropone però un problema che da anni caratterizza il dibattito internazionale: la crescente tendenza a ignorare le differenze sostanziali tra il fumo di sigaretta e le alternative senza combustione. La decisione di assoggettare le sigarette elettroniche alle medesime restrizioni previste per il tabacco tradizionale appare infatti in contrasto con l’ampio corpus di evidenze scientifiche che distingue nettamente i due prodotti sotto il profilo del rischio sanitario. L’assenza di combustione, elemento alla base della riduzione dell’esposizione alle sostanze tossiche prodotte dal fumo, continua a essere spesso trascurata nelle scelte legislative di numerosi Paesi. Il risultato è una progressiva equiparazione normativa che rischia di generare un messaggio fuorviante nei confronti dei fumatori adulti: quello secondo cui passare a prodotti alternativi non comporterebbe alcun beneficio in termini di riduzione del danno. La Moldavia non è il primo Paese a seguire questa strada e probabilmente non sarà l’ultimo. Tuttavia, la nuova legge rappresenta un ulteriore esempio di come l’approccio ideologico al consumo di nicotina stia prevalendo su quello basato sull’evidenza scientifica. Invece di differenziare le politiche pubbliche in funzione del diverso profilo di rischio dei prodotti, il legislatore moldavo ha scelto la via più semplice: accomunare tutto ciò che contiene nicotina sotto la stessa etichetta, cancellando di fatto la distinzione tra il fumo che brucia e il vaping che, al contrario, non produce combustione.



