L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Palau attacca la nicotina: il proibizionismo tenta il colpo globale

La richiesta all'Onu punta a equipararla alle droghe psicotrope, la sigaretta elettronica così diventerebbe un farmaco.

La Repubblica di Palau ha deciso di salire agli onori delle cronache con una proposta ardita presentata alle Nazioni Unite. Il piccolo Stato della Micronesia, formato da circa 500 isole nell’Oceano Pacifico per un totale di poco più di 17.550 abitanti, ha presentato richiesta affinché la nicotina sia inclusa nella lista dei narcotici e delle droghe psicoattive, insieme a metanfetamine, ecstasy e Ghb, la cosiddetta droga dello stupro. Se questo avvenisse, verrebbe aggiunta alla Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope e diventerebbe automaticamente illegale la vendita di tutti i prodotti contenenti nicotina, comprese le sigarette elettroniche, che non sono registrati come farmaci.
A metterci la faccia, come riporta un articolo su Nature, è la first lady Valerie Whipps, presidente di Coalition for Tobacco Free Palau. “Qui si tratta dei nostri figli – ha dichiarato in un comunicato stampa – Una nuova generazione di giovani in tutto il Pacifico è bersaglio di prodotti che non sono mai stati adeguatamente valutati ai sensi del diritto delle Nazioni Unite”. Nel 2023 Palau ha già vietato l’importazione, la vendita e l’uso delle sigarette elettroniche. Ma, evidentemente, non basta. Palau chiede che la nicotina sia inclusa nella Convenzione One sulle sostanze psicotrope, uno dei tre trattati internazionali che disciplinano stupefacenti e sostanze psicoattive, in modo da estendere il suo proibizionismo a tutto il mondo.
Secondo alcune indiscrezioni, però, dietro la piccola repubblica insulare ci sono anche altri attori. Peter Beckett ha rivelato su Clearing the air che il dossier di Palau sarebbe stato compilato da due nomi molto conosciuti nelle stanze di potere di Bruxelles e nel mondo del tobacco control europeo: Charis Girvalaki e Thomas Münzel. La prima è direttore scientifico della European Network on Smoking Prevention, la pricinpale Ong che fornisce consulenza dalla Commissione europea per la revisione della Tpd. In realtà il mediatore europeo aveva criticato la scelta dell’Ensp come organo consultivo esprimendo “legittime preoccupazioni circa l’imparzialità e la capacità della Ong di elaborare una valutazione equilibrata e obiettiva”, che sono cadute nel vuoto. Il cardiologo tedesco Münzel lo scorso dicembre ha pubblicato un articolo che sosteneva la necessità di adottare misure più restrittive per i prodotti senza combustione. L’intervento sollevò molte critiche da parte del mondo scientifico favorevole alla riduzione del danno. Insieme a loro fra gli autori figurano anche gli ideatori del fallimentare modello australiano, già superato, che prevedeva l’acquisto di sigarette elettroniche solo con prescrizione medica.
Insomma, la richiesta di Palau sembra avere degli agguerriti padrini, intenzionati a combattere gli strumenti di riduzione del danno da fumo da tutti i fronti. L’iter prevede ora che la Commissione di esperti su droghe e dipendenza dell’Organizzazione mondiale di sanità conduca una valutazione medica e scientifica della sostanza in questione (la nicotina), del suo potenziale di abuso, i suoi effetti negati e su quanto sia utile come medicina. In seguito i 53 Stati membri della Commissione Onu sugli stupefacenti decideranno con un voto se inserire la nicotina nella lista degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope.
Se dovessero decidere di sì, uno Stato con gli abitanti di un piccolo Paese della provincia italiana avrà deciso per il mondo intero e le sigarette elettroniche diventeranno farmaci o prodotti di contrabbando. C’è un precedente che fa ben sperare: nel 1998 nicotina è già stata oggetto di una pre-revisione e allora non fu raccomandato il suo per inserimento nelle tabelle della Convenzione del 1971, ritenendo che le terapie sostitutive allora disponibili non producessero effetti psicotropi del tipo considerato dalla stessa. Nel frattempo è passata molta acqua sotto i ponti, ma speriamo che il buon senso sia rimasto.

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