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Sigarette elettroniche, da ottobre cambia tutto alle frontiere britanniche

Londra introduce nuove regole per l’importazione di liquidi da inalazione e punta a incassare oltre mezzo miliardo di sterline entro il 2031.

Con l’introduzione della Vaping Products Duty (Vpd), il Regno Unito si prepara a modificare in modo significativo il regime fiscale applicato ai prodotti del vaping e in particolare sui liquidi da inalazione, introducendo anche nuove franchigie doganali per i passeggeri in arrivo in Gran Bretagna. La misura, che entrerà a far parte della più ampia strategia fiscale del governo britannico a decorrere dal 1° ottobre, prevede limiti precisi sulle quantità di liquidi per sigarette elettroniche che possono essere introdotte nel Paese senza il pagamento dell’imposta. Secondo le stime delle autorità britanniche, il nuovo tributo consentirà di incrementare sensibilmente le entrate fiscali derivanti dal settore del vaping. Il gettito previsto dovrebbe passare da circa 135 milioni di sterline nell’anno fiscale 2026-2027 a 565 milioni di sterline entro il 2030-2031, evidenziando il crescente peso economico del comparto e l’interesse del governo a regolamentarlo in modo più stringente.
Le nuove disposizioni avranno un impatto diretto anche sugli operatori del duty free che vendono prodotti ai passeggeri diretti nel Regno Unito. La riduzione delle quantità consentite potrebbe infatti tradursi in una diminuzione del valore medio degli acquisti e spingere i rivenditori a rivedere l’assortimento e il numero di referenze disponibili nei punti vendita aeroportuali. L’agenzia fiscale britannica HM Revenue & Customs (Hmrc) ha comunicato agli operatori interessati che i passeggeri di età pari o superiore a 17 anni potranno introdurre in Gran Bretagna fino a 50 millilitri di liquido per sigarette elettroniche destinato all’uso personale senza dover pagare la nuova imposta. Superata questa soglia, sarà necessario dichiarare la merce e versare la tassa sull’intera quantità trasportata e non soltanto sulla parte eccedente il limite consentito.
Le regole risultano tuttavia più complesse per l’Irlanda del Nord, che mantiene un accesso privilegiato al mercato unico europeo delle merci. Per i viaggiatori provenienti da Paesi extra-Ue, i prodotti del vaping continueranno a rientrare nella categoria delle “altre merci”, soggetta a una franchigia del valore di 390 sterline, ridotta a 270 sterline nel caso di arrivi tramite aerei o imbarcazioni private. Diversa ancora la situazione per chi arriva direttamente in Irlanda del Nord da un Paese dell’Unione Europea. In questo caso è possibile introdurre qualsiasi quantità di liquido per sigarette elettroniche senza obbligo di dichiarazione o pagamento di dazi, purché i prodotti siano destinati esclusivamente all’uso personale e non alla rivendita. Una differenza normativa che potrebbe generare confusione tra i viaggiatori e che, secondo alcuni osservatori, rischia di creare una via indiretta per l’ingresso di prodotti del vaping nel resto del Regno Unito attraverso il territorio nordirlandese.
Nella comunicazione inviata agli stakeholder del settore, Hmrc ha sottolineato l’importanza di fornire informazioni chiare ai passeggeri per ridurre i casi di mancata conformità alle norme doganali. L’autorità fiscale ha inoltre ricordato che le merci importate per finalità commerciali o professionali devono sempre essere dichiarate, poiché le franchigie previste per i viaggiatori non si applicano ai prodotti destinati alla vendita. I passeggeri che superano i limiti consentiti potranno effettuare la dichiarazione online prima dell’arrivo nel Paese oppure direttamente presso aeroporti e porti dotati delle apposite strutture.

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