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Sigaretta elettronica, ennesimo studio boccia il divieto degli aromi

Anche secondo i ricercatori dell'Università di Bristol, limitare i gusti farebbe crescere il fumo più di quanto ridurrebbe lo svapo.

Limitare gli aromi delle sigarette elettroniche ai soli gusti tabacco, mentolo o senza aroma potrebbe avere effetti negativi sulla salute pubblica, perché l’aumento del numero di fumatori adulti supererebbe i benefici derivanti dalla riduzione dello svapo tra i giovani. È questa la conclusione di un nuovo studio pubblicato il 15 giugno sulla rivista scientifica Health Research Policy and Systems e intitolato “Supporting policymakers with a decision aid to evaluate the impact of e-cigarette flavour restrictions”. Gli autori sono molto noti nel campo della ricerca sul vaping: Angela S. Attwood, Jennifer Ferrar, Mark J. Gibson, Martin Dockrell, Marcus R. Munafò e Jasmine N. Khouja. Gran parte del gruppo di ricerca afferisce alla University of Bristol, in particolare alla School of Psychological Science e alla Mrc Integrative Epidemiology Unit.
Lo studio nasce dall’esigenza di fornire ai decisori politici uno strumento semplice per valutare gli effetti complessivi delle restrizioni sugli aromi. I ricercatori hanno sviluppato un modello decisionale, commissionato originariamente da Public Health England, che mette a confronto i potenziali benefici della riduzione dello svapo giovanile con i possibili effetti indesiderati sulle cessazioni dal fumo e sulle ricadute tra gli ex fumatori. Applicando il modello ai dati disponibili al 13 novembre 2024, gli autori hanno stimato che la disponibilità di liquidi aromatizzati porta circa 125.034 giovani non fumatori a sperimentare la sigaretta elettronica. Di questi, circa 48.764 arriverebbero successivamente a fumare. Tuttavia, lo stesso modello stima che ben 841.302 fumatori ed ex fumatori non fumino grazie alla disponibilità di liquidi aromatizzati per il vaping.
Sulla base di queste stime, l’algoritmo conclude che una normativa che lasci sul mercato soltanto prodotti senza aroma, al tabacco o al mentolo determinerebbe un effetto netto negativo: l’aumento del fumo tra gli adulti, dovuto a minori cessazioni e maggiori ricadute, supererebbe il numero di giovani protetti dall’iniziazione allo svapo e al successivo consumo di sigarette combustibili. Gli autori sottolineano che lo strumento è stato volutamente progettato per essere semplice e facilmente interpretabile dai responsabili delle politiche sanitarie. Per questo motivo i risultati non dovrebbero essere considerati una previsione definitiva, ma un supporto alle decisioni da utilizzare insieme ad altre evidenze scientifiche, comprese quelle provenienti da Paesi con sistemi regolatori comparabili.
Il lavoro si inserisce nel dibattito in corso nel Regno Unito sulle misure per contrastare lo svapo minorile. Secondo i ricercatori, qualsiasi intervento sugli aromi dovrebbe tenere conto non solo dell’impatto sui giovani, ma anche del ruolo che le sigarette elettroniche aromatizzate svolgono per milioni di fumatori adulti che utilizzano questi prodotti per smettere di fumare o per evitare una ricaduta nel consumo di tabacco.

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