L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Per difendere lo snus, la Svezia blocca anche la tassa Ue sulla sigaretta elettronica

Stoccolma fa mancare l’unanimità sulla riforma della Ted. Congelate le nuove imposte su nicotine pouches e liquidi da inalazione.

Ora fermiamo l’aumento della tassa dell’Ue sullo snus! Ho promesso agli utilizzatori svedesi di snus che non avremmo permesso all’Ue di aumentare drasticamente la tassa sullo snus bianco, e ora mantengo quella promessa. Metterò sempre al primo posto gli interessi degli svedesi; gli altri Paesi non decidono sul nostro snus”. Sì, Elisabeth Svantesson, ministro delle finanze svedese e autrice di questo post su X del 3 giugno, l’aveva promesso.
A luglio dello scorso anno, quando la Commissione europea presentò la sua proposta di aggiornamento della direttiva Ue sulla tassazione dei prodotti del tabacco, Svantesson fu la prima a reagire pubblicamente, definendola “pessima”. Prima di tutto perché prevede un’introduzione di minimi fiscali giudicati troppo alti per i prodotti alternativi al fumo come sigarette elettroniche e bustine di nicotina (il cosiddetto snus bianco). In secondo luogo perché una buona parte di questo gettito fiscale dovrebbe essere destinato direttamente all’Ue e non alle casse dei singoli Stati. “Il popolo svedese può essere certo che mi batterò contro la proposta ora sul tavolo”, scriveva il ministro all’indomani della presentazione della proposta della Commissione. E ha mantenuto la promessa.
Il 3 giugno, infatti, la Svezia, si è opposta alla proposta di compromesso presentata dalla presidenza cipriota – alla guida del Consiglio dell’Unione europea fino alla fine del mese – facendo mancare l’unanimità necessaria per modificare la fiscalità europea. A questo punto la presidenza non ha potuto fare altro che ammettere la sconfitta. “Purtroppo, malgrado gli sforzi degli ultimi mesi, non è stato possibile raggiungere un accordo”, si legge in una dichiarazione scritta del portavoce cipriota. Il risultato è che la proposta è di fatto bloccata e infatti non sarà discussa nell’incontro dei ministri degli Stati membri, in programma il 12 giugno. La gatta da pelare dell’aggiornamento della Ted passerà dunque alla presidenza irlandese che entrerà in carica fra poche settimane, il 1° luglio.
Ma è difficile pensare che la Svezia cambierà posizione. Il Paese scandinavo, d’altronde, ha dalla sua la forza della realtà. Grazie alle sue politiche che combinano misure di controllo del tabacco e apertura agli strumenti di riduzione del danno, è l’unico Paese dell’Ue ad aver raggiunto lo status di “smoke-free”, riconosciutogli pochi giorni fa anche dal Parlamento europeo. I suoi tassi di fumo sono al 3,7%, con una mortalità per cancro al polmone tra gli uomini inferiore del 61% rispetto alla media europea e la mortalità complessiva per cancro più bassa del 34%. Questo successo è stato raggiunto grazie a politiche attente e consapevoli. Nel 1995, al momento della sua adesione all’unione europea, la Svezia negoziò l’esenzione dal divieto di vendita dello snus, entrato in vigore tre anni prima negli altri Paesi europei. Ad esso, più recentemente, si sono affiancati nuovi prodotti di riduzione del danno come le sigarette elettroniche e le bustine di nicotina a cui il Paese non intende rinunciare.

Delon Human

La posizione della Svezia ha raccolto il plauso di esperti e consumatori. “La Svezia ha mantenuto la propria posizione, e ha fatto bene”, ha dichiarato Delon Human, medico e leader dell’organizzazione Smoke Free Sweden. “Si tratta di un Paese – ha aggiunto – che ha quasi eliminato il fumo rendendo le alternative meno dannose accessibili dal punto di vista economico, facilmente reperibili e socialmente accettate. Un forte aumento delle tasse su questi prodotti avrebbe penalizzato proprio le persone che hanno fatto la scelta responsabile di passare a tali alternative. La Svezia comprende il valore della riduzione del danno perché ne ha sperimentato direttamente i risultati”.
Soddisfatta anche l’organizzazione dei consumatori World Vapers’ Alliance. “La Svezia sta facendo ciò che il resto dell’Europa dovrebbe fare: difendere i prodotti che hanno realmente aiutato i fumatori ad abbandonare le sigarette – ha commentato il direttore Michael Landl – Il suo Ministro delle finanze sta tutelando i consumatori mentre Bruxelles si prepara a tassare proprio quelle alternative che hanno contribuito a ridurre il tasso di fumatori in Svezia al livello più basso dell’Ue. Se si tassa un prodotto meno dannoso come se fosse una sigaretta, si elimina l’incentivo a passare a un’alternativa. Se si aumentano le imposte sui prodotti contenenti nicotina fino a livelli elevati, si finisce semplicemente per consegnare il mercato alla criminalità. È un regalo alla criminalità organizzata, pagato dai fumatori che volevano smettere”.

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