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Si intitola “Nicotine 2030. An Outlook on Smoke-Free Nicotine, Global Health, and Regulatory Innovation” il nuovo rapporto firmato da Derek Yach, esperto di salute pubblica ed ex dirigente dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicato in questi giorni con il supporto di Zanoprima Lifesciences. Il documento propone una rilettura delle politiche globali sul tabacco e sostiene che la riduzione del danno attraverso prodotti alternativi alla sigaretta combusta rappresenti una delle più grandi opportunità sanitarie dei prossimi decenni.

Il rapporto ricorda che il fumo di sigaretta continua a essere la principale causa prevenibile di morte prematura nel mondo, con circa 8 milioni di decessi ogni anno. Senza cambiamenti sostanziali nelle politiche pubbliche, le morti attribuibili al tabacco raggiungeranno quota 200 milioni tra il 2020 e il 2060. La tesi centrale del documento è che una diffusione significativa dei prodotti a rischio ridotto, come le sigarette elettroniche, può modificare radicalmente questo scenario. Yach stima che, se il 20% degli oltre un miliardo di fumatori presenti nel mondo passerà entro i prossimi quindici anni a prodotti alternativi validati scientificamente, si potranno evitare fino a 100 milioni di morti premature entro il 2060. Il rapporto evidenzia poi come il mercato della nicotina abbia vissuto una trasformazione senza precedenti nell’ultimo decennio. I consumatori abituali di sigarette elettroniche sono passati da 22 milioni nel 2016 a oltre 110 milioni, mentre crescono rapidamente anche le categorie dei prodotti a tabacco riscaldato e delle nicotine pouches. Parallelamente, diverse grandi aziende del settore stanno progressivamente spostando il proprio fatturato dai prodotti combusti a quelli senza combustione.
Uno degli aspetti centrali del documento riguarda la distinzione tra nicotina e fumo. Yach spiega che la quasi totalità delle patologie correlate al tabacco è causata dai prodotti della combustione e non dalla nicotina in sé. Citando revisioni scientifiche, meta-analisi e studi recenti, il rapporto afferma che i prodotti senza combustione espongono gli utilizzatori a livelli di sostanze tossiche fino al 90-95% inferiori rispetto alle sigarette tradizionali. Vengono inoltre richiamate evidenze che attribuiscono alle sigarette elettroniche una maggiore efficacia rispetto alle tradizionali terapie sostitutive della nicotina nel favorire la cessazione del fumo.
L’analisi confronta poi le diverse strategie adottate dai Paesi. La Svezia viene indicata come il caso di maggior successo, avendo portato il tasso di fumatori adulti sotto il 5% grazie alla diffusione di snus e nicotine pouches. Anche Regno Unito e Giappone vengono presentati come esempi di approcci orientati alla riduzione del danno, associati a una forte diminuzione del consumo di sigarette. In Giappone, sottolinea il rapporto, le vendite di sigarette sono diminuite del 52% tra il 2014 e il 2023 dopo l’introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato. Nel Regno Unito, invece, grazie alla promozione sanitaria delle sigarette elettroniche, circa 2 milioni di fumatori sono passati al vaping fra il 2013 e il 2023, mentre quest’anno il numero degli utilizzatori di e-cig ha superato i fumatori. Al contrario, il documento critica le politiche proibizionistiche adottate in alcuni Paesi, tra cui l’India, sostenendo che il divieto di prodotti alternativi abbia favorito il mercato illecito e il ricorso a forme di consumo più dannose.
Ampio spazio è dedicato anche agli aspetti economici. Il costo globale del fumo, tra spese sanitarie e perdita di produttività, supera 1.400 miliardi di dollari l’anno. Secondo le simulazioni riportate nel documento, una tassazione proporzionata al rischio dei diversi prodotti e una maggiore integrazione della riduzione del danno nelle politiche pubbliche genererebbero benefici sanitari ed economici enormi, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove vive circa l’80% dei fumatori del mondo.
Nelle raccomandazioni finali, Yach invita governi, istituzioni sanitarie e Organizzazione mondiale della sanità a rivedere l’approccio tradizionale al controllo del tabacco, adottando regolamentazioni basate sul profilo di rischio dei prodotti, valorizzando le voci e le esperienze dei consumatori e promuovendo una corretta informazione scientifica. Il messaggio conclusivo è netto: il vero nemico della salute pubblica è il fumo prodotto dalla combustione, non la nicotina. Ogni anno di ritardo, aggiunge Yach, costa 8 milioni di vite.



